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Una finta guerra nucleare per salvare il mondo. Come? Con la pandemia legata al Covid-19

Un eccezionale documento: l’intervista a Mr. H.J.S., economista indiano. Il quale ci rivela uno scenario sorprendente: il “grande complotto” esiste, ma non è come in tanti credono. Oppure no?


06/04/2021

di Paolo Mastromo


Da giovane mi affascinava la “legge della caduta tendenziale del tasso di profitto”. E al tempo stesso ne notavo la contraddittorietà perché una legge - come la gravità - non ammette eccezioni; mentre una tendenza... E non è che sulle tendenze puoi predire il futuro del mondo. Poi ho incontrato i libri di Paul Sweezy, soprattutto La teoria dello sviluppo capitalistico, che mi ha aperto la mente: la legge è ineluttabile, dice l’economista statunitense, ma la si può contrastare. Anche all’infinito. 
Avevo in mente tutte queste cose quando mi sono seduto di fronte a H.J.S, economista indiano esperto di crisis management, del quale non posso fornire altre informazioni (e leggendo questa intervista capirete il perché). Già rintracciarlo era stata una impresa. Mr. S. - 85 anni il prossimo maggio - vive praticamente autoesiliato da quando ha proposto la famosa teoria della “finta guerra nucleare”. Per salvare il mondo, ma soprattutto il capitale. 
Mi ha ricevuto dietro la solenne promessa che mai rivelerò la sua vera identità (nota solo a uno sparuto manipolo di eletti) e che mai dirò dove e quando si è svolta questa conversazione. Non lo tradirò, e i lettori dovranno credermi sulla parola. In cambio, posso assicurare che la sintesi di questa straordinaria intervista è stata ufficialmente approvata da Mr. S.; e che, vi piaccia o no, queste sono le rivelazioni dell’uomo più influente del pianeta. L’uomo che, nonostante tutto, forse ha salvato le vostre vite, anche se è ben consapevole che mai nessuno lo ringrazierà per questo. Ecco, di seguito, le domande e le risposte:

Cosa c’entra Paul Sweezy con il Sars-Cov-2? 
Bisogna premettere che il mio collega marxista aveva ragione, come oggi tutti riconoscono. Il tasso di profitto non può crescere all’infinito. Lo confermano tutte le analisi, le proiezioni, l’aritmetica e la logica: la concorrenza, unita alla legge della domanda e dell’offerta, deprime il premio che l’imprenditore può spuntare dalla sua attività. Il tasso di profitto, appunto.

Anche oltre lo zero? 
Anche oltre. Ma non serve arrivare a profitto zero. Con la concentrazione del capitale in pochissime mani e con la globalizzazione della commercializzazione, abbiamo che anche un margine positivo… che so, un cent su un prodotto dal valore, al consumo, di dieci dollari, può implicare enormi profitti se di pezzi ne vengono venduti milioni; un enorme tracollo se milioni di prodotti restano in magazzino. Non c’è solo la concorrenza; lei immagini cosa può accadere se produce ombrelli e per sei mesi non piove.

Ma il rischio si supera differenziando, ampliando i mercati… 
Appunto. Ed è stato fatto egregiamente, per alcuni decenni. Però la globalizzazione, nell’ultimo lustro del secolo scorso, ci ha reso drammaticamente evidente che questo non è più possibile. Il mondo è limitato. Fisicamente limitato. Non possiamo più “allargare i mercati”.

… e quindi Sweezy? 
Ci arrivo. Sweezy capì qualcosa di fondamentale e al tempo stesso drammatico già negli anni Cinquanta. Capì – la guerra era appena finita - che il sistema, quando diventa ingestibile, si può semplicemente distruggere e ricostruire. Lui vedeva benissimo in quale stato di grazia era entrato il mondo dopo la guerra. La ricostruzione, la ricerca, l’industria, il commercio: tutto viveva una vita nuova, la gente era entusiasta. I morti? Cosa, vuole… come dite voi in Italia? “Chi muore giace, e chi vive si dà pace”.

Mentre la globalizzazione aveva portato sottosviluppo e infelicità… 
È così. Pensi all’Europa, per esempio; all’Italia. Già nei primi anni Novanta quello che era stato il “miracolo economico” italiano si era bruscamente arrestato. Era praticamente fallito lo Sme, il Sistema monetario internazionale; l’Italia aveva svalutato nel ’92, nel ’95 era stata costretta ad alzare bandiera bianca sul sistema previdenziale… tutte cose che lei sa benissimo.

Il Covid, professore, torniamo al Covid. 
Ma già ci siamo! Sulla scorta delle esperienze passate, il mondo del terzo millennio aveva ben chiaro che, per salvare l’umanità da un declino irreversibile, sarebbe stata indispensabile una nuova guerra mondiale. Un film già visto e drammatico, però efficace. E tuttavia, le armi di cui disponevano le Potenze, armi nucleari, erano troppo distruttive. L’annientamento del genere umano era qualche cosa di mostruoso, non una semplice ipotesi. E nessuno voleva distruggere l’umanità nel tentativo di salvarla.

Poi venne la crisi di Lehman Brothers. 
Bravo. Il tempo stringeva. Lei non ha idea dei convegni riservati, segretissimi, cui ho preso parte in quegli anni. Ogni giorno sembrava che l’indomani sarebbe scoppiato il finimondo, e ogni giorno si ritardava. Per fortuna. Perché, discuti che discuti, l’idea giusta venne a quella testa geniale di Bjorn Eklardht, un economista svedese praticamente sconosciuto, ferreo assertore del pensiero laterale.

