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Una serie di misteri, due morti sospette, una scoperta dal valore inestimabile

Torna sugli scaffali la siciliana Barbara Bellomo, giocando di fioretto fra passato e presente con la bella archeologa Isabella De Clio


08/10/2018

di Catone Assori


Il biglietto da visita è di quelli che lasciano il segno: “Leggete Barbara Bellomo. Cattura con fitti misteri e vi farà innamorare della sua eroina: un’archeologa giovane, eccentrica e… siciliana”. Complimenti di circostanza se non fosse che a farli è stato quel geniaccio dell’americano Glenn Cooper, la penna che ha conquistato mezzo mondo con il suo lavoro d’esordio, La biblioteca dei morti, un’avventura appassionante e ricca di misteri tradotta in 31 Paesi. E analoga stima le è arrivata anche da Alessia Gazzola (“Nei suoi romanzi storia e noir si abbinano a meraviglia e la delizia è assicurata”), approdata con le sue storie sul piccolo schermo grazie ad Alice Allevi, una giovane e attraente anatomopatologa drogata di shopping, romantica quanto pasticciona, che i guai sembra andarseli a cercare. 
Insomma, “stime” d’autore per una autrice, Barbara Bellomo appunto, che dopo La ladra di ricordi e Il terzo relitto, torna sugli scaffali con Il peso dell’oro (Salani, pagg. 268, euro 16,90), una riscrittura de Il segreto del peso dell’oro, pubblicato nel 2014 con la casa editrice siciliana Euno Edizioni. A fronte di un canovaccio dove, come nei due precedenti romanzi, il “passato e il presente si fondono per dare il senso della continuità che attraversa i secoli”. Magari rimpiazzando, per rendere più accattivante la narrazione, i dati relativi alla caduta storica di Siracusa con un racconto più verosimile. “Fermi restando, ovviamente, i dubbi sull’esistenza di una corona d’oro e sulle ipotesi relative alla morte di Archimede. Mentre la parte contemporanea del racconto è tutta opera di fantasia, così come del tutto inventato risulta il personaggio di Jacques Stassin”. 
Che altro? I tre libri usciti da questa penna sono frutto - come accennato - della passione per il passato, che ha spinto l’autrice, dopo la laurea in Lettere, “a studiare per il dottorato in Storia antica e per gli assegni di ricerca in Storia romana”. Salvo poi trovare una robusta gratificazione nell’insegnamento come docente presso la cattedra di Storia romana dell’Università di Catania prima, poi come prof in una scuola superiore. “Tuttavia - lo ha precisato lei stessa e lo riportiamo nuovamente - dal mio amato mondo mancava qualcosa. Mi mancava la scrittura che per anni aveva accompagnato il mio lavoro di ricerca. Ho così immaginato di dare vita a personaggi da me incontrati nei documenti antichi, nei manuali e nelle monografie di storia romana. Per il piacere di farli rivivere e per giocare a immaginare i loro pensieri, le loro parole, i loro gesti. Ma non lo volevo fare attraverso libri di pura storia”. 
Sono nati così i romanzi legati al personaggio di Isabella De Clio, “la donna moderna che ama l’antico”. Una giovane bella e preparata archeologa siciliana con un vizietto al seguito (è infatti cleptomane), pronta a sciogliersi nel sentimento che per certi versi la accomuna alla sua creatrice: il forte amore per Catania (“Una città bella e piena di energia - tiene a precisare - anche se spesso soffro nel vederla maltrattata”). 
Isabella De Clio, si diceva, per la quale il lavoro è sempre stato tutto. Ma da qualche tempo sta cominciando a non bastarle più. “La solitudine può infatti diventare pesante, soprattutto se non si riesce a scordare chi un giorno ti ha rubato il cuore. Per fortuna un nuovo mistero è pronto per farle dimenticare la sua situazione sentimentale: una recente scoperta di papiri attribuibili ad Archimede, rinvenuti durante degli scavi, che la spinge ad avvicinarsi all’importante codex rescriptus di età medievale, ritenuto per molto tempo solo un libro di preghiere che nasconde però molte sorprese...”. 
Isabella si troverà così a dover districare un intreccio che interseca passato e presente: “da un lato il famoso scienziato impegnato alla difesa di Siracusa sotto l’assedio dei Romani, guidati dal console Claudio Marcello; dall’altro un tesoro dal valore inestimabile, due morti misteriose e intrighi molto più grandi di lei. Sarà proprio grazie a questa nuova, azzardata, indagine, che Isabella scoprirà di non essere poi sola come credeva...”. 
Il giudizio? L’autrice conferma la sua padronanza della materia trattata, giocando a rimpiattino fra i secoli, in altre parole fra misteri di ieri e misteri di oggi. Ma anche la sua capacità descrittiva ha un ruolo importante nella storia, in quanto il lettore troverà pane per i propri denti nel lavoro di Isabella, non una investigatrice sui generis, ma una donna colta e intelligente, capace di arrivare al dunque a dispetto del suo piacevole aspetto. Giocando sullo spezzatino degli indizi grazie a un cervello deduttivo, tanto acuto quanto brillante. E il finale? Degno di un grande thriller.

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