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Una piccola isola, una comunità chiusa, quattro strane ragazze, un cadavere e il mistero è servito

Un thriller ipnotico e coinvolgente firmato dalla debuttante inglese Julie Mayhew. Luci della ribalta anche su Camilla Läckberg e Craig Russell


20/07/2020

di Mauro Castelli


Il nome vi dirà poco o niente: ma quando vi sarete immersi nella lettura de L’isola di Lark (Corbaccio, pagg. 354, euro 18,90, traduzione di Rita Giaccari), un thriller “nato da uno scambio via Twitter tra una editor e una scrittrice che nemmeno si conoscevano”, cambierete idea per le sue atmosfere claustrofobiche, per la sua scrittura ipnotica e coinvolgente, per la sua intensa attualità. E soprattutto per la sua originale impostazione narrativa basata su due voci narranti che si rapportano, nella loro unicità, a un doppio punto di vista. 
Un lavoro peraltro supportato da una borsa di studio, ricorda l’autrice. Ovvero l’inglese Julie Mayhew, una donna con un passato da giornalista nel campo dei viaggi e del calcio che è diventata attrice (perché desiderava modi più creativi per raccontare storie), che poi è diventata sceneggiatrice radiofonica (perché non riusciva a trovare ruoli abbastanza brillanti per le donne), che infine è diventata scrittrice di successo (forse per non farsi mancare nulla). Complice - tiene a precisare - una borsa di studio “concessami dalla Authors’ Foundation (Society of Authors), alla cui assegnazione raccomando caldamente di partecipare a tutti gli autori che siano alle prese con la scrittura di un libro”. 
In realtà sugli scaffali Julie - che, nata e cresciuta a Peterborough, oggi vive nell’Hertfordshire insieme alla sua famiglia (è fra l’altro madre di due ragazzi) - c’era già arrivata come penna di romanzi per giovani adulti (come Red Ink, The Big Lie, Mother Tongue e The Electrical Venus). Ma la tentazione di puntare sulla categoria superiore sarebbe stata talmente forte da non saper resistere. E, visti i risultati ottenuti, ha fatto bene. 
Ma veniamo alla trama di questo thriller minaccioso, intenso e profondo, che - a detta del New York Times - affronta il tema universale del predominio maschile sulle donne, sul loro corpo, le loro azioni, il loro destino”. Un romanzo che analizza le conseguenze del silenzio mantenuto a ogni costo a spese dell’altra metà del cielo, ovvero di quella considerata l’umanità più indifesa, a partire dalle ragazzine. 
Ma veniamo al dunque. Per sette mesi all’anno la remota isola di Lark, nel Nord dell’Inghilterra, è sommersa dalla nebbia, completamente tagliata fuori dalla terraferma se non per qualche traghetto addetto ai rifornimenti per i trecento abitanti. Si tratta del rifugio ideale per Viola e sua madre, una donna in fuga dalla tragedia che ha da poco colpito il resto della sua famiglia. Contemporaneamente al loro arrivo, approda sull’isola un altro straniero: il giovane professor Ben Hailey, un carismatico insegnante (l’unico di sesso maschile del corpo docente) che aspira a lasciare la sua impronta sul solo liceo dell’isola. 
Con l’inverno, però, la presenza dei nuovi abitanti appare ingombrante in questa comunità così ristretta e affiatata. I genitori si preoccupano dell’influenza che Hailey esercita sugli studenti, e ritengono che Viola, subito entrata a far parte del circolo delle “Ragazze più grandi”, sia in qualche modo la causa dei comportamenti ribelli delle loro figlie: come Britta, Marie e Anna (una bionda, l’altra bruna e la terza castana) accusate di celebrare riti pagani. Pare infatti che di notte si vedano di nascosto e che compiano rituali del tutto estranei alla profonda religiosità degli abitanti. 
E Viola, la nuova arrivata dai capelli rossi? Sarà proprio lei a scoprire il cadavere di un uomo sulla spiaggia (nel luogo di incontro delle ragazze, sulle sacre pietre di Lark) e a far precipitare la situazione. Sta di fatto che in un meno di niente la fede si tramuterà in sospetto, superstizione e terrore. Perché l’isola deve fare i conti con i segreti oscuri che nasconde e che inevitabilmente potrebbero venire alla luce… 
Che altro? In primis, come accennato, le due voci narranti: quella che si rapporta con il punto di vista di Viola e quella del Libro di Leah, cioè il diario della figlia del guardiacaccia, una nobile donna trentenne che insegna nella scuola ed è innamorata del nuovo professore. “Due voci che conducono il lettore fra le cupe atmosfere di una comunità chiusa che si rivela essere una setta dove alcuni uomini controllano e manipolano la comunità nel silenzio omertoso di coloro che sanno”. 
A conti fatti un lavoro d’esordio di tutto rispetto, quello di Julie Mayhew, che merita di essere letto. 


