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Una tranquilla cittadina di provincia e un suicidio sospetto. Sin quando…

Lasciatevi intrigare dalla sottile malvagità dei personaggi di Elizabeth George, capace di emozionare nel segno della suspense


23/07/2018

di Valentina Zirpoli


Con quella faccina da brava persona che si ritrova, di quelle che vorremmo avere come vicina di casa, Susan Elizabeth George - narrativamente parlando - è tutto l’opposto di quello che si potrebbe supporre. Non certo una specie di bad girl, ci mancherebbe, ma una autrice che con la penna riesce a giocare vincente a 360 gradi vista la sua capacità di regalare intrigante semplicità nei più diversi contesti. In altre parole scrivendo saggi, libri per ragazzi, antologie di racconti e, soprattutto, thriller psicologici che catturano e graffiano il lettore: all’insegna della cattiveria di chi, attraverso le parole, riesce a trasmettere emozioni violente. Rendendo precari gli equilibri notturni di chi si addentra nelle sue storie, a prima vista proposte all’insegna di una sonnolenta quotidianità. Dove il bene e il male non sembrano far parte del corollario stretto dei personaggi ai quali regala spessore e credibilità. Fermo restando il risvolto che si nasconde dietro il paravento dell’apparenza… 
Risultato? Venti bestseller, abbonati alle posizioni di vertice nelle classifiche stilate dal New York Times, che si sono conquistati una ricca fetta di lettori anche in Italia (si parla di quasi due milioni di copie, un traguardo certamente riservato a pochi eletti). Venti storie che vedono protagonista l’investigatore Thomas Lynley, un brillante personaggio che l’autrice, strada facendo, ha tratteggiato come si conviene nei suoi pregi e nei suoi difetti. Proponendocelo come un uomo capace, quasi senza darlo a vedere, di addentrarsi nei complessi meccanismi della menzogna. 
Una signora non più giovanissima, la George, battezzata da critici come “la regina incontrastata del mystery” (Entertainment Weekly) e che, con la sua scrittura, “dimostra che i grandi scrittori di romanzi gialli sono anche grandi romanzieri” (New York Times). Non a caso nei suoi lavori ha dato prova di un indiscutibile talento, “conferendo alla detective story classica una dimensione diversa e più complessa, che sonda l’inesauribile varietà dei sentimenti umani”. Lei che è stata insignita dei prestigiosi Anthony Award, Agatha Award, Grand Prix de Littérature Policière e Mimi, riconoscimento tedesco dedicato ai gialli. Lei che ha avuto il coraggio (e ce ne vuole tanto) di negare ai produttori hollywoodiani i diritti cinematografici del suoi libri. Giustificandosi con queste parole: “A mio parere i film a stelle e strisce tratti dai romanzi risultano sempre falsati e banalizzanti. A me piacerebbe invece una trasposizione tipo quella dei film di Ivory. Ho accettato, però, che la Bbc girasse uno sceneggiato da un mio libro e devo dire che il risultato è stato buono; oltretutto ha moltiplicato la platea dei miei lettori in Inghilterra...”. 
Per la cronaca Elizabeth George - della quale ricordiamo Corsa verso il baratro, La donna che vestiva di rosso, Dicembre è un mese crudele, Questo corpo mortale, Un castello di inganni, Un piccolo gesto crudele e Le conseguenze dell'odio, tutti editi in Italia da Longanesi - è nata a Warren, negli Stati Uniti, il 26 febbraio 1949, per poi crescere in California, dove la sua famiglia si era trasferita quando lei aveva soltanto 18 mesi. Laureata in Psicologia, con trascorsi da insegnante di inglese in una scuola pubblica, la nostra autrice risulta ora accasata con il marito Tom McCabe, un uomo a suo dire “infinitamente comprensivo”, ad Huntington Beach (nello Stato di Washington) dopo aver soggiornato, alternativamente, anche a South Kensington, in Inghilterra. 
E il motivo è legato al fatto che tutte le sue storie risultano ambientate nel Regno Unito. “Il giallo all’americana - ha avuto modo di affermare - è troppo spesso violento, basato sull’azione, senza i risvolti psicologici che invece risultano al centro dei miei interessi. Ho quindi scelto, consapevolmente, di seguire la tradizione del giallo all’inglese, perché mi consente di creare dei personaggi a tutto tondo, con caratteri, pregi, difetti e stili di vita che si ripercuotono sul tipo di delitto che sarà poi al centro delle indagini”. 
In quest’ottica “ogni volta che rimetto in pista il mio sovrintendente di Scotland Yard, Thomas Linley appunto, mi trovo a interrogarmi su quale regione d’Inghilterra ambientare la storia. Così mi informo, vado sul posto a visitarla e a raccogliere dati, nella speranza che la ricerca contribuisca a regalare peso ai personaggi, alla trama principale e alle sottotrame”. 
Ad esempio beneficiando, nel caso del suo ultimo lavoro, “delle dritte del comandante della West Mercia Police, Anthony Bangham, che mi ha ad esempio spiegato gli affetti della riduzione dei fondi sul lavoro delle forze di polizia in questa parte del Paese, con ripercussioni allargate alla vita delle piccole città e di quella di Ludlow, dove è ambientato il canovaccio”. Insomma, ricerche che l’hanno impegnata a lungo, tanto è vero che fra un libro e l’altro si è presa una pausa quasi triennale. Ma ne valeva la pena. 
Così eccola di nuovo sui nostri scaffali con Punizione (Longanesi, euro 22,00, traduzione di Annamaria Biavasco e Valentina Guani), un malloppone di 680 pagine che non deve spaventare, in quanto si legge che è un piacere. A fronte di un indiscusso aotout: quello di non limitarsi a descrivere un crimine in abbinata alla indagini per scoprire il colpevole, ma di allargare il tiro a quello che è in realtà una specie di specchio della società. Di fatto un lavoro ad alto tasso di suspense, che vede Barbara Havers e Thomas Lynley impegnati nel caso più difficile della loro carriera. Una storia che lega il lettore dalla prima all’ultima pagina per la capacità di indagare negli insidiosi meccanismi della menzogna. 
Detto questo, spazio alla trama attingendo dalla seconda di copertina. “Suicidio. Questo sostiene la polizia. Ma la vittima, Ian Druitt, diacono dell’incantevole cittadina medioevale di Ludlow, è deceduta mentre era sotto custodia cautelare con l’accusa di un crimine vergognoso. Quando anche l’inchiesta degli Affari Interni conferma che non c’è nulla di sospetto in quanto accaduto, il caso sembra chiuso. Ma la famiglia della vittima non accetta questa versione dei fatti. E ha conoscenze tali da riuscire a far riaprire il caso. Quando il sergente Barbara Havers arriva a Ludlow e inizia a indagare sulla catena di eventi che hanno portato alla morte di Ian Druitt, tutto sembra confermare che si sia tolto la vita. Ma una sensazione che non rie­sce a scrollarsi di dosso le dice che le cose non sono quelle che sembrano”. 
Decide così di “osservare più da vicino gli abitanti apparentemente insospettabili, in gran parte pensionati e studenti, e scopre che quasi tutti hanno qualcosa da nascondere… La verità verrà a galla solo con l’arrivo in paese dell’unico investigatore della Metropolitan Police sufficientemente lucido e indipendente da poter mettere in dubbio l’operato dei colleghi, nonché svelare le corruttele e connivenze che hanno portato alcuni poliziotti a celare la verità”. Questo investigatore, lo avrete già capito, è Thomas Lynley.

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