Share |

Una lotta contro il tempo per sventare un terribile complotto. Perché in gioco c’è il destino dell’umanità

Dalla penna di Patricia Cornwell la seconda volta del capitano Calli Chase. Nel mirino anche il diabolico Mattias Berg e una riproposta d’autore firmata da un… certo Arthur Conan Doyle


06/04/2021

di MAURO CASTELLI


Patricia Cornwell, un nome una garanzia. E non potrebbe essere altrimenti per una autrice tradotta in oltre 120 Paesi a fronte di un venduto che ha superato la bella cifra di cento milioni di copie. Una autrice che ha saputo far breccia nell’immaginario collettivo con una protagonista brillante e per certi versi unica, ovvero la bella quanto intrigante Kay Scarpetta che sinora ha tenuto la scena in ben 24 storie. Una volubile quanto intrigante donna ispirata alla coroner di origini italiane Marcella Fierro, che aveva debuttato nel 1990 in Postmortem, trampolino di lancio per la sua carriera narrativa. 
Una protagonista peraltro difficile da rimpiazzare, anche se la nostra Patricia (nata a Miami come Patricia Carroll Daniels il 9 giugno 1956 e discendente, a suo dire, da Harriet Beecher Stowe, l’autrice de La capanna dello zio Tom) ci ha provato. Eccome se ci ha provato. Con l’intento, viene da pensare, di strizzare l’occhio a una nuova fetta di lettori attraverso ambientazioni e tematiche diversificate. Ad esempio puntando tre volte su Judy Hammer e Andy Brazil, due su Win Garano, altre volte proponendo “battitori liberi” e infine puntando sul capitano Calli Chase. Con la quale ha forse - diciamo forse - trovato un adeguato rimpiazzo alla sua Kay. 
Ma chi è Calli Chase? Un pilota e ingegnere aerospaziale (che vorrebbe diventare astronauta), nonché investigatrice specializzata in cybercriminalità, che ha una gemella di nome Came, così uguale a lei che per distinguerla il suo mentore deve sfiorarle un polpastrello segnato da una piccola cicatrice. Di fatto una allettante figura che aveva fatto debuttare nel 2019 in Quantum, thriller capostipite di una nuova serie imbastita appunto su questa straordinaria eroina. 
E così eccola riproposta in Spin (Mondadori, pagg. 344, euro 22,00, traduzione di Sara Crimi e Laura Tasso), un lavoro pubblicato in contemporanea con gli Stati Uniti e imbastito sul tentativo di sventare un terribile complotto (niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire, se non fosse per come la materia viene trattata), macchinazione che potrebbe pesare e non poco sui destini dell’intera umanità. 
Un lavoro nel quale la Cornwell conferma la sua genialità nel tratteggiare personaggi femminili coraggiosi, volitivi e indipendenti che si lanciano nelle più ardue imprese e che vengono apprezzati a pelle dal lettore. Pronto a identificarsi in loro per viverne sino in fondo le peripezie. A fronte di storie che negli ultimi due libri hanno accantonato comuni assassini e fatti di sangue per approdare nel campo delle armi letali, delle missioni spaziali e dei programmi top secret
