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Una pietra che arriva dal passato, portatrice di un terribile segreto

Un’altra convincente prova firmata dall’americano Glenn Cooper. In scena anche le strane amiche di Rebecca Reid e le ingiuste accuse di Arne Dahl


26/08/2019

di Mauro Castelli


Vendere tre milioni di copie in Italia, a fronte di 13 romanzi, non è da tutti. A riuscirci, nel nostro caso, è un autore a stelle e strisce, Glenn Cooper, che a sua volta si dice portatore di un debole dichiarato per il nostro Paese, al quale è legato per ragioni familiari visto che, un po’ di anni fa, nella sua famiglia, era entrata una “presenza tricolore”. Una simpatia così forte tanto da averci ambientato un libro, Il Marchio del Diavolo, incentrato su una giovane e bella suora che tenta di sventare un antichissimo complotto riguardante la Profezia di Malachia (“Come mi era stato raccontato da un prelato in camera caritatis, il ruolo delle sorelle in Vaticano è soltanto quello di fare fotocopie, servire il caffè o rifare i letti. Per questo ne avevo voluto riscattare una, capace di regalare un senso compiuto - come protagonista - a una mia storia”). 
Glenn Cooper, si diceva, che per dare voce alle sue trame si documenta come pochi altri, in quanto la credibilità per lui è una virtù importante. Ovviamente giocando sulla fantasia e sul mistero, ma anche, o forse soprattutto, esplorando quella indistinta quanto affascinante linea che separa storia, religione e scienza, un territorio ambiguo che l’autore ci aveva fatto apprezzare, per la prima volta, ai tempi del suo fortunato esordio con La Biblioteca dei Morti. In seguito aggrappandosi ad altre tematiche di largo respiro, giocando cioè a rimpiattino sul ruolo del destino, ma anche sulla predestinazione, la natura del male, la concezione della vita nell’aldilà e il rapporto fra scienza e fede (un ruolo, quello della fede, sul quale non ha mai voluto però prendere posizione). 
Un po’ diverse, per contro, sono le tematiche che tengono banco nel suo ultimo lavoro, Il sigillo del cielo (Nord, pagg. 392, euro 20,00, traduzione di Barbara Ronca), una storia che in ogni caso si nutre di Storia (la vicenda si rifà infatti a tre periodi diversi: uno lontanissimo nel tempo, un altro legato alla fine del ventesimo secolo e un terzo imbastito sul presente). E anche in questo caso l’accuratezza nella ricerca ha avuto il suo peso, “soprattutto per quanto riguarda il mistico elisabettiano John Dee, che ha lasciato ai posteri diversi diari in cui descriveva nel dettaglio le sedute oracolari tenute con il suo veggente Edward Kelley”. Fermo restando il ruolo di una pietra che “nasconde il segreto per… raggiungere il paradiso o evocare l’inferno. 
Detto questo, spazio alla sinossi. A tenere la scena è la città di Mosul, l’anno di grazia il 1095. Ed è qui che incontriamo Daniel Basidi, un uomo di fede, attanagliato dal dubbio che stavolta il Signore lo abbia caricato di un fardello troppo grande per le sue spalle. Lui che per anni ha cercato di mettere il suo dono al servizio degli altri. Ma un’ultima rivelazione, terribile e sublime, non può essere condivisa con nessuno, in quanto troppo pericolosa. Per questo deve portarsela nella tomba. 
Un salto in avanti nel tempo e siamo nel 1989, sempre in Iraq, dove abbiamo a che fare con Hiram Donovan, un uomo di scienza. “Eppure, quando tocca quella pietra sepolta nella sabbia, si sente come pervadere da una corrente elettrica. E ha paura. Infrangendo la legge e i suoi stessi princìpi morali, Hiram sottrae l’oggetto dallo scavo e lo spedisce alla moglie, in America. Sarà l’ultima cosa che farà prima di morire”. 
Terzo cambio di scena e ci ritroviamo ai nostri giorni nella Grande Mela. Raffrontandoci con Cal Donovan, un uomo d’azione. Eppure, non appena riceve la notizia che sua madre è stata uccisa, si sente crollare la terra sotto i piedi. All’apparenza sembrerebbe un furto andato male, se non fosse che in casa non manca nulla. I presunti ladri hanno infatti messo a soqquadro ogni stanza, senza prendere né gioielli, né quadri, né contanti. 
Che cosa cercassero, Cal lo scopre dopo qualche giorno, in una scatola da scarpe nascosta in fondo a un armadio. Un pacco ancora sigillato che suo padre aveva spedito dall’Iraq trent’anni prima. Al suo interno c'è “l’ossessione che aveva tormentato avventurieri e imperatori, il segreto per cui avevano dato la vita santi e ciarlatani, la minaccia che deve restare sepolta per il bene del mondo”. E ora tocca a lui, Cal, di proteggerla. A ogni costo... 
Il giudizio? Un canovaccio che, messi al bando possibili pregiudizi, si propone ricco di misteri. Un lavoro che magari non avvince e convince come altri usciti dalla sua penna, ma che ha certamente un suo perché. All’insegna, anche in questo caso, di una capacità per certi versi unica nel trattare tematiche complesse con il dovuto garbo. Quella capacità che lo ha portato a guadagnarsi le luci della ribalta a livello internazionale. 
Per la cronaca Glenn Cooper è nato l’8 gennaio 1953 a White Plains, alla periferia di New York, dove è cresciuto e si è laureato con il massimo dei voti in Archeologia alla Harvard University, per poi portarsi a casa un dottorato in Medicina presso la Tufts University School con specializzazione in malattie infettive. Lui che aveva debuttato nel 2009 con Library of the Dead (nella versione italiana, appunto, La Biblioteca dei Morti): un lavoro - come lui stesso ha tenuto a precisare in più d’una delle sue tante trasferte nel Bel Paese - che era stato addirittura rifiutato da 65 agenzie. Risultato?  Un romanzo inizialmente venduto in 22 paesi, che in seguito avrebbero superato alla grande quota trenta; un romanzo che doveva rappresentare un unicum. In realtà avrebbe fatto da apripista ad altri tre (Il Libro delle Anime, I Custodi della Biblioteca e Il tempo della verità) con lo stesso protagonista, Will Piper. E da allora in poi non si sarebbe più fermato. 
Di fatto uno straordinario caso di self-made man, che oggi si propone come presidente e amministratore delegato della più importante industria di biotecnologie del Massachusetts oltre che, a dimostrazione della sua versatilità, come sceneggiatore e produttore cinematografico con la Lascaux Pictures. Con un risvolto umanitario non da poco: essersi posto al servizio del Khao-I-Dang Refugee Camp, in Thailandia, come medico di emergenza, posizione sponsorizzata dall’International Rescue Committee, nonché presso l’Hôpital Albert Schweitzer ad Haiti. Tanto di cappello, non c’è che dire. 


