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Una festa da mille e una notte, il “ritorno” di un favoloso costume, una ragazza morta. E a Venezia il mistero è servito

Da una penna che sa unire con il dovuto garbo mondanità e misteri, quella di Silvana Giacobini, una storia che si addentra nel cuore nero del male. Con inaspettate giravolte narrative di piacevole lettura


13/01/2020

di Mauro Castelli


Chi non conosce Silvana Giacobini, giornalista di razza nonché opinionista e raffinata conduttrice televisiva che, in tutto quello che fa, riesce a lasciare una garbata quanto intrigante impronta? Una donna all’apparenza fragile, in realtà forte come pochi (dietro quel suo sorriso sbarazzino, quella sua aria studiatamente angelica si nasconde - a quanto afferma chi la conosce bene - una grande determinazione); una protagonista dei nostri tempi concreta quanto ottimista, tanto da farle dichiarare: “Se una porta si chiude, poi se ne chiude un’altra e un’altra ancora, prima o poi ce ne sarà una che si riaprirà”. 
Di fatto una penna di piacevole impatto (peraltro tradotta in Germania, Spagna, Repubblica Ceca e Polonia) capace di lasciare il segno nella narrativa gialla (“Mi ispiro ad Agatha Christie, mentre da Dan Brown ho imparato a non tradire il finale della storia”). Un’autrice che torna sugli scaffali con un lavoro scritto alla sua maniera, condito cioè di bel mondo (quello che strada facendo ha lungamente frequentato), di ambientazioni che lasciano il segno, di personaggi credibili che sembrano però essere usciti dalle favole, ma anche di misteri e di fattacci. 
Un romanzo intitolato La schiava bianca (Cairo, pagg. 300, euro 15,00) che - un buon libro non ha certo date di scadenza - proponiamo colpevolmente in ritardo ai nostri lettori e che vede il ritorno in scena della bella scrittrice Margot Amati, personaggio con il quale l’autrice ha un rapporto stretto. Nel senso che “Margot era il vezzeggiativo con il quale veniva chiamata mia madre Margherita, mentre il cognome Amati l’ho preso in prestito da mia nonna”. 
A fare da cornice alla storia è “una Venezia gotica, palcoscenico naturale per vicende di segreti e di sangue”. Ed è appunto a Venezia che “nell’incendio di un palazzo fatiscente muore Susanna Balbi, ragazza bellissima vittima di un sequestro anomalo. Forse a convincere i rapitori che i genitori affidatari fossero in grado di pagare un ingente riscatto era stata la splendida festa organizzata per il suo diciottesimo compleanno, in cui indossava un fantastico costume settecentesco. Dieci anni dopo a vestire quello stesso abito è la scrittrice Margot Amati, ospite di uno sfarzoso ballo in maschera, al quale è stata personalmente invitata dalla consorte del marchese Pietro Gradenigo di Soranzo dei Cavalieri”. 
All’evento, che intende rievocare i fasti di una “dolce vita” veneziana ormai lontana, partecipano ricchi industriali, principesse arabe, imprenditori, magnati della finanza. Insomma, la crema della società internazionale. Margot, nota sui media come la Ragazza in Giallo per aver collaborato con la polizia nell’ambito di alcune complesse indagini, si rende conto che l’invito ha un secondo fine: quello di smascherare l’autore delle lettere anonime, firmate Occhio della Fenice, contenenti minacce di morte per la marchesa e suo figlio. 
Nel frattempo, come da sinossi, “la città lagunare è colpita da una serie di delitti che sembrano legati da un filo conduttore che solo Margot riesce a cogliere. Niente e nessuno è infatti come appare, dai genitori di Susanna al marchese Pietro e a sua moglie Nancy. Chi c’è allora dietro a quei crimini inspiegabili? Si tratta forse di una folle vendetta? Di chi Margot può fidarsi veramente? E che cosa si nasconde nella corsa all’acquisto di Palazzo Soranzo dei Cavalieri? Insomma, il mistero è servito. Su un nobiliare piatto d’argento, ci mancherebbe. 
Che dire: un’altra prova d’autore per Silvana Giacobini, capace di imbastire una storia ben orchestrata e ricca di suspense, dove nulla è lasciato al caso e dove nulla è quello che sembra; dove dietro comportamenti irreprensibili si possono nascondere le fiamme dell’inferno; dove il racconto risulta appassionante ma anche, a tratti, violento e vorticoso; dove Venezia si propone come la città dei misteri e delle verità nascoste, dei sotterfugi e dei segreti, dei complotti e delle vendette, oltre che dei voltafaccia e dei tradimenti. 
