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Una fuga impossibile da un carcere a stelle e strisce e un nuovo commissario che indaga su uno strano omicidio a Palermo

Per i tipi della Fanucci torna sugli scaffali David Baldacci, un autore da 110 milioni di copie, in abbinata alla promettente penna del commercialista siciliano Giovanni Balsamo


23/04/2019

di Massimo Mistero


La casa editrice romana Fanucci continua a stupire nel segno delle novità messe in campo nelle collane Timcrime e Nero Italiano, dando alle stampe due romanzi distanti anni luce uno dall’altro, sia in termini di scrittura che di contenuti, che comunque si propongono nel segno di una interessante leggibilità. E poco importa che un nome di peso venga affiancato a uno emergente. Il risultato, in entrambi i casi, non mancherà di lasciare la bocca buona al lettore. 
Iniziamo con il pezzo da novanta, l’americano David Baldacci, discendente da emigranti arrivati negli States dalla provincia di Lucca, che alle sue prime uscite italiane si era dotato di un secondo cognome, Ford, in quanto riteneva avesse maggiore presa sui lettori. Lui che è nato nel 1960 a Richmond, in Virginia, dove si era laureato in Legge e come avvocato avrebbe esercitato la professione per nove anni; lui autore di 24 romanzi tradotti in una sessantina di Paesi, con un venduto a ridosso dei 110 milioni di copie; lui che vive a Vienna, in Virginia, con la moglie Michelle (detta Mikki) e i loro due figli. 
E ancora: lui che nel 1996 aveva debuttato alla grande con Il potere assoluto, nel quale raccontava la storia di un gruppo di agenti dei servizi segreti americani disposti a uccidere pur di nascondere la morte accidentale di una donna che era stata l’amante del presidente. Lui che in Italia avrebbe trovato terreno fertile dando alle stampe tredici romanzi con Mondadori, per poi approdare alla Fanucci con due storie legate al “maestro dell’arte di uccidere” Will Robie (L’innocente e La sfida) e tre imbastiti sulla figura dell’agente speciale John Puller: Sotto tiro, Doppia verità e ora, fresco di stampa, La fuga (pagg. 439, euro 22,00, traduzione di Federica Raverta). 
Un lavoro (considerato dalla Associated Press come il miglior romanzo uscito dalla penna di Baldacci) che risale al 2014 ma che, all’insegna di una piacevole scorrevolezza segnata da continui colpi di scena, non mancherà di far presa anche sui lettori più pretenziosi. A fronte di una storia adrenalinica imbastita sugli inquietanti meccanismi della intellingence statunitense, ma anche incentrata, tema peraltro di strettissima attualità, “sul diritto alla privacy nell’era della sorveglianza globale”. 
Una tematica, quella di Internet, che affascina l’autore, tanto da fargli dichiarare: “Anche un video all’apparenza innocuo può essere visto su YouTube da milioni di persone in poche ore. Quindi far finta di niente e ritenere che si tratti di un’idea futuribile è impensabile. In effetti siamo bombardati da informazioni, bugie comprese. E se qualcuno si confronterà più volte con una notizia falsa finirà per ritenerla credibile. Con tanto di danno al seguito”. 
Detto questo, spazio alla sinossi. A tenere la scena in questo libro è una prigione diversa dalle altre, lo United States Disciplinary Barracks, dove vige una ferrea disciplina militare e i cui sistemi di sicurezza non hanno uguali nel Paese. Nel senso che nessuno dei prigionieri può nemmeno sognare di tentare la fuga. Tutti meno uno, ovvero Robert, il fratello maggiore dell'agente speciale John Puller, condannato per alto tradimento e attentato alla sicurezza nazionale. Lui infatti ci prova e ci riesce. E la sua inspiegabile evasione lo rende il criminale più ricercato del Paese. 
Succede anche che alcuni esponenti del Governo siano convinti che John rappresenti un’occasione da non perdere per catturarlo vivo, visto quello che potrebbe sapere. Ma il quadro emerso dalle indagini del fratello, in collaborazione con l’agente della Nsa, Veronica Knox, si mostra subito dannatamente complesso. 
In effetti sulle tracce di Robert, con l’intenzione di ucciderlo, ci sono altri strani personaggi. E, come se non bastasse, il nostro agente speciale finirà per confrontarsi con la dubbia lealtà della collega, oltre ad apprendere dettagli preoccupanti riguardanti la condanna del fratello e l’esistenza di qualcuno interessato a non far emergere la verità. E mentre la caccia all’uomo si fa sempre più serrata, le eccellenti abilità come investigatore e combattente di John potrebbero non bastargli per salvare il fratello e nemmeno se stesso. 


Di tutt’altra farina risulta invece impastato L’illusione del giusto (pagg. 221, euro 14,00), un romanzo scritto dal siciliano Giovanni Balsamo, nato nel 1963 a Mazara del Vallo (Trapani) ma che cinque anni dopo si sarebbe accasato con la famiglia a Palermo, dove attualmente vive e dove dal 1996, forte di una laurea in Economia e commercio, svolge l’attività di commercialista. 
Un autore con la passione per la scrittura oltre che per la sua città, una Palermo straordinaria, anche se a suo dire “sepolta dal cemento”. Una città dove ambienta questa sua nuova storia che vede protagonista l’ultracinquantenne commissario Antonio Marongiu, che in precedenza si era proposto, dapprima in veste di comprimario e poi di protagonista, ne Le vie dei Guiscardi, Il frullo del beccaccino e Desde el Alma. Un tango per il commissario, lavoro con il quale Balsamo ha incassato il riconoscimento speciale della giuria del Premio Wilde. 
Marongiu, si diceva, un poliziotto che si nasconde dal mondo, che ama la filosofia e la sua città (della quale ha cominciato a studiarne la storia), ferma restando una gran passione per il ballo, quella per il tango (con interessi comunque allargati alla musica classica), emersa nel precedente libro e che guarda caso fa parte anche della vita dell’autore. 
Di fatto un protagonista che passa inosservato, e anche per questo può muoversi al meglio nel corso delle sue indagini. Una figura portata avanti da Balsamo all’insegna di una profonda riflessione “sulla parzialità e irraggiungibilità della verità umana. Fermo restando che a volte si pensa di essere nel giusto, anche se gli eventi possono trascinarti fuori dal seminato”. 
Ma veniamo alla trama de L’illusione del giusto, un libro “nato dall’osservazione della cronaca, sia pure presa alla lontana, ma scritto con grande amore”, a fronte di amare considerazioni sulla natura sfuggente degli uomini. 
“In una Palermo sconvolta dallo scandalo che ha colpito il procuratore capo Rambaldi, rinviato a giudizio con l’accusa di pedofilia, il commissario Marongiu è alle prese con un misterioso omicidio. Nei pressi della discarica cittadina è stato infatti rinvenuto il cadavere di un giovane ucciso con un colpo alla nuca. Tutto lascia pensare a una esecuzione di stampo mafioso, ma Marongiu non ci vede chiaro. La sua spiccata curiosità, unita all’acume che lo contraddistingue, lo portano ad andare oltre le apparenze e a intravvedere uno scenario ben più complesso”. 
Sta di fatto che, “grazie all'aiuto del vicequestore e fedele amico Aricò e alle illuminanti spiegazioni dello stravagante antiquario Pensabene, il nostro commissario riuscirà a far emergere un groviglio di eventi intricato e pericoloso, in cui distinguere il vero dal falso, l’innocente dal colpevole, sembra rappresentare un'impresa impossibile...”.

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