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Una "pietra d’inciampo", una cantina degli orrori, un inaspettato ritorno

A tenere la scena - per mano del norvegese Simon Stranger - i destini incrociati di 5 generazioni di ebrei. Con diversi interrogativi al seguito


22/02/2021

di MASSIMO MISTERO


Si chiama Simon Stranger, è norvegese (è infatti nato a Oslo nel 1976) e ha scritto numerosi libri per bambini, venduti in decine di Paesi e diventati quasi tutti bestseller. Poi la decisione di prendersi in carico anche gli adulti. Risultato? Un romanzo che ha venduto centomila copie soltanto in Norvegia, che è stato tradotto o è in corso di traduzione in 22 nazioni, vincitore del Norvegian Bookseller’ Prize e del Riksmal Prize. 
Un lavoro, che si nutre di suggestioni, turbamenti e inaspettati colpi di scena, volto a ripercorrere i destini incrociati di cinque generazioni di una famiglia ebrea nonché di uno dei più spietati criminali della storia norvegese. Una storia che si nutre peraltro di diversi interrogativi. Ad esempio: che cosa spinge il timido figlio di un calzolaio a diventare un carnefice nazista? Perché i discendenti di una delle sue vittime si trasferiscono proprio nella casa dove lui torturava? 
Ferma restando una precisazione dell’autore: “Mi sono sforzato, per quanto possibile, di trovare fonti che descrivessero gli eventi storici nel modo più veritiero, ma molti aspetti restano inaccessibili. Tra le cose cadute nell’oblio ci sono, naturalmente, i pensieri e le emozioni delle persone coinvolte. Inoltre molti avvenimenti legati alla famiglia Komissar - che tiene la scena in questa storia amara e al tempo stesso intrigante - sono romanzati, quanto meno ricavati da conversazioni e appunti”. 
Anche se, aggiungiamo noi, il lavoro di documentazione è stato certosino. Legato peraltro a rapporti stretti con il Museo della giustizia di Trondheim, al Museo ebraico, all’Archivio di Stato e a molte pubblicazioni legate a questi fatti. Mentre gli estratti delle annotazioni di Gerson “provengono dai testi da lui scritti per i suoi nipoti qualche anno prima di morire”. 
Detto questo spazio alla sintesi di una storia crudele che l’autore ha voluto suddividere in 29 parti, tante sono le lettere dell’alfabeto norvegese che si basa sull’alfabeto latino, con l’aggiunta, da quello internazionale, di tre grafemi: Æ, Ø, Å. 
E così, partendo da A come anklagen, l’accusa; A come avhoret, l’interrogatorio; A come arrestasjonen, l’arresto; A come alt, tutto. Tutto ciò che deve sparire e scivolare nell’oblio, si finisce per arrivare alla Å, come årene, le vene (perché lì che scorre il tuo sangue) e ad året, l’anno. E precisamente il 1945. Quello che sta per finire e con esso sta finendo la guerra. È la vigilia di Natale e la gente festeggia la liberazione… 
Un passo indietro. In una strada di Trondheim, Simon Stranger si inginocchia per raccontare al figlio che secondo la tradizione ebraica una persona muore due volte: prima quando il suo cuore smette di battere, poi quando il suo nome viene letto, pensato o detto per l'ultima volta. Davanti a loro c'è la pietra d'inciampo di Hirsch Komissar, il trisnonno del ragazzo che nel 1942 fu deportato e assassinato dai nazisti. 
Il colpevole della morte di Komissar fu uno dei piú vili traditori della Norvegia: Henry Oliver Rinnan, un collaboratore della Gestapo che stabilí il suo quartier generale in una casa di periferia di Trondheim e trasformò la cantina in una camera di tortura per i dissidenti. La stessa casa in cui i nipoti di Hirsch tornano a vivere dopo la caduta del Terzo Reich. A partire da questo insolito scherzo del destino, Stranger costruisce un romanzo toccante sulla volontà di esorcizzare il dolore e sul tentativo di mantenere in vita i nomi di coloro che si sono persi.

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