Di tutt’altra farina risulta invece impastato Le bugiarde (Piemme, pagg. 310, euro 19,90, traduzione di Rachele Salerno), frutto della graffiante penna della debuttante inglese Rebecca Reid (nulla a che vedere con l’omonima ex modella e attrice, sua conterranea, di stanza a Los Angeles). Un thriller psicologico acquistato per un’ingente cifra (una scommessa che, tirate le somme, valeva la candela) dall’editore di Paula Hawkins, autrice dell’acclamato La ragazza del treno. Sta di fatto che questo lavoro - portato avanti fra i 23 e i 25 anni con il supporto di un marito, Marcus, che non ha mai mancato di spronarla e infonderle coraggio nonostante i problemi economici, le rinunce e quant’altro - sarebbe subito entrato nelle classifiche britanniche dei libri più venduti. 
Per la cronaca Rebecca Reid (che da piccola è stata affetta da dislessia, come lei stessa ricorda nei ringraziamenti, peraltro supportata da “una folle, meravigliosa, geniale famiglia”) è una giovane quanto prosperosa giornalista freelance, che scrive su vari argomenti, dal sesso alla politica, su The Telegraph, Metro ed Evening Standard, oltre a darsi da fare per la radio e la televisione. 
Come da titolo, ne Le bugiarde tengono banco tre amiche - Nancy (falsamente divertente, disinvolta, rilassata), Lila (irresistibile, ma in realtà tristissima) e Georgia (una incantevole padrona di casa disposta a tutto) - che forse sarebbe meglio perderle che trovarle in quanto non rappresentano un esempio da seguire, portatrici come sono di personalità inquietanti. 
Tre donne segnate dalla perfidia e capaci di mentire, per le quali l’amicizia non è un legame che si nutre di affetto e sentimenti. Semmai portatrici di un rapporto indissolubile che ruota attorno a un pericoloso segreto che segnerà per sempre il corso delle loro esistenze. A fronte di una vicenda che si nutre di bordate e di suspense di colpi di scena orchestrati come si conviene dall’autrice, capace di giocare al meglio fra presente e passato. Facendo in modo che i nodi narrativi, anziché districarsi, diventino per il lettore sempre più aggrovigliati. 
In altre parole un thriller su quel grande, controverso “mistero che è l'amicizia femminile, spesso più simile a un campo di battaglia in cui ogni arma è lecita. Tra invidie, rancori, piccole grandi bugie”. Il tutto a fronte di una filigrana spaventosamente vicina a una pericolosa realtà. 
Una storia peraltro supportata da un incipit che lascia il segno, incentrato sul funerale di una delle nostre tre amiche. “Una tragedia inaspettata” per i presenti, giocata ovviamente sull’emotività. Ma anche sulla concretezza dei fatti. Un esempio? Le peonie presenti in chiesa - e siamo alle righe iniziali - non sono di stagione, quindi trovarle è stato un incubo. Per non parlare del prezzo… Ma erano le sue preferite ed è questa l’unica cosa che conta. Insomma, briciole di ovvietà per una morte che forse si sarebbe potuta evitare. 
E poi la bara, dentro la quale c’è una di loro, che erano già amiche dai tempi del liceo. Un’amicizia peraltro strana: fatta più di dispetti che di affetto, più di piccoli tradimenti che di lealtà, più di bugie che di verità. Eppure le tre donne sono sempre state complici nel proteggere qualcosa che solo loro sanno e che non deve venire allo scoperto. Qualcosa che è accaduto molti anni prima e che ancora le terrorizza. 
Ma la loro complicità è anche la loro condanna, il legame che non possono spezzare. E quando una delle tre minaccerà di farlo, per rendersi finalmente libera, per lei non ci sarà scampo. Perché, come si usa dire, certe amicizie durano fino alla morte. E certi segreti si portano nella tomba. 