Voltiamo libro per dare voce a un’altra proposta d’autore. Quella rappresentata dalla svedese Camilla Läckberg, all’anagrafe Jean Edith Camilla Läckberg Eriksson, una scrittrice da 26 milioni di copie vendute in una sessantina di Paesi che, dopo l’ennesimo successo rappresentato da La gabbia dorata, torna nelle nostre librerie (per la dodicesima volta) con il secondo episodio della storia di Faye, storia che ha rimpiazzato le indagini legate alle azzeccate figure dell’ispettore Patrik Hedström e della scrittrice Erica Falck (“Anche se sono ancora innamorato di loro”), tutte ambientate nella cittadina costiera di Fjällbacka (dove appunto l’autrice è nata il 30 agosto 1974 e dove ha vissuto anche la grande attrice Ingrid Bergman). Storie nere - più volte premiate dall’Accademia svedese del poliziesco e non solo - peraltro approdate con successo sul piccolo schermo con la serie Omicidi tra i fiordi
Camilla Läckberg, si diceva, che si propone anche come una imprenditrice di successo nonché come una delle fondatrici di Invest in Her, una società che investe in imprese gestite dalle donne e per le donne in quanto impegnata per la parità di genere, ovvero per l’abbattimento delle disparità salariali. Lei che in questo suo nuovo thriller gioca a rimpiattino con il dramma della vendetta a fronte di tematiche legate a maglie strette al tradimento, al riscatto e, ci mancherebbe, alla solidarietà femminile. 
Il titolo? Ali d’argento (Marsilio, pagg. 360, euro 19,90, traduzione a più mani di Alessandra Albertari, Laura Cangemi, Katia De Marco e Alessandra Scali), un romanzo peraltro finito di scrivere nel marzo scorso. La qual cosa la dice lunga sull’importanza del mercato italiano (non a caso anche la storia è in parte ambientata da noi) per questa geniale penna che arriva dal Grande Freddo. 
Una donna impegnata, Camilla, alle prese con una famiglia importante della quale parla un gran bene (“Per me rappresenta tutto”). Risulta infatti madre di quattro figli (Willie, Meja, Charlie e Polly) e fortunatamente supportata dal marito Simon, la “fantastica roccia” che ama più di ogni altra cosa al mondo. E senza di lui e di loro, tiene a precisare, “non riuscirei a scrivere una sola riga”. 
Detto questo spazio alla trama. Grazie a un piano raffinato e crudele (la vendetta è un piatto da servire caldo), Faye si è lasciata alle spalle il tradimento e le umiliazioni inflittele dall’ormai ex marito Jack (un uomo di successo dalle molte ombre) e sembra aver ripreso in mano le redini della propria esistenza: ora è una donna autonoma, si è rifatta una vita all’estero (e più precisamente in Italia, dove si è accasata in un paesino di poco più di 200 abitanti, regalandosi un casale appollaiato su una collina ristrutturato come si deve nel quale vive con la madre e la figlia Julienne). 