Cosa succede è presto detto. All’indomani del fallimentare lancio di un razzo della Nasa (l’ente americano per le attività spaziali e aeronautiche), il capitano Calli Chase - donna meticolosa e razionale - si ritrova faccia a faccia con la sua gemella scomparsa da tempo. Entrambe sono cresciute in una base dell’Agenzia ed entrambe sono abituate ai segreti, dei quali non possono parlare né fra loro né con i genitori. Insomma, il mistero ancora una volta è servito. Ma c’è qualcosa che non quadra. Da qui l’inquietante interrogativo di sapere chi sia davvero sua sorella (in effetti, pur così uguale a lei, è purtroppo così diversa). E adesso che il programma segretissimo avviato anni prima ha incontrato un ostacolo inaspettato, solo Calli può reindirizzarne il corso degli eventi e risolvere la situazione. 
Aiutata da tecnologie all’avanguardia, l’investigatrice-scienziata della Nasa, nonché pilota della Space Force, dovrà a ogni costo scoprire l’anello mancante che lega il sabotaggio del razzo a quello che le sta accadendo. Una ricerca che qualcuno sembra intenzionato a fermare a ogni costo. Ma chi? E per quale motivo? 
Sta di fatto che dalla Nasa alla fattoria della famiglia Chase, dalla Casa Bianca alle lontane orbite spaziali, Calli dovrà confrontarsi e misurarsi con un avversario astuto quanto spietato. E come in una pericolosa partita a scacchi planetaria una sola mossa sbagliata si tradurrebbe in una serie di conseguenze catastrofiche che si potrebbero estendere ben oltre i confini della Terra… 
Detto di questo libro, ben orchestrato, ricco di colpi di scena e soprattutto di intrigante lettura (che peraltro in apertura scomoda citazioni di personaggi storici del calibro di Platone, Giordano Bruno, Keplero e Galileo), mirino puntato sull’autrice, appunto Patricia Cornwell. Ovvero una donna - come abbiamo già più volte riportato su queste stesse colonne - che si è dovuta confrontare con una infanzia difficile, segnata da anoressia e disturbi bipolari oltre che, in seguito, da un variegato percorso affettivo: un matrimonio con il docente universitario Charles Cornwell, dal quale avrebbe divorziato nove anni dopo pur conservandone il cognome, ma anche una relazione clandestina con una agente dell’Fbi. 
Vicenda finita in tribunale in quanto il marito di questa poliziotta, avendo scoperto la tresca, aveva tentato di ucciderla. Un evento che avrebbe portato alla luce la sua omosessualità, travasata peraltro senza mezzi termini in alcune protagoniste dei suoi romanzi. 
Che altro nel privato di questa penna eccellente? Qualche eccesso legato all’alcol (un incidente stradale in stato di ebbrezza, nel gennaio 1993, le sarebbe costato 28 giorni di riabilitazione); una vita milionaria quanto fuori dalle righe, nonché un’attenta gestione dei suoi averi, che l’avrebbe portata a incassare un po’ di anni fa un mega-risarcimento di 50,9 milioni di dollari per l’allegra gestione del suo patrimonio; una gavetta lunga 12 anni nel campo della carta stampata, in abbinata al ruolo di analista informatico presso l’ufficio di Medicina legale della Virginia. 
Di fatto una donna lungimirante che strada facendo è stata tra i fondatori del “Virginia Institute of Forensic Science and Medicine” e della “National Forensic Academy”; che con il citato Post Mortem ha incassato nello stesso anno cinque prestigiosi premi (nessuno mai come lei); che nel 2008, con Il libro dei morti, ha conseguito il Galaxy British Book Award per la sezione Crime Thriller; che è stata membro del Comitato consultivo del “Forensic Sciences Training Program” presso l’Ocme di New York nonché del “McLean Hospital’s National Council”; che, dopo aver vissuto fra New York e la Florida, da qualche tempo si è accasata a Boston. E questo è quanto. 


