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Una donna uccisa la notte delle sue nozze e una madre che si batte per scoprire una scomoda verità

Dalla penna dello svedese Niklas Natt och Dag 1794, secondo tassello di un meraviglioso affresco storico. Da non perdere (scusate il ritardo) anche i thriller di Ibon Martìn e Jenny Blackhurst


01/02/2021

di MAURO CASTELLI


Scherzando-scherzando questa rubrica dedicata ai gialli - nella sua accezione allargata, ovvero polizieschi, noir, thriller, ma anche romanzi storici, d’azione, di spionaggio e di fantascienza - è giunta alla sua quattrocentesima puntata a fronte di oltre 1.500 lavori proposti. Una rubrica che trova peraltro le sue radici in quella, intitolata Gialleggiando, che mi ero inventata quasi quarant’anni fa sulle pagine culturali del Sole 24 Ore, testata che mi aveva visto presente per una trentina d’anni a fronte di ruoli diversificati, come quello di segretario di redazione o di caporedattore centrale. 
Di fatto Gialleggiando si era proposta, lo dico con una punta di orgoglio, una rubrica di rottura, tenuta in vita dal sottoscritto a livello mensile anche dopo l’auto-pensionamento per ragioni anagrafiche. Una rubrica che inizialmente aveva fatto storcere il naso a diversi paludati critici (diciamo pure a quelli con la puzza sotto il naso), in quanto a quei tempi la giallistica veniva considerata materia di serie B. Per non parlare poi delle più elitarie case editrici. 
Quelle stesse che oggi non ne possono più fare a meno per sopravvivere, oltre a essersi rese conto che le materie trattate consentono agli autori di addentrarsi, senza rischiare beghe giudiziarie, nelle realtà più scottanti del nostro quotidiano. Sviscerando, dietro lo schermo della fantasia, verità scomode; mettendo alla berlina personaggi altrimenti intoccabili. 
Per farla breve: avendo iniziato a divertirmi con questa testata, appunto Economia Italiana.it, decisi di ribattezzare Gialleggiando - al quotidiano confindustriale nessuno sembrava infatti interessato a proseguirla - in Di Giallo in Giallo, passando dalla cadenza mensile a quella settimanale. Una rassegna inizialmente tollerata dalle case editrici (il web, forse, non era ancora adeguatamente apprezzato) per poi trovare - scusate l’immodestia - consensi allargati. A partire dagli stessi autori. 


Chiuso con questo sfrontato pistolotto, passiamo alle proposte della settimana. Partendo da Niklas Natt och Dag, lo scrittore che - secondo The Guardian - ha consentito al crime svedese di fare una memorabile incursione nella storia. Lui discendente da una delle più antiche e nobili famiglie svedesi da tempo decaduta, nato nel 1979, che oggi vive a Stoccolma con la moglie Mia, i figli e lavora come giornalista freelance. 
Un personaggio di piacevole impatto amante della lettura e della musica (suona infatti la chitarra, il mandolino, il violino e il flauto longitudinale giapponese di bambù Shakuhachi). Ma soprattutto una penna di livello che ha debuttato vendendo 600mila copie con 1793, primo lavoro di una trilogia che, a detta di molti, ha “cambiato volto al thriller storico” e che ha incassato diversi riconoscimenti, come lo Swedish Crime Prize opera prima. Un romanzo ambientato a Stoccolma, una città a quei tempi oltraggiata dalla povertà e dal privilegio, dove il crimine aveva radici solide e le ingiustizie erano all’ordine del giorno. 
1793, si diceva, arrivato in Italia per i tipi della Einaudi, la casa torinese che ora propone, a distanza di un anno, il secondo “tassello di un meraviglioso affresco storico” intitolato 1794 (pagg. 536, euro 20,00, traduzione di Gabriella Diverio, Barbara Fagnoni e Stefania Forlani). Un lavoro che coinvolge ed emoziona, che avvince e convince; che si nutre di personaggi che lasciano il segno; che regala passaggi di inaspettata bellezza che fanno da contraltare alla città di Stoccolma, “il cui splendore sbiadisce di giorno in giorno”. Ed è qui, fra ponti levatoi e proibizionismi, vicoli malfamati e ubriaconi, che succede l’imprevedibile: l’omicidio di una ragazza nella stessa notte delle sue nozze. 
Voci e superstizioni corrono incontrollate: c’è chi parla della follia del marito, altri arrivano a evocare l’irruzione di un branco di lupi. La madre è tuttavia convinta di sapere la verità, ma nessuno le crede. E per di più nessuno - come mai? - è intenzionato ad aiutarla a scoprire cosa è successo. Non le resta quindi che rivolgersi a Jean Mickel Cardell, un ex sergente maggiore d’artiglieria con un braccio di legno (aveva perso l’arto sinistro nel corso di una battaglia), che ha fatto della lotta ai soprusi lo scopo della sua vita. 
Un uomo dotato di una forza eccezionale peraltro ancora scosso per la morte dell’amico e mentore Cecil Winge, anche se un’indagine condotta l’anno precedente (ecco perché questo nuovo libro rappresenta una specie di seguito ideale di 1973) ha ridato significato alla sua vita. E risolvere questo nuovo caso porterà, forse, ancora un po’ di senso in un mondo che sta cambiando rapidamente. In peggio, s’intende. 
Che dire: uno dei meriti dell’autore è quello di accompagnare il lettore in contesti diversificati, la qual cosa regala al romanzo un’efficacia narrativa allargata oltre gli spazi angusti di un giallo, generalmente incorniciati in un’unica storia. Non a caso 1794 è suddiviso in quattro parti, incentrato sulle quattro stagioni, che già dai titoli lasciano intendere la loro ricchezza narrativa. Ovvero Dalla tomba dei vivi, L’orologio da taschino sparito, Fuoco fatuo e Il Minotauro. E la scrittura? Di quelle che lasciano il segno, fresca e personale, graffiante e innovativa. Che pesca peraltro contenuti dalla storia, in tal modo regalando al lettore ulteriori spazi di interesse. 


