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Una ragazza indiana trovata morta, e non sarà la sola, fra le nevi del Montana

Gwen Florio, ex corrispondente di guerra, dà voce a un graffiante poliziesco mettendo in scena un’azzeccata protagonista: la volitiva Lola Wicks


03/12/2019

di Valentina Zirpoli


Avete mai sentito parlare di Gwen Florio? Forse no, ma rapportarsi con un suo libro è una incredibile scoperta. Resa possibile da Marsilio, che ha dato alle stampe Le ragazze del Dakota (pagg. 310, euro 17,00, traduzione di Fabio Zucchella), il primo lavoro della serie dedicata alla coraggiosa giornalista-detective Lola Wicks, costretta a misurarsi con i pericoli del cuore dell’America rurale. Scavando nel torbido delle riserve indiane nel corso di “un viaggio in cui affronta vento, neve e desolazione, attraversando lande solitarie e magnificamente selvagge”. 
Ovviamente una professione, quella del giornalista, che la Florio conosce a menadito e alla quale era approdata grazie alle insistenze del padre Anthony (al quale è dedicato questo libro in abbinata alla madre Patricia) di frequentare un corso dopo una inconcludente laurea in Inglese. In realtà sarebbe stato amore a prima vista, un amore durato trent’anni e che strada facendo l’avrebbe vista nel ruolo di inviata nelle zone più pericolose del pianeta, come l’Afghanistan, l’Iraq e la Somalia. Guadagnandosi per ben tre volte la candidatura al premio Pulitzer. 
Chi l’avrebbe mai pronosticata una simile carriera per quella ragazzina cresciuta in una fattoria del Delawere, senza televisione ma con tanti libri a disposizione, fra pony, cani e galline, ma anche con una puzzola “la cui personalità era forse peggiore del suo odore”? 
Lei che ora abita a Missoula, nel Montana, con il marito Scott, dal quale ha avuto due figli, Sean e Kate Breslin, a loro volta “bravi scrittori nonché divoratori di libri”; lei membro dell’International Thriller Writers e del Mistery Writers of America; lei capace di tessere intriganti storie legate alla cultura dei nativi americani in una terra dove ogni regola è stata sovvertita; lei che dopo due tentativi andati a vuoto (ma si trattava, a suo dire, di due manoscritti validi giusto come fermaporte), aveva debuttato nella narrativa guadagnandosi ben presto, tanto per citare, la stima dei critici del The Strand Magazin (“È  una delle dieci autrici di polizieschi da leggere a tutti i costi”). 
Detto questo spazio alla sinossi de Le ragazze di Dakota, un lavoro sconvolgente, ricco di ritmo e di suspense, dove ogni regola sembra essere stata sovvertita. Con una protagonista fuori dalle righe, appunto Lola Wicks, una giornalista volitiva e ficcanaso, poco avvezza ai compromessi che, dopo essere stata reporter a Baltimora e corrispondente in posti come l’Afghanistan - vi dice qualcosa questo ruolo? - la troviamo a confrontarsi con la deprimente realtà di una cittadina sperduta del Montana. Dove spariscono ragazze. Fermo restando che per lei la ricerca della verità è un imperativo morale, sempre e comunque. 
Certo, “la sua relazione con Charlie Laurendeau, lo sceriffo di origini native, potrebbe causare qualche problema di deontologia professionale, e proprio per questo, quando viene ritrovato il cadavere di Judith, una ragazza indiana scomparsa da alcuni mesi, la prudenza e il buon senso le consiglierebbero di non intromettersi nella faccenda. Ma il richiamo è irresistibile, e il suo istinto le impone di seguire in qualche modo la storia”. 
Le circostanze, e gli indizi, la portano alla guida del suo pick up, in compagnia del suo cane Bub e di un thermos di caffè per tenerla sveglia, fino in North Dakota, in una delle tante boomtown sorte dopo la scoperta di nuovi giacimenti di petrolio. Un luogo fuori dal mondo, dove il maschilismo la fa da padrone. E dove, a quanto pare, la bellissima Judith si guadagnava da vivere come spogliarellista in un locale malfamato della città. 
Ed è proprio “in questo Far West contemporaneo, dove la vita umana - specialmente quella delle donne - vale sempre meno e la legge, come minimo, fa finta di non vedere, che le vecchie regole non valgono più. Mentre quelle nuove devono ancora essere stabilite”. Ma questo non vale per Lola, abituata a confrontarsi con zone difficili, dove la guerra la fa da padrona, dove la ricerca della verità risulta più forte di qualsiasi paura… 
Ma non crediate che sia tutto qui. La nostra protagonista si dovrà infatti confrontare, e questo si rapporta alle prime battute della storia, con la morte - “galeotta” come si vedrà - della sua amica giornalista Alice Carr che lavorava in zona (fatta fuori con un proiettile sparatole in faccia) e della cui fine finirà per essere incolpata. Ragion per cui…

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