Voltiamo libro per regalarci e regalare ai lettori “una storia emozionante a sfondo filosofico”, diabolicamente inquietante quanto ricca di emozioni e colpi di scena. Di chi e di cosa stiamo parlando? Intanto l’autore: il debuttante svedese Mattias Berg, classe 1962, uno fra i più noti giornalisti culturali svedesi. Di casa a Stoccolma, oltre a collaborare con testate come Dagens Nyheter ed Expressen, per più di dieci anni è stato a capo della redazione culturale della Radio svedese. Una penna nata per la saggistica, affrontata sui temi di attualità che gli sono sempre stati a cuore, che a un certo punto ha deciso di dirottare la sua creatività verso la narrativa di settore - e qui siamo al cosa - dando alle stampe L’uomo con la valigia (Marsilio, pagg. 524, euro 19,90, traduzione di Valeria Raimondi). 
Berg che in una postfazione tiene a sottolineare di non aver mai pensato di poter scrivere di armi nucleari, né tanto meno di cimentarsi in una specie di thriller, almeno sino a quando affrontare questi argomenti gli era “sembrata una improrogabile necessità”. 
Una decisione che risale al 4 settembre 2013, quando il presidente americano Barack Obama era in visita a Stoccolma e la città, per via delle misure di sicurezza adottate, era praticamente deserta. “Fu così che quella sera stessa, per placare le inquietudini infantili che mi avevano contagiato, iniziai a fare ricerche. Ricerche che, anziché tranquillizzarmi, ottennero l’effetto opposto. Scoprendo ad esempio che il misterioso uomo con la valigetta nucleare faceva ancora parte dell’entourage del numero uno della Casa Bianca. In altre parole colui che, in possesso dei codici, aveva la possibilità di innescare in qualsiasi momento buona parte dell’arsenale nucleare dell’intero pianeta”. 
In buona sostanza “le ricerche che portai avanti mi insegnarono che la questione nucleare non si era affatto conclusa con la caduta del muro di Berlino e la fine della Guerra fredda, come io e molti altri come me avevano creduto. Anzi, ancora oggi si trova nella fase acuta che ho descritto in questo romanzo. La qual cosa mi ha portato ad affrontare la questione non da giornalista culturale quale sono sempre stato, ma da documentato romanziere. Perché in questo modo avrei potuto trattare in maniera più approfondita la delicata materia. Oltre a coinvolgere una cerchia di lettori più ampia rispetto a quella dei soliti specialisti”. 
Dando voce, in questo modo, a realtà a molti non note. Peraltro confermate in seguito da un rapporto della Nato (reso noto nell’estate del 2019) nel quale si assicurava la presenza di basi nucleare a stelle e strisce in Europa. E appunto secondo questo rapporto “l’Italia sarebbe l’unico Paese del Vecchio continente ad avere due basi: una ad Aviano in Friuli-Venezia Giulia e l’altro a Ghedi Torre, in Lombardia. Una realtà che ufficialmente è sempre stata negata sia dal Governo di Roma che da quello degli Stati Uniti…”. 
Risultato? Una spy story - diabolica, inquietante quanto realistica - incentrata sulle armi di distruzione di massa e sulle loro implicazioni, peraltro imbastita, almeno in parte, rileggendo la vicenda della fisica nucleare austriaca Lisa Meitner, fuggita dai nazisti per riparare in Svezia. Di fatto “un romanzo intelligente e impegnato - per dirla con Expression - che supera tutti i luoghi comuni del thriller”. 
Ma veniamo alla sinossi. Ogni volta che il presidente degli Stati Uniti è in viaggio, Erasmus Levine si trova al suo fianco. Sempre e dovunque. Ufficialmente è un professore di filosofia, in realtà è la persona che ha il potere di annientare il mondo per come lo conosciamo. È lui l’uomo con la valigetta nera (il nuclear football), membro di una squadra di agenti supersegreti guidata da un capo dall’identità sconosciuta che tutti chiamano Alpha. 
Nella sua doppia vita fatta di manipolazioni, Erasmus è sempre stato appassionato e professionale in entrambi i suoi ruoli. Fino a quando il peso specifico della valigetta, l’assurdo carico di quel compito, comincia a essere troppo per lui. Per anni ha ricevuto messaggi criptati da Alpha, e ora è pronto a mettere in pratica il piano che hanno in comune. Sono loro due contro il mondo, nella prima epoca della storia in cui l’umanità corre il rischio di distruggersi con le proprie mani. 
L’occasione si presenta nel corso di una visita di Stato in Svezia, quando, dopo una corsa all’ultimo respiro nel labirinto di cunicoli e bunker scavato sotto Stoccolma, Erasmus si trova coinvolto in un’azione che mira ad annientare l’arsenale nucleare mondiale. Ma è davvero questo l’obiettivo? O c’è invece chi manovra per provocare un’apocalisse controllata? Ed Erasmus, da che parte sta? 
In una spy story ispirata a fatti in buona parte reali, Mattias Berg “dà voce proprio a colui che, più di ogni altro, incarna l’insanabile conflitto tra il buonsenso e le conquiste tecnologiche, oltre a porre un interrogativo fondamentale: perché abbiamo creato qualcosa di così potente da essere in grado di distruggere il pianeta?”. 