A sua volta la società da lei fondata, la Revenge, va a gonfie vele. E anche se l’ha venduta tenendo per sé solo il 10 per cento delle azioni, con quello che ha incassato potrebbe permettersi quello che vuole. A sua volta Jack, il marito che la cornificava con una collega e non mancava di umiliarla e sminuirla, è finito in prigione. Tutto bene, quindi? Non proprio. Faye, a dispetto delle apparenze, è una donna fragile, ha una bassa autostima e deve fare i conti ogni giorno con i segreti di un passato terribile che sperava di aver seppellito a Fjällbacka, l’isola natale che aveva lasciato da ragazza. E le nuove sfide - deve infatti rimanere in trincea per affrontarne una nuova quanto pericolosa - potrebbero incrinare la sua serenità così faticosamente conquistata. 
Non a caso sul lancio del marchio Revenge negli Stati Uniti pesa una grave minaccia, ovvero una scalata ostile, tanto che la nostra protagonista è costretta a rientrare a Stoccolma. In quanto non può e non vuole rischiare di perdere tutto quello per cui ha tanto lottato. Questa volta, però, la determinazione non basta, e per risorgere dalle ceneri e riprendere il controllo della situazione ci vuole un piano decisamente ben pensato, diabolico verrebbe da dire. Così, con l’aiuto di un gruppo sceltissimo di donne, Faye torna a combattere - lo faceva sin da bambina, mai arrendendosi, semmai vendicandosi - per difendere ciò che le appartiene, oltre che per proteggere chi le sta vicino. 
Riassumendo: un lavoro che graffia e cattura ma che, all’insegna di una scrittura avvolgente seppure aspra, al tempo stesso teneramente intriga e induce alla riflessione. A fronte di un canovaccio che parla di riscatto e di solidarietà femminile; che si dipana su una strada costellata di inaspettati misteri; che si nutre di personaggi liberi e spregiudicati; che si legge che è un piacere (come peraltro questa autrice ci ha abituato) e che si nutre di un finale inaspettato e aperto”. La qual cosa lascia intendere l’intenzione dell’autrice di proseguire sulla strada di questo nuovo filone narrativo. 
Per la cronaca ricordiamo infine che Camilla Läckberg, dopo aver studiato Economia a Göteborg, si era trasferita a Stoccolma (dove tuttora abita) per lavorare nel marketing. Attività che avrebbe abbandonato, una volta assaporate le luci della ribalta, per dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, sino ad allora per lei una sorta di hobby (oltre ai gialli, ha anche pubblicato un saggio, libri di cucina e racconti per bambini). 