L’ultimo consiglio per gli acquisti è legato alla penna, semplice e graffiante al tempo stesso, dello svedese Arne Dahl, che per i tipi della Marsilio, il suo editore italiano di riferimento, ha dato alle stampe Apnea (pagg. 408, euro 18,50, traduzione di Alessandro Borini e Samanta K. Milton Knowles), terzo episodio della serie - dopo Il tempo del male e Inferno bianco - che vede protagonisti gli investigatori Sam Berger r Molly Blom. 
Per la cronaca ricordiamo che Arne Dahl, pseudonimo di Jan Lennart Arnald (con il suo vero nome ha firmato comunque otto romanzi), è nato l’11 gennaio 1963 a Sollentuna, una cittadina di 64mila abitanti nella contea di Stoccolma. Che dire di lui: un uomo di livello che si propone come editor, critico letterario, collaboratore dell’Accademia di Svezia per i Nobel nonché curatore di una rubrica sul quotidiano Dagens Nyheter. Oltre che scrittore di un certo peso tradotto in 32 Paesi. Attività che l’aveva visto debuttare sugli scaffali nel 1999 con Misterioso, primo degli undici romanzi della serie poliziesca del Gruppo A. Una serie premiata - come abbiamo già avuto modo di annotare - con il Palle Rosenkrantz Prisen e con il Deutscher Krimipreis, che ha per protagonista Paul Hjelm, un poliziotto fuori dalle righe che ha saputo fare breccia nell’immaginario dei lettori. 
In seguito, restando nel suo percorso narrativo, Dahl avrebbe battuto strade alternative, bene e spesso fondendo il meglio dei thriller nordici con le tematiche di quelli a stelle e strisce (“In questo modo - ha avuto occasione di ironizzare - si riescono a maneggiare meglio le paure”). Per poi trovare, a partire dal 2011 con Brama (che ha vinto il premio come miglior giallo dell’anno dell’Accademia Svedese del poliziesco, oltre a risultare selezionato per il Danish Academy of Crime Writers’ Award), un’ulteriore variazione sul tema, complice una nuova serie battezzata OpCop, attualmente forte di quattro lavori. Serie, l’una e l’altra, che peraltro hanno beneficiato della trasformazione in fiction televisive di successo approdate anche sui piccoli schermi d’Inghilterra e degli Stati Uniti. 
E ora eccolo di nuovo nelle nostre librerie con Apnea, una storia ben orchestrata che a sua volta si nutre di suspense e di colpi di scena a ripetizione. Una storia dove torniamo a incontrare Sam Berger nell’inedito ruolo di ex sovrintendente della polizia di Stoccolma. Lui che quando era in servizio non lasciava nulla di intentato pur di arrivare alla verità, persino a spingersi oltre i confini del lecito. E che ora si trova in fuga dalla giustizia, accusato di un omicidio che in realtà non ha commesso. 
“Il fatto che Molly Blom, sua partner fortuita ed ex elemento di punta dei servizi segreti, si trovi in coma in un letto d’ospedale non l’aiuta certamente. Tanto più che, in una vicenda che puzza di marcio lontano un chilometro, tutti mentono e fanno il doppio gioco. E poi per quale motivo il capo del dipartimento informazioni dei servizi segreti gli sta dando una mano a nascondersi su un isolotto sperduto dell’arcipelago di Stoccolma? Qual è il misterioso incarico che vuole affidargli? Chi è realmente la talpa, il quisling passato dalla parte del nemico che cerca di incastrarlo? E dove può essere Aisha Pachachi, l’unica delle sette ragazze del caso Savinger che Sam e Molly non sono riusciti a liberare?”. 
Tutto questo mentre aleggia nell’aria un qualcosa di orribile che potrebbe accadere e drammaticamente coinvolgere l’intera Svezia. In tale contesto “Sam Berger ha l’impressione di trovarsi a mezz’acqua, in balìa delle gelide correnti del Baltico. Lì dove mancano punti di riferimento e, appunto per questo, basta un istante per sbagliare direzione”. Trovandosi, proprio nel momento in cui ritiene di avere la verità a portata di mano, a precipitare verso il fondo dell’abisso. 
In poche parole: una storia leggibile, fuorviante, a tratti abissale e claustrofobica, dove nulla viene lasciato al caso. A fronte di prospettive volutamente fumose quanto distorte, peraltro giocate su diversi piani. Come si conviene a uno scrittore di razza qual è Arne Dahl, capace di regalare spessore a luoghi, accadimenti e, ci mancherebbe, a personaggi che ti entrano subito dentro.

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