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Una manovra finanziaria da 30 miliardi di euro nel segno di un discusso compromesso

Secondo logica l’accordo al 2,4 per cento non è piaciuto né a Tria né all’Europa e sta avendo ripercussioni sullo spread. Risultato? Gongolano Di Maio, Salvini e una parte degli italiani. Ma il rischio di pagarne tutti lo scotto è evidente


28/09/2018

Sotto le forti pressioni dei ministri-capibanda Di Maio e Salvini il responsabile del Tesoro, Tria, ha dovuto abbassare bandiera. Non si dimetterà, anche su pressione del presidente della Repubblica, ma certamente ha dovuto deglutire amaro. Cedendo dalla sua linea improntata al rigore, attestata all’1,9 per cento, accettando un 2,4 che rappresenta sì uno schiaffo all’Europa, ma anche un pericoloso segnale sulla credibilità del nostro Paese. Il tutto a fronte di un ammontare della manovra - che sarà presentata a metà ottobre, ma è già al centro delle polemiche - che oltrepasserà i trenta miliardi di euro, venti dei quali attesi dalla flessibilità. 
Risultato? Le tensioni politiche si sono riversate sui mercati, con forti oscillazioni sui titoli di Stato (nuovamente alle prese con vendite diffuse), un rialzo abbastanza sostenuto dello spread in abbinata a quello dei tassi di interesse. Fermo restando, almeno per il momento, un calo generalizzato sul mercato azionario. 
Di fatto lasciano perplesse le notturne manifestazioni di giubilo dei Cinque Stelle a una decisione che non risulterà indolore, in quanto - oltre a metterci in contrapposizione con i partner comunitari - a pagarne lo scotto saremo un po’ tutti. Risulta infatti poco credibile, ad esempio, che un reddito di cittadinanza possa aiutare la crescita. Semmai aiuterà il lavoro nero: chi ha infatti interesse a cercarsi un lavoro quando lo Stato ti sovvenziona senza far fatica? 
In ogni caso si tratta di una scelta legittima da parte di un Governo che è stato votato dai cittadini. Ma siamo di fronte a una scelta rischiosa se il maggior debito andrà a finanziare - come previsto - nuova spesa corrente, come appunto nel caso del reddito di cittadinanza e della revisione della Legge Fornero sulle pensioni. Con il rischio al seguito di incorrere in una procedura di infrazione da parte dell’Ue che, con Moscovici, ha già fatto sentire la sua voce. Procedura che potrebbe scattare a metà del prossimo anno. Fermo restando che i nuovi assetti politici che si determineranno dopo le imminenti elezioni europee potrebbero rimettere tutto in discussione. Insomma, staremo a vedere.

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