Quello di De Bono? 
Lui. Eklardht ci disse una sera – ci trovavamo a Dalian, in Cina, alla sessione del World Economic Forum deiNew Champions, nel settembre 2009, con il mondo che camminava, come si dice, sull’orlo del precipizio– che la soluzione ideale consisteva nel distruggere una quota consistente del Pil mondiale in maniera indolore, con pochissimi morti e senza distruzioni materiali. D’autorità e d’arbitrio. Da amici e non da nemici. Ciascuno avrebbe fatto il lavoro a casa propria, non sarebbe andato a ficcare in naso in casa d’altri. Lei pensi che in quell’anno il Pil del mondo si era accresciuto del 3%; apparentemente non male. Ma si trattava di un dato falsato; vi contribuiva infatti la Cina, il cui sviluppo stava rapidamente declinando, e che però marciava ancora al di sopra delle due cifre. In realtà già allora il resto del mondo aveva pil negativo. 
Pensi che l’area Ocse “si sviluppava”, per così dire, al ritmo dello 0,1% annuo. Elkardht ci spiegò che, ormai, eravamo nella situazione in cui sarebbero occorsiun paio di lustridi attività, di sforzi e di investimenti, per crescere di un punto percentuale. Una situazione insostenibile. “Se riusciamo ad azzerare 10 punti di pil in un biennio, meglio ancora in un anno solo - ci disse - abbiamo garantiti dai 30 ai 40 anni di ripresa a un ritmo accettabile. Un’intera generazione proiettata in uno scenario di sviluppo costante”.

Così, il sospetto di un virus creato in laboratorio non era del tutto infondato? 
Per nulla. Anche se mai nessuno è riuscito a provarlo e, quel che più conta, nessuno ha nemmeno lontanamente sospettato che questo virus non provenga da una setta satanica, dai Venusiani o da chissà quali altre diavolerie intergalattiche ma dalle persone più sagge e responsabili del pianeta. In realtà, qualcuno ci aveva provato già nel 2003; …la Sars, ricorda? Ma qualche cosa era andato storto, l’infezione non si era diffusa come si era sperato. Il virus non era stato in grado di replicarsi secondo il modello matematico messo a punto nei laboratori di biotecnologia del Guangdong, la provincia cinese con Macao e Hong Kong, da secoli crocevia fra oriente e occidente, sorgente di innumerevoli traffici illeciti ma anche di discreti ed efficienti scambi di informazioni “off the record” fra i grandi sistemi di spionaggio internazionali: la Cia, il kgb, il Mossad, il Sis.

Ci hanno rimesso la pelle tre milioni di persone… 
Non sia banale. Non le fa onore. Lo sa quanti sono morti a causa della Seconda guerra mondiale? Glielo dico io: settanta milioni. E non vecchi, malati, che sarebbero morti comunque nel giro di pochi mesi, qualche anno al massimo. Sono morti i giovani, i più forti, i più capaci. Noi dovevamo - volevamo - evitare il ripetersi di quella tragedia. E in questo modo, inoltre - non lo prenda per cinismo, la prego - abbiamo riequilibrato in un colpo solo una ingiustizia sulla quale nessuno aveva il coraggio o la capacità di intervenire…

Il costo sociale dei vecchi. 
Lo vede che, se si impegna, può capirlo? Il costo sociale dei vecchi, come conseguenza dell’allungamento abnorme della vita media, era un macigno che gravava sulle spalle dei giovani disoccupati. Che speranza avrebbe avuto il mondo, una volta emerso dalla pandemia, se nessuno si fosse incaricato di prendere in mano la situazione? In questo modo, invece, le attività che hanno contribuito alla distruzione del pil sono state attentamente soppesate. In tanti chiedevano di sapere - pretendevano - con quale criterio fossero state decise, dovunque, le chiusure. Ormai penso che sia chiaro…

Con il criterio della marginalità produttiva? 
Certamente. Abbiamo chiuso i ristoranti, i luoghi del divertimento, il turismo, i negozi di articoli di seconda fascia. Niente che fosse davvero utile alla vita delle persone. Abbiamo tagliato un buon 10% del pil, proprio come aveva previsto quel genio di Eklardht, senza distruggere praticamente nulla. L’aumentato tasso di mortalità, spiace dirlo, non può essere considerato un elemento negativo. Occorrevano dei sacrifici, abbiamo optato per quelli meno dolorosi. Ci sono stati assai più suicidi fra il 2008 e il 2009 per la crisi economica che non durante il lockdown del mondo per il Covid. La gente, in qualche maniera, si è arrangiata.

Ne stiamo venendo fuori, grazie ai vaccini. Vista la situazione, col senno di poi rifarebbe tutto? 
Assolutamente sì. In questo momento c’è ancora troppa animosità. Su tutto; contro tutto e contro tutti. Ma so benissimo che, fra non molti anni, il mondo ci ringrazierà. La grande ripresa cui assisteremo a partire dai prossimi mesi (ripresa anche sociale, individuale e collettiva, non solo materiale) sarà il vero farmaco dell’umanità. Non le piacerà, ma sono solo i soldi a far girare il mondo.

(Ps – Non condivido praticamente niente del pensiero di Mr. S., ma il mestiere di giornalista non ci consente di selezionare fra ciò che ci piace e ciò che esecriamo. Il nostro compito è quello di raccontare. E lo facciamo due volte bene nella misura in cui, magari ricorrendo alla cronaca di ogni giorno, riusciamo a ricostruire, per i nostri lettori, il mondo come realmente è. O almeno come essi lo vorrebbero)

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