Detto del libro, spazio al privato dell’autrice, rifacendoci - con alcune novità al seguito - a quanto ci aveva raccontato in una lunga intervista. Lei milanese di adozione, nata un po’ di tempo fa a Roma (la data non la riveleremmo nemmeno sotto tortura), con il ricordo ancora vivo del padre Mario, “un magistrato anarchico straordinariamente colto”, che le aveva lasciato “un’eredità intellettuale straordinaria”. Ricordo dolorosamente allargato a Piero, il “pragmatico” uomo piemontese che aveva sposato e che è scomparso da poco, dal quale ha avuto Elisabetta che spera un giorno o l'altro la renda nonna (“Anche se ancora non ha trovato l'anima gemella”). E poi via a snocciolare particolari del suo modo di essere, a partire dalla mania risaputa per la puntualità in abbinata al garbato rifiuto per il fumo, il gioco e gli alcolici. 
Il tutto a fronte di un carattere ambivalente (“Sono pigra e attiva, pessimista e ottimista allo stesso tempo”), supportato da una passione dichiarata per i viaggi e la lettura (“La mia casa trabocca di libri, tanto che trovare un posto dove metterli risulta quanto meno difficile”). Lei gelosa della sua vita privata, che ha sempre tenuto lontana dai riflettori, vivendola con garbo ed eleganza, mai sopra le righe. Ferma restando una certezza: “In una casa non deve mai mancare la serenità. Casa dove peraltro scrivo le mie cose sedendomi a una grande scrivania che deborda di carte e di libri. E dove a volte cucino piatti di pasta e poco altro, anche perché non sono una brava cuoca…”. 
Lei per contro giornalista di livello, cui si deve la nascita e la direzione del settimanale Chi e, successivamente, anche di Diva e Donna; lei che nel corso degli anni ha intervistato chissà quanti numeri uno della moda, del mondo politico e del jet set, come Gianni Versace, Hillary Clinton e Sophia Loren (“Due donne fortissime, che hanno saputo soffrire e combattere”), Tom Cruise, Rania di Giordania, la regina Elisabetta (“Con la quale ho avuto un paio di incontri ravvicinati”) e Lady Diana, Elizabeth Taylor, George Clooney e tanti altri (“ritratti” famosi che in parte hanno tenuto banco, nel 2001, nel libro Celebrità, mentre alla Loren avrebbe addirittura riservato una biografia non autorizzata, gratificata dall’interessata con un impagabile: Hai scritto i miei pensieri). 
E ancora. Lei che aveva iniziato a lavorare per la Rusconi a Eva Express e quindi a Gioia, testata quest’ultima che avrebbe guidato per diversi anni, facendole conquistare peso e autorevolezza. Muovendosi peraltro all’insegna dell’emancipazione della donna, un tema a lei molto caro. La qual cosa l’aveva portata dibattere sui temi del divorzio e dell’aborto, puntando sulla programmazione familiare attraverso l’uso degli anticoncezionali, sino ad arrivare a sostenere la necessità di poter contare su un maggior numero di asili nido per aiutare le madri che lavorano. E se oggi il mondo femminile è quello che è, molto lo si deve anche alle sue battaglie, sempre portate avanti in punta di penna. 
Lei scrittrice di razza che aveva debuttato nel 1994 con un lavoro incentrato sulla droga, La signora della città, bissato cinque anni dopo da Un bacio nel buio (ambientato ai tempi di Tangentopoli e con protagonista una donna uscita dal coma), romanzi dei quali avrebbe curato anche le sceneggiature nei rispettivi adattamenti televisivi. 
A seguire sarebbe arrivata sugli scaffali con la trilogia paranormale “interpretata” da Chiara Bonelli (Chiudi gli occhi, Conosco il tuo segreto e La settima anima), quindi con il thriller Il leone di terracotta ambientato nelle Langhe e Questo sole ti proteggerà, ma anche con Hillary (ovvero la Clinton, con la quale “ci eravamo incontrate nella Map Room della Casa Bianca. E come due amiche avevamo parlato di politica, del mondo, della famiglia”) e nel febbraio 2018 con Albertone. Ovvero Alberto Sordi, mostro sacro del cinema italiano che - non è una novità - l’aveva corteggiata incassando però un perentorio due di picche…

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