In chiusura di rubrica una penna che di delitti e di misteri se ne intende: quella del pluripremiato inglese Craig Russel (ha fra l’altro incassato il prestigioso Cwa Dagger in the Library), un ex agente di polizia - sposato con Wendy, della quale elogia il suo incrollabile sostegno, la fiducia e l’entusiasmo -  che ama dipingere, cucinare, leggere e i cui libri sono stati tradotti in 25 lingue. Il quale approda ora sui nostri scaffali con Il segreto del male (pagg. 474, euro 18,90, traduzione di Andrea Russo), un graffiante thriller i cui diritti sono già stati acquisiti per il grande schermo da Sony Pictures - Columbia Pictures. 
Un lavoro atteso e sul quale la Piemme conta molto. Tanto è vero che - ne abbiano già parlato - lo ha recentemente anticipato con la proposta-regalo de Il castello del male, un intrigante racconto gotico che, per invogliare il lettore all’acquisto del seguito vero e proprio, riporta anche il prologo e parte del primo capitolo del citato romanzo, un thriller che unisce “suspense psicologica, crime e romanzo storico in un’unica, esplosiva miscela”.  
A tenere la scena di questo prequel Ondrej Románek, professore di psichiatra clinica specializzato nello studio delle menti più oscure e perverse, chiamato a Hrad Orlu, un luogo difficile da raggiungere nella Boemia Centrale, dove svetta - in cima a una rupe - un castello imponente, in parte scavato nella parete rocciosa (un luogo oscuro, segnato dal tempo, dove tengono banco storia, forze della natura e strane azioni umane), supportato da leggende da brividi. Ad esempio si racconta che questa fortezza fosse stata costruita per bloccare la Bocca dell’Inferno, da dove, attraverso tunnel e grotte, provenivano demoni e mostri infernali…. 
Una fortezza che, nel corso dei secoli, era stata abitata da uomini malvagi, tra cui il nobile medievale Jan dal Cuore Nero. E ora questo luogo è diventato un manicomio criminale di massima sicurezza, dove vengono ospitatati i Sei Figli del Diavolo, ovvero i peggiori criminali su piazza, condizionati nelle loro brutali azioni da una follia esasperata. Come nel caso di Hedvika Valentova, nota come la Vegetariana; di Pavel Zeleny, detto il Taglialegna, oppure del più temibile di tutti, Vojtech Skala, che per la sua incrollabile fede nel male è soprannominato il “Demone”. 
Nemmeno a dirlo, gli abitanti del villaggio ne sono preoccupati, se non addirittura terrorizzati. Il motivo? Il fatto che qualsiasi cambiamento nella quiete millenaria di quel luogo potrebbe scatenare forze oscure. Ma Románek, e qui torniamo al dunque, è convinto che si tratti solo di superstizione. Eppure, a seguito di un misterioso incidente in cui rimane vittima un operaio coinvolto nella ristrutturazione del castello, dovrà riconoscere la presenza di una forza misteriosa e distruttiva... 
Ed è appunto in questo luogo - siamo nel 1935 mentre in Europa soffiano già i primi venti della furia nazista - che è diretto Viktor Kosarek, giovane e brillante psichiatra praghese. Seduto in treno, mentre attraversa lande deserte e tetri paesaggi rurali, Viktor sente di non avere paura: le sue nuove tecniche di ipnosi e sonno cosciente sono pronte per essere testate, e lui non vede l’ora di schiudere i segreti che si celano nelle menti disturbate dei sei pazienti, e di esplorare il lato oscuro della loro personalità. E, forse, persino di curarli. 
Ma quando una serie di efferati omicidi comincia a scuotere Praga, Viktor, vista la sua conoscenza approfondita degli abissi dell’animo umano, si troverà coinvolto nelle indagini del detective Smolak. Al giovane psichiatra sarà chiaro che il male ha un modo tutto suo di insinuarsi ovunque, anche dove meno ci si aspetta di trovarlo. E lo imparerà a sue spese. Ferme restando le difficoltà di trovare l’efferato assassino, quando si è circondati da un mare di follia... 
Che dire: un lavoro originale, ben congegnato quanto di piacevole lettura, che si nutre di un inaspettato quanto sconvolgente colpo di scena finale; una storia capace di far affiorare le nostre paure più recondite; un filo conduttore che, all’insegna della suspense e della tensione psicologica, ci porta a dubitare di tutto; un racconto peraltro impregnato di un valanga di malvagità (nella mente dei sei criminali si nasconde infatti un terribile segreto) a fronte di un prologo capace di mettere subito in angosciosa agitazione il lettore. 
State a sentire: “La comparsa di quella voce, una sinistra entità, ricordava l’alba di un terrificante sole nero. Saturava la stanza della torre del castello di un’oscurità brillante e impregnava di malvagità, nel profondo, la materia densa e spessa delle sue antiche mura. Sebbene il paziente fosse ben legato al divano, Viktor si sentiva stranamente isolato e vulnerabile. E aveva paura…”. Forse perché si stava rendendo conto, lui come altri, che “il diavolo non è altro che Dio in veste notturna”.

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