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Una vecchia serie di drammatici fatti di sangue e una sfida lanciata al lettore da Shimada Sōji

Abbiamo atteso oltre 36 anni per leggere questo romanzo, ma ne varrà senz’altro la pena. In quanto Gli omicidi dello zodiaco si propone - nell’ambito dei delitti della camera chiusa - come uno dei più bei gialli di sempre


15/01/2018

di Massimo Mistero


Scusate, cari lettori, se ce la siamo presa comoda. Non conoscevamo il talento narrativo del giapponese Shimada Sōji, e quando alla fine dello scorso agosto ci è arrivato fra le mani un suo lavoro che risale al 1983, ovvero Gli omicidi dello zodiaco edito dalla Giunti (pagg. 330, euro 18,00, traduzione di Giovanni Borriello), avendo notato che era stato tradotto in inglese soltanto nel 2014, lo avevamo relegato, senza preoccuparcene più di tanto, sullo scaffale delle liste d’attesa. Grave errore. Fortunatamente non è mai troppo tardi per parlarne, in quanto un bel libro (e oltre tutto si tratta del brillante giallo d’esordio di questo autore) rimane sempre un bel libro. E quando lo abbiamo preso fra le mani ci ha subito regalato frenetiche ore notturne di lettura, catturati dalla malizia e dalla sfacciata bravura di questo scrittore che, strada facendo, ha sfornato storie a ripetizione: 32 legate alla serie del detective Kiyoshi Mitarai, 15 a quella del detective Takeshi Yoshiki, più alcuni altri romanzi svincolati da questi due principali filoni narrativi. 
Un libro - Gli omicidi dello zodiaco - che si propone come portabandiera del cosiddetto genere dei “gialli della camera chiusa” e che il Guardian ha inserito al secondo posto nella top ten dei dieci mistery più belli di sempre, dopo Le tre bare di John Dickson Carr e prima di numeri uno del calibro di Agatha Christie, Wilkie Collins e Ellery Queen. 
“Al di là comunque di queste classifiche che hanno sempre un valore relativo - viene fatto notare dall’editore - non c’è dubbio che difficilmente si potrà leggere un altro romanzo come questo, una storia in cui l’aspetto razionale, enigmistico del giallo classico si trova così fuso con un brivido metafisico, glaciale, oscuro”. 
Insomma, una bravura che sconfina nella genialità del romaziere e saggista Sōji Shimada o Shimada Sōji che dir si voglia, nato a Fukuyama, nella provincia di Hiroshima, il 12 ottobre 1948. Una penna pronta a sfidare il lettore più preparato nella soluzione di misteri irrisolvibili, fornendogli tutti gli elementi necessari per metterlo in condizione, senza peraltro ricorrere a sotterfugi, di arrivare alla complessa soluzione del caso con il solo aiuto della sua intelligenza e delle sue capacità deduttive. 
Con Ishioka Kazumi - il poliziotto protagonista della storia in abbinata al geniale astrologo Mitarai Kiyoshi, che in un proprio studio offre consulenze sui segni zodiacali - a punzecchiare l’aspirante detective nella quarta di copertina: “A quanto mi è dato sapere, il caso degli omicidi dello zodiaco (una serie di delitti compiuti in Giappone nel 1936) resta uno dei più strani e sfuggenti nella storia del crimine. Nessuna tra le persone coinvolte, all’epoca, avrebbe potuto immaginarne la meccanica e si riteneva impossibile trovarne l’assassino. O gli assassini. Così i relativi dettagli del caso furono resi pubblici, con la speranza che il mistero potesse essere risolto. Questo libro inizia oltre quarant’anni dopo gli eventi, quando quegli omicidi restavano ancora avvolti nell’ombra. In ogni caso i lettori potranno cercare da soli di ricomporre il complesso puzzle, proprio come io e il mio grande amico Mitarai Kiyoshi siamo riusciti a fare in quel decisivo giorno di primavera del 1979. Assicuro di aver riportato tutti gli elementi necessari, gli stessi su cui noi dovemmo lavorare”. 
Insomma, gambe in spalla e cervello sull’attenti per farsi carico di questa brutta storia, che vede in scena Heikichi Umezawa, un artista ricco quanto eccentrico, appassionato di astrologia e alchimia, una giovinezza trascorsa a Parigi, una vita all’insegna dell’occultismo, dell’estetismo e del lusso. O almeno così era stato sino al giorno in cui “viene ritrovato morto, il cranio sfondato da un oggetto appuntito, nel suo studio chiuso a chiave dall’interno. È mattina e ha nevicato per tutta la notte, non ci sono tracce e tutti i possibili sospettati hanno alibi di ferro”. 
Che altro? “L’artista ha appena completato l’ultimo di una serie di dipinti di soggetto astrologico. Ma soprattutto, tra gli appunti di Umezawa, gli inquirenti scoprono un progetto assurdo e mostruoso: la creazione di Azoth, l’essere femminile perfetto, assemblando parti del corpo di due sue figlie, due figliastre e due nipoti. Ognuna di queste ragazze, tutte vergini comprese tra i diciotto e i ventisei anni, appartengono a segni astrologici diversi e ideali per formare la creatura che costituisce l’ispirazione e il sogno di ogni alchimista”. 
Sta di fatto che poco tempo dopo la morte di questo pazzoide, “le sei ragazze Umezawa vengono effettivamente uccise e ritrovate, variamente smembrate, in luoghi diversi dell’arcipelago nipponico, ciascuno con una precisa valenza magica e simbolica”. Ma allora chi ha ucciso Heikichi Umezawa? E chi ha messo in pratica il suo delirante progetto? 
La Seconda guerra mondiale e la catastrofe militare del Giappone interromperanno le indagini, ma trent’anni dopo un famoso maestro astrologo, appassionato di investigazioni, e il suo giovane assistente riprenderanno a indagare su quei misteriosi omicidi. Scoprendone il perché e il percome. E voi ci riuscirete?

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