A questo punto - tanto per alleggerire la tensione - una gradita riproposta (peraltro già arrivata sugli scaffali in altre occasioni, l’ultima delle quali nel 2015 per i tipi della Newton Compton). Ovvero Le avventure di Sherlock Holmes (Universale economica Feltrinelli, pagg. 330, euro 9,50), una raccolta di dodici storie firmate da quel geniaccio di Arthur Conan Doyle - medico di professione e scrittore per diletto, nato a Edimbugo il 22 maggio del 1859 da una famiglia poverissima - pubblicate per la prima volta sullo Strand Magazine fra il luglio del 1891 e il giugno del 1982 con le illustrazioni di Sidney Paget. 
Una antologia, nel nostro caso, curata e tradotta come si conviene da quel numero uno che è Giancarlo Carlotti e che il critico e scrittore H. R. F. Keating, nel 1987, aveva inserito nella lista dei cento migliori gialli letterari della storia del poliziesco. 
A temere la scena, come da titolo, è il più popolare detective (anche se il termine risulta azzardato per quei tempi) di tutta la letteratura mondiale, Sherlock Holmes appunto, che ha sempre un solo scopo: quello di risolvere con l’arma dell’intelligenza gli enigmi che gli si presentano, anche quando sembrano impossibili. In questo fedele alla sua provata “scienza della deduzione”, volta a sfruttare ogni minimo indizio per trovare la soluzione, affrontando crimini ingarbugliati e appassionanti con freddezza ed estrema razionalità. 
La raccolta della quale stiamo parlando riunisce, come accennato, dodici storie, una più complessa dell’altra, nelle quali il celebre investigatore inglese si trova di fronte a salvataggi impossibili, a volte ricorrendo a travestimenti (da prete, da marinaio o da mendicante). In questo affiancato dal suo amico e biografo, il dottor Watson, l’io narrante delle storie che bene e spesso si dice sbalordito delle infallibili capacità deduttive dell’amico. Watson che a un certo punto - ma per parlarne dobbiamo fare un bel salto in avanti nel tempo - avrebbe avuto a sua volta il ruolo centrale di prima guida delle indagini. 
Successe infatti che in un racconto del 1893, intitolato The Final Problem, Conan Doyle decidesse di sbarazzarsi del suo eccentrico quanto geniale investigatore facendolo precipitare in una pittoresca cascata sulle Alpi svizzere insieme al suo storico nemico, il professor Moriarty.
Ma le proteste dei lettori furono talmente tante che dovette farlo resuscitare ne Il mastino dei Baskerville, un lavoro intrigante e coinvolgente che si nutre di un morto ammazzato in un lugubre castello perso nella brughiera inglese. 
I titoli dell’antologia riproposta da Feltrinelli? La Lega dei capelli rossi, Un caso di identità, Il mistero di Boscombe Valley, I cinque semi d’arancia, L’uomo dal labbro storto, L’avventura del rubino azzurro, e poi quelle del pollice dell’ingegnere, del gentiluomo scapolo, del diadema di berilli e di Copper Beeches. Fermo restando che la prima indagine, intitolata Uno scandalo in Boemia, era stata considerata da Holmes alla stregua di uno dei suoi più grandi fallimenti. Anche perché un uomo innamorato, come annota l’acuto Watson, non può essere più lo stesso. 
Di cosa parla questo racconto? Del re ereditario di Boemia che si presenta a casa appunto di Holmes sotto mentite spoglie per affidargli il compito di recuperare una foto di cinque anni prima che lo ritrae con Irene Adler, donna di spettacolo e avventuriera che desidera renderla pubblica con l’intento di ostacolare il suo imminente matrimonio. 
Il nostro investigatore inizia così le indagini e, travestito da vagabondo, si aggira nei dintorni della casa di Irene, venendo inaspettatamente coinvolto nel matrimonio segreto dell’attrice con un avvocato, che gli chiede di fare da testimone. Successivamente Holmes e Watson simulano una rissa, nella quale il detective, travestito da prete, finge di rimanere ferito nel tentativo di difendere la donna, la quale lo invita a entrare a casa sua per ringraziarlo. A quel punto Watson dall’esterno lancia un fumogeno, spingendo Irene a dirigersi verso il nascondiglio della fotografia per salvarla da un possibile incendio. Tuttavia il trucco ha le… gambe corte, Irene lo capisce e poco dopo riesce a scappare portando con sé il compromettente scatto dopo averlo sostituito con una sua foto. Con tanto di dedica nella quale si complimenta con l’investigatore per la sua arguzia. 
In effetti Holmes appare più che colpito dall’ingegno e dall’abilità della donna (se non addirittura innamorato), tanto che, quando il principe si offrirà di pagargli i servizi resi, sceglierà di tenere la foto dell’attrice senza accettare alcun compenso.

(riproduzione riservata)