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Una voce fuori dal coro: tutti in campo a osannare Draghi, ma è davvero la scelta giusta?

La voce è quella di un manager, già presidente della Fondazione Intesa San Paolo Onlus, che, con il garbo che gli è congeniale, si addentra fra le pieghe decisionali di un uomo certamente di livello, ma con qualche ombra al seguito


08/02/2021

di PIETRO DE SARLO


Mentre scrivo non so come andrà a finire questa crisi di politica. Però alcune considerazioni a futura memoria vanno fatte ora che il ‘ferro è caldo’. Intanto non credo che nella Storia ci sia mai stata tanta melassa spalmata su una persona sola. Non credo sia capitato neanche a Mussolini o a Ceaușescu. Qualche critica minima, almeno per salvare la forma, qualche giornalista salariato la faceva, su Draghi no. 
Eppure ha una storia di prestigio, ma anche divisiva e con tanti errori. Un giornalismo equilibrato magari un minimo accenno a questi errori dovrebbe farlo, almeno per mitigare la nausea che tanta melassa fornisce agli spiriti liberi. 
E quindi oltre al merito di ‘aver salvato l’euro’ occorrerebbe ricordare la vicenda dei derivati sottoscritti, quando era direttore generale del tesoro, con Morgan Stanley, dove ha trovato prestigioso lavoro anche il figlio, e che, proprio durante il governo Monti questi titoli, divenuti tossici, dispiegarono gli effetti negativi. Nel suo curriculum c’è anche il suo ruolo ‘tecnico’ nella vendita delle autostrade italiane ai Benetton e da Governatore l’autorizzazione a Mps per l’incauto acquisto della Banca Antonveneta. 
Chi lo sa se i giornalisti italiani hanno mai ascoltato le registrazioni delle riunioni dell’Eurogruppo, pubblicate da Varoufakis, cui partecipava anche Mario Draghi. Otre ai vigliacchi silenzi di Padoane Renzi, spicca il ruolo da lui avuto nella vicenda della crisi greca. 
Era il 2015. Da presidente della Bce preannunciò a metà settimana la chiusura per il lunedì successivo delle banche in Grecia. Un errore tecnico troppo banale per non essere voluto. Questo causò le code ai bancomat che tutti abbiamo visto in televisione e una crisi di liquidità finalizzata unicamente a piegare il governo greco ad accettare un piano che si rivelerà, ma lo sapevano tutti anche prima, un disastro per la Grecia. La Storia prima o poi chiederà il conto dei morti per suicidio e per fame della Grecia a causa della Troika. 
Un uso politico di una banca centrale come non si era mai visto nella Storia e in modo così sfacciatamente palese. Però i greci dovevano imparare che si può votare liberamente ma solo se si scelgono persone gradite e obbedienti al potere dell’Europa a trazione tedesca, altrimenti se ne pagano le conseguenze. 
Anche in Grecia i giornali avversavano i tentativi del Governo democraticamente eletto e che tentava di salvare il salvabile. Melassa invece sull’Europa e sulla Troika, presenza dipinta come salvifica. 
Ma i giornali erano in mano agli oligarchi, né più e né meno dei giornali italiani. I maggiori azionisti delle testate più vendute sono Berlusconi e gli Agnelli, che beneficiano delle tassazioni olandesi. Eppure i greci avrebbero dovuto aver presente la lezione data qualche anno prima all’Italia. 
Può non piacere Berlusconi, che dalla lezione ricevuta si regola ora di conseguenza guadagnando in Olanda un occhio di riguardo, ma era a capo di un Governo liberamente eletto. Ridicolizzato dai capi di Stato francese e tedesco e messo sotto tiro dallo spread fu comunque costretto alle dimissioni. A proposito di spread, le quantità degli acquisti e vendite di titoli italiani fatte dalla Bce e dalle principali Banche tedesche e francesi all’epoca non si è mai saputa. 
A quel punto Napolitano chiamò Monti per eseguire gli ordini dell’Europa inviati il 5 agosto 2011 proprio a firma Draghi Trichet.  Le conseguenze per l’Italia non furono così drammatiche come per la Grecia anche perché, senza la Troika, il Paese si era auto-commissariato facendo tutto quello che ‘ce lo chiede l’Europa’. Eppure le conseguenze negative di quel governo sia nell’economia sia nella vita di tutti perdurano ancora ora. 
Ma quali sono le differenze con Monti? Monti ebbe in parlamento un voto quasi unanime. Anche in quel caso ci fu la melassa della stampa sul Salvatore della Patria. La delega fu assoluta e in bianco. Ma i tempi erano diversi. Il governo Berlusconi rifiutava di accettare la crisi, ‘i ristoranti sono pieni’, e sul premier gravava il peso dei burlesque, a cui sembrava più interessato rispetto all’azione di governo. 
Il governo Conte invece ha gestito egregiamente la pandemia, i vaccini, ha ottenuto 209 miliardi di euro dall’Europa, dove pur in una cornice europeista ha difeso, cosa mai vista da decenni, gli interessi del Paese, ed ha all’attivo nel 2019 il più basso rapporto deficit / PIL dal 2007:1,6%. La sua popolarità era ed è elevata. 
Credo che paghi tutto questo. Un uomo ai margini del sistema che fa più di tutte le élite che hanno governato il Paese sostenuto da un partito di nullafacenti non era più accettabile. 
Chi dice il contrario lo sostenga con numeri alla mano e certificati. Certo, di fronte alla novità della pandemia mai vista prima qualche errore è stato fatto ma si confronti l’efficienza nella gestione dei vaccini, nonostante la Lombardia, e della pandemia con quella di Spagna, Francia, Germania, Svezia, Inghilterra, Olanda, Usa. E tutto questo lo ha fatto avendo ereditato una sanità allo sfascio e un Paese altrettanto allo sfascio grazie a Monti e Renzi. Sempre numeri alla mano: vi sfido a colpi di tabelle Eurostat. 
Non si capisce quindi perché questa crisi né perché il presidente della Repubblica nell’elenco delle priorità del Paese da affidare al deus ex machina Draghi abbia messo anche il piano vaccinale. 
Detto questo, un’altra domanda: la democrazia è a rischio? Mai nella mia vita avrei immaginato che a spiegare il significato di democrazia fosse una postfascista: Giorgia Meloni. Eppure la nascita di questo Governo muove da un ricatto fatto per ignoti motivi che andranno prima o poi chiariti e fino in fondo. Ah! Se solo ci fosse una stampa libera, dei veri giornalisti di inchiesta disposti a rischiare invece dei velinari che gonfiano inutilmente le redazioni dei giornali! 
Per evitare questa crisi sarebbe stato sufficiente che qualcuno, con decisione, avesse detto a Renzi: dopo Conte si vota. Forse avrebbe potuto farlo il Colle, ma non lo ha fatto. L’ipotesi Draghi è sulla più alta scrivania d’Italia dal 2018, dopo le elezioni stravinte da M5S e Lega? 
A questo punto da cittadino vorrei che qualcuno mi dicessi con chiarezza quali sono i limiti che abbiamo quando votiamo. 
Fateci, per favore, un elenco di ‘benevisi’ da parte della Bundesbank su cui poter esprimere il voto, così, facciamo prima e ci evitiamo tante tarantelle inutili e umilianti per il Paese! E ci evitiamo anche la tiritera dello spread che sale e scende in funzione del gradimento sul governo di BCE e altri organismi burocratici senza alcun controllo politico e nessuna trasparenza. 
A questo punto ci troviamo di fronte a un elenco divisivo: Governo tecnico o politico? Esistono governi tecnici? 
A me pare che scegliere Draghi sia come scegliere Hamilton per guidare l’autobus della gita scolastica del liceo. Apparentemente ha senso. Un buon autista fornisce garanzia di guida sicura e veloce. Ma il problema è che la classe in gita non ha deciso dove andare. 
Se guidare è un fatto tecnico dove andare in gita è un fatto politico. Potrebbe anche essere che mentre i liceali litighino se andare a Parigi o a Madrid Hamilton vada a Berlino e che magari quando i liceali se ne accorgono il litigio salga di tono facendo finire in un burrone l’autobus. 
Oppure che per accontentare tutti in attesa delle decisioni si giri a vuoto attorno all’isolato. In ogni caso l’autista Draghi ancora non si è capito che dove voglia portare il litigioso gruppetto. 
Fuor di metafora un’altra delega in bianco e un uomo solo al comando.  Altro che democrazia! 
Ecco su casa litiga la classe, un non esaustivo elenco di argomenti divisivi, come va di moda dire ora: MES, reddito di cittadinanza, revoca ai Benetton, quota 100, patrimoniale, prescrizione, flat tax, immigrazione, sgravi fiscali, ponte sullo Stretto, eccetera. 
E poi c’è la questione del Sud. Emanuele Felice, responsabile economico del PD, ha scritto un libro dal titolo ambizioso: Perché il Sud è rimasto indietro. 
L’unica cosa degna di nota, a parte i soliti luoghi comuni sul Sud e sui Borbone, è una tabella che mette a confronto l’andamento del PIL tra le varie regioni dal 1871 al 2009. Nel 1871, fatta 100 la media nazionale, il Sud era a 90, nel 2009 a 69 e oggi probabilmente ancora meno.   I Borbone non ci sono più da 160 anni ma le divergenze aumentano. Con il Recovery Plan cosa pensa di fare Draghi per il Sud? 
Perché il pensiero corrente dell’élite è che ‘se parte il Nord parte il Paese’ ma proprio i dati di Felice mostrano che questo è solo uno dei tanti luoghi comuni privi di fondamento e di dimostrazione non dico scientifica ma almeno suffragata da