Voltiamo libro. Con un certo colpevole ritardo, ma un buon libro è sempre un buon libro, proponiamo ai lettori La danza dei tulipani (Piemme, pagg. 488, euro 19,90, traduzione di Giulia Zavagna), un lavoro - incentrato su uno straordinario fiore, raro quanto di fragile bellezza, che finisce per ispirare atroci crimini - firmato dallo spagnolo Ibon Martìn. Una penna capace di dare voce a un freddo quanto inquietante omicida, in azione nella tranquilla cittadina basca di Gernika (la Guernica del celebre quadro di Pablo Picasso), all’insegna di un nuovo genere di thriller, quello appunto di matrice basca. 
Ibon Martìn, si diceva, la cui scrittura, in prima battuta al centro della letteratura di viaggio, si sarebbe poi accasata da protagonista nel poliziesco. A partire dalla trilogia Los crimines del faro (per certi versi imparentata con le storie che da tempo tengono banco nei Paesi del Grande Freddo), consacrata ora dall’arrivo sugli scaffali de La danza dei tulipani, un romanzo che ha monopolizzato a lungo le classifiche di vendita in Spagna, per poi trovare estimatori in una platea allargata a diversi altri Paesi.  
La qual cosa non deve stupire in quanto si tratta di un lavoro che avvince e convince, sorretto da una trama che non lascia nulla al caso, supportata da una scrittura scorrevole, mai noiosa. Curiosamente incentrata su un assioma nero come la pece: “Ci sono donne a cui regalare fiori. Altre a cui un fiore può fare molto male”. Detto questo spazio alla trama. 
È un giorno come tanti altri per Santi, macchinista della linea Urdaibai, nel pieno della riserva naturale basca, un posto la cui straordinaria bellezza è un segreto che pochi conoscono. Mentre conduce il treno, però, si accorge che c’è qualcosa sui binari. Una sedia. E su quella sedia è legata una persona. Una donna. Santi capisce, con indescrivibile orrore, che si tratta di sua moglie Natalia Etxano (nota giornalista conduttrice di Radio Gernika). Ovviamente cerca di frenare, ma è troppo tardi: lo schianto è inevitabile e la donna muore sul colpo. In una mano stringeva un tulipano di colore rosso intenso, tanto bello quanto difficile da trovare in pieno autunno; nell’altra un telefono da cui tutto l’evento è stato trasmesso in diretta su Facebook, il peggior tritacarne mediatico possibile. Sarà forse perché, la buttiamola lì, era stata l’amante del commissario Olaizola? 
L’agente di polizia Julia Lizardi e il suo partner Raúl accorrono sul posto, senza sapere che un altro brutale omicidio sta per sconvolgere la città. Si tratta di un’altra donna, che sarà trovata morta ancora una volta con un tulipano a tenere banco. Mano a mano che le morti si susseguono, una sola cosa risulta chiara: in azione c’è un brutale serial killer che non ha intenzione di fermarsi. Un assassino intelligente, capace di competere con i ritmi della natura che hanno sempre governato la regione. 
Logico quindi che le indagini si sviluppino su più fronti, con l’autore a farci via via conoscere personaggi ben tratteggiati, come quello - tanto per citare - dell’ufficiale di polizia Ane Cestero, una donna dal passato difficile, istintiva e al tempo stesso complicata. Il tutto a fronte di una storia che si nutre, in parallelo, di presente (la successione degli omicidi) e di passato (quello legato all’infanzia traumatica e oscura del killer che filma e fotografa l’agonia delle sue vittime per darla in pasto al web). Tasselli che finiscono per confluire nel corale quanto drammatico puzzle narrativo. 
Un tutto che si nutre anche della vita grama dei pescatori del mar Cantabrico, oltre che della scabrosità e del fascino incontaminato del paesaggio. Senza trascurare temi caldi come quello del maschilismo nel mondo del lavoro e quello della violenza sulle donne. Aspetti che, a guardar bene, risultano parte integrante della storia. Fermo restando che sotto la mannaia dell’autore finisce anche la Chiesa cattolica incapace di mondarsi dall’arroganza del passato. Come dimostrato dai profili di certe suore che si ritengono superiori alla legge. Se vogliamo una ferita ancora aperta nella società spagnola. 


A seguire una scrittrice per caso, o almeno è questo che piace raccontare all’inglese Jenny Blackhurst: “Ho dato voce a Era una famiglia tranquilla in un momento delicato della mia vita. Mi avevano licenziato mentre era in congedo di maternità, avevo da poco avuto il mio primo figlio ed ero certamente stressata. Tre condizioni di vulnerabilità che si rapportavano con una evodente crisi di identità. Fu in quel contesto che mi frullò per la testa un interrogativo: se una persona fidata mi avesse detto che avevo commesso qualcosa di terribile le avrei creduto? Diedi così vita a una storia disturbante imbastita su un’accusa infamante, una pena scontata da innocente per aver ucciso il proprio bambino a fronte di una bugia durata per troppo tempo”. 
Risultato? Un lavoro apprezzato in diversi Paesi, fra i quali l’Italia dove, per i tipi della Newton Compton, questa autrice ha dato alle stampe anche La paziente perfetta, La figlia adottiva e ora La strana morte di Evie White (pagg. 378, euro 9.90, traduzione di Tessa Bernardi). In questo supportata e sopportata dal marito Ash (“Ha il merito non da poco di non aver ancora chiesto il divorzio per i miei sbalzi di umore mentre mi sto avvicinando alla consegna di un libro all’editore”) con il quale vive, in abbinata ai figli Connor e Finlay, nello Shropshire, regione dell’Inghilterra dove è peraltro cresciuta. Fermo restando un desiderio nel cassetto: quello - un domani - di riuscire a scrivere libri rosa, ma anche per giovani adulti e horror. 
Ma di cosa si nutre questa sua ultima storia dalla trama intricata quanto avvincente? Di due personaggi femminili di spessore, psicologicamente ben tratteggiati, enigmatici quanto basta. Che attraverso il gioco delle allusioni, del detto non detto, riescono a far lievitare la tensione narrativa. Il tutto a fronte di dinamiche sottili e coinvolgenti che portano il lettore ad arrabattarsi sulla strana natura del loro rapporto, condito di amore, amicizia ma anche di una certa dipendenza emotiva. 
Per farla breve: la notte delle sue nozze, la bellissima Evie White (donna dalla forte personalità) si suicida buttandosi da una scogliera. L’accaduto getta un’ombra di dubbi sugli invitati al matrimonio: cosa può averla spinta a un gesto così estremo? Cosa si può nascondere dietro una simile decisione? Nessuno sembra in grado di capire, men che meno Richard, lo sposo, e Rebecca, la migliore amica sin dai tempi del college. 
Per chiarire i motivi dell’accaduto, e per onorare i tanti anni di amicizia (e forse non solo) che li hanno legati, Richard e Rebecca decidono di indagare. Così, scavando nel passato di Evie e negli eventi che hanno portato alla sua decisione di sposare Richard, i due si rendono conto di non averla mai conosciuta veramente, in quanto la donna che hanno amato nascondeva segreti più inquietanti di quanto immaginassero. Ma allora si sono sempre sbagliati su di lei? E perché nascondeva al mondo la sua vera anima? Inoltre il rapporto che li legava non era mai stato quello che ritenevano? Leggere per sapere, anche perché si tratta di un libro che coinvolge il lettore dalla prima all’ultima pagina.

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