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Una giovane donna in fuga, ma chi è il suo vero nemico?

Dopo il successo internazionale ottenuto con La sostanza del male, Luca D’Andrea torna in libreria con un altro inquietante thriller


27/12/2017

di Massimo Mistero


Con il romanzo d’esordio, La sostanza del male, aveva fatto centro, proponendosi come una delle nuove star della narrativa mondiale. Un successo improvviso quanto inaspettato, datato aprile 2016 e legato alla Fiera del libro di Londra - il grande crocevia letterario nel quale si incontrano editori, distributori, autori, agenti, traduttori e lettori provenienti da ogni parte del mondo - dove i relativi diritti furono oggetto di agguerrite aste da parte di oltre trenta Paesi, prima ancora che il suo libro fosse pubblicato in Italia. 
Protagonista di questo caso editoriale Luca D’Andrea, trentottenne professore precario di Bolzano, città dove è nato, è cresciuto e continua a vivere. Un uomo comunque con i piedi per terra, che non si è montato la testa. Nemmeno per i complimenti che gli erano arrivati da Christopher Mac Lehose, l’editor che aveva intuito le potenzialità di Stieg Larsson, il quale aveva tenuto a precisare che quel suo primo thriller lo “aveva travolto con la potenza di una valanga”. 
In effetti la sua scrittura si porta al seguito una forza narrativa da collaudato mestierante della penna, a fronte di connotazioni descrittive decisamente personali. Senza trascurare una padronanza del ritmo robusta quanto equilibrata. E che dire poi del gioco delle ossessioni che possono finire per stravolgere la vita? Fermo restando l’apporto dei giusti misteri a inquinare la trama, peraltro scorrevole e ben gestita, in abbinata alla forza dei personaggi, in diversi casi incisivi e furbescamente caratterizzati. 
Qualità ampiamente dimostrate ne La sostanza del male (incentrato su un triplice omicidio rimasto irrisolto mentre una scia di morte e di violenza perseguita gli abitanti di Siebenhoch, una tranquilla, isolata comunità tra le montagne dell’Alto Adige) e ora riproposte nel suo secondo appuntamento con gli scaffali, ovvero Lissy (Einaudi, pagg. 428, euro 19,50). Un romanzo a sua volta aperto al… ruolo della natura: perché la montagna - a detta di D’Andrea - è un luogo chiuso, dove quel che succede in vetta deve restare in vetta. Non si tratta quindi soltanto di un corollario descrittivo, ma di una parte importante del canovaccio, trattato con voce certamente personale. Senza trascurare la capacità di mettere a nudo gli assilli e i tormenti che possono contagiare le nostre vite. Coinvolgendo in questo modo il lettore, quello che lui ritiene “l’unico e vero giudice del suo lavoro”. 
Ma veniamo alla sintesi di Lissy, incentrata sulla fuga di una giovane donna, su un marito-padrone e su un uomo solitario che vive in montagna seguendo leggi antiche e inflessibili, un uomo peraltro divorato da uno spaventoso passato. Il tutto a fronte di sfumature narrative in bilico fra horror, fantasy e noir, peraltro addolcite da qualche deriva sentimentale. 
Siamo nell’inverno del 1974. Marlene ha sposato Herr Wegener (il signor Wegener, quarantadue anni passati a costruire una carriera fatta di intimidazioni, contrabbando, agguati e omicidi), in altre parole l’uomo più temuto (e meno rispettato) del Sud Tirolo. E lo ha fatto per sottrarsi alla miseria, a una vita di stenti. Ma con il passare degli anni, mancando l’amore, la donna finisce per tradirlo, pur sapendo che quel suo peccato non le verrà mai perdonato. Così decide di scappare, non prima però di aver fatto razzia di preziosi zaffiri, conservati in una cassaforte piena di armi e di banconote. Un furto “il cui valore va quindi ben oltre quello del denaro”. 
Succede anche che, nella concitazione della fuga, Marlene finisca fuori strada con la macchina e venga salvata e curata da Simon Keller, un Bau'r, ovvero un contadino che abita in un maso sperduto. Nel frattempo Herr Wegener ha scatenato la caccia, spinto dalla rabbia e dalla difficoltà in cui il gesto della moglie lo ha posto nei confronti del Consorzio, una potente organizzazione criminale. Così, sulle tracce della donna, il marito mette un infallibile killer, l’Uomo di Fiducia, un personaggio gelido e letale che non si fermerà finché non avrà portato a termine il proprio lavoro. E presto Marlene dovrà domandarsi quale sia per lei la minaccia più pericolosa: il brutale marito, lo spietato killer o il misterioso Simon Keller. Oppure, stranamente, Lissy… 
Che dire: un lavoro che cattura e intriga; che gioca a rimpiattino fra luci e ombre, che spiazza il lettore con una figura in bilico fra il buon vecchio che salva la fanciulla e l’orco delle fiabe. Simon Keller, in effetti, è una figura spiazzante, che vive di brutti ricordi in compagnia dei suoi ragazzi. Ma non si tratta di persone, ma di maiali. E la sua prediletta è appunto Lissy, la “dolce e piccola” Lissy, una mostruosa scrofa con le zanne. 
Di fatto Luca D’Andrea - un lettore accanito con un debole dichiarato, nel campo della narrativa di settore, per Jeffery Deaver, Jo Nesbø e soprattutto Stephen King - sa dove vuole andare a parare con queste sue divagazioni, non lasciando nulla al caso. In questo supportato da scrupolose ricerche in termini di documentazione (“Perché ogni dettaglio non può essere lasciato al caso”) prima di arrivare alla stesura vera e propria della trama, che a suo dire deve risultare “personale e al tempo stesso originale”. Sta di fatto che, una volta raccolto tutto il materiale, il nostro autore indossa - sono parole sue - la tuta da operaio per dedicarsi anima e corpo alla scrittura.

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