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Una doppia scomparsa, una madre disperata e una inaspettata "stampella". Ma ci si può davvero fidare di una ex moglie?

Per i tipi della Newton Compton debutta sui nostri scaffali un’autrice con le carte in regola per regalare spessore e dignità al thriller psicologico. Si chiama Jess Ryder, anche se in realtà all’anagrafe…


23/04/2019

di Valentina Zirpoli


Mettiamo subito le cose in chiaro attingendo da quanto dichiarato da Jess Ryder, di professione sceneggiatrice nonché autrice de La ex moglie (pagg. 334, euro 12,00, traduzione di Mariacristina Cesa): “Jess Ryder non è il mio vero nome. Quello che uso di solito quando scrivo libri dedicati ai bambini e agli adolescenti è Jan Page. Ma non mi sembrava giusto mischiare il sacro con il profano a fronte di una domanda: come potrebbe, ad esempio, chi ha scritto Dog on a Broomstick (storia di una strega e di uno strano cane), essere la stessa persona che tratta il male che si annida in famiglia? Così sono ricorsa a un nom de plume quando ho deciso di voltare pagina, arrivando sugli scaffali, in rapida successione, prima con Lie to Me, poi The Good Sister e ora con La ex moglie, romanzo che segna il mio debutto sugli scaffali delle librerie italiane grazie ai tipi della Newton Compton”. 
Si tratta di tre thriller psicologici - “con un quarto in dirittura d’arrivo” - che “per me hanno rappresentato una specie di ripartenza, un voltare pagina verso nuove destinazioni, affondando la penna nelle devianze e nei misteri della mente umana. Forse perché da sempre mi ha affascinato la narrativa di settore”. 
Ma chi è l’inglese Jess Ryder, o Jan Page che dir si voglia, di stanza a Londra, dove si è proposta anche come cofondatrice di una società di produzione indipendente specializzata nel settore dei bambini? Una scrittrice sessantenne (sposata, con figli e nipoti al seguito) che sa andare dritta al nocciolo dei problemi, pronta a farsi carico degli altrui giudizi (“Tutte le recensioni, anche quelle negative, possono contribuire a migliorare”), capace di tratteggiare personaggi di un certo peso, fantasiosa quanto basta da svolazzare nell’ambito di una intrigante credibilità. 
Partendo, ad esempio, da un prologo che rappresenta un invito alla lettura nel segno della curiosità, per poi spostare il tiro su una ex moglie disposta a giocare sporco, ma che tuttavia… Perché a suo dire il marito Nick “non voleva una famiglia, non una che comprendesse me, comunque. In quanto lui voleva solo un bambino”. Parole che si rapportano e si contrappongono alla vita perfetta della seconda moglie, Natasha, che sta per essere sconvolta. Nick e sua figlia scompaiono infatti nel nulla. E l’unica che può aiutarla, forse, è proprio Jen, la prima moglie, ma anche la sua più grande nemica. 
“La sfida che mi sono posta nello scrivere questo thriller - tiene a precisare l’autrice - è stata quella di esplorare due personaggi opposti. Mi interessava in modo particolare il rimorso di Jen e la sua lotta per redimersi. Regalando al lettore lo spunto, attraverso un racconto imbastito su due piani paralleli, volto a capire perché la prima moglie avesse agito in un certo modo. Questo mentre Nick, il marito, non prova alcun senso di colpa, solo rabbia per non averla fatta franca. Non a caso per questo personaggio ho preso spunto dalla vicenda di un omicida che, pur essendo finito in carcere, ancora incolpava per il suo arresto la fidanzata morta”. 
In buona sostanza in questa storia a tenere la scena sono “due donne, entrambe vittime di un uomo all’apparenza perfetto, che in realtà è egoista e spietato, opportunista e crudele. E loro, pur essendo acerrime nemiche, alla fine potrebbero coalizzarsi per combatterlo”. 
Ma veniamo alla sinossi. La ventenne Natasha è fresca di nozze e la sua vita è praticamente perfetta: ha una casa da sogno, suo marito Nick (un quarantenne capace di trasformare in oro tutto quello che tocca) è molto premuroso e ama alla follia Emily, la loro bellissima bimba. Tutto era successo in fretta. I due si erano conosciuti per caso, quando lui l’aveva coinvolta in un incidente mentre lei, in bicicletta, si recava al bar dove lavorava. Risultato: colpo di fulmine, si era fatto quello che si doveva fare e Natasha era rimane incinta. Spedendo Nick al settimo cielo in quanto finalmente avrebbe avuto il figlio tanto desiderato. 
C’è solo una sbavatura - in questa specie di favola - a tenere banco: Jen, la prima moglie. Una donna invadente (che ad esempio è stata presente persino al battesimo di Emily) la quale non sembra rassegnata all’idea di essere stata lasciata. E Nick si dimostra nei suoi confronti accondiscendente, anche perché lei è appoggiata dagli ex suoceri. Così Natasha, per il quieto vivere, finisce per far finta di nulla, tanto più che si fida sia di lui come persona che dei suoi sentimenti. In questo pressata anche dalla madre, che non manca di mandargliele a dire: “Sinceramente, cosa ti aspettavi? Per gli altri sei una rovina-famiglie. Hai buttato fuori Jen da casa sua. Non mi meraviglia quindi che ti odino tutti. Io ti odierei a morte”. 
Succede poi quello che, a rigor di logica, doveva succedere. Fra i due ex la tresca ricomincia e questo riavvicinamento non garba a Natasha, tanto da indurla a pensare, sia pure fugacemente, di lasciare il marito. Ma Nick la precede. Anziché accompagnare la figlia di appena due anni alla scuola materna, una mattina sparisce con la bimba. Nessuna spiegazione, nessun indizio, niente di niente. 
Le ore passano e l’angoscia, la rabbia e la frustrazione attanagliano la giovane donna, alle prese con scarsi mezzi, oltre che con il potere della ricca famiglia del marito. Così Natasha, mettendo da parte tutto il suo orgoglio, decide - pur di ritrovare la bambina - di chiedere aiuto all’ultima persona al mondo dalla quale vorrebbe un favore: Jen appunto. 
Nonostante l’abbia sempre considerata invadente, e persino si trovi a disagio a parlare con lei, la disperazione le suggerisce che forse questa odiata rivale è l’unica a sapere qualcosa in grado di aiutarla. Ma Natasha può davvero fidarsi delle sue parole? 
Il giudizio: in primis va sottolineata la bravura dell’autrice nel manipolare il lettore attraverso un coagulo di falsi indizi e fuorvianti verità; poi la capacità di creare aspettativa giocando su angolazioni bugiarde; infine l’intelligenza nel dare voce a un racconto ricco di dettagli insignificanti soltanto in prima battuta, quando invece… 
In buona sostanza, attingendo anche dalle condivisibili note editoriali, si tratta di un lavoro giusto (il filone è quello) per chi ha apprezzato La ragazza del treno di Paula Hawkins, Una morte perfetta di Angela Marsons e L’amore bugiardo di Gillian Flynn. In altre parole, un’autrice con le carte in regola per regalare spessore e dignità al thriller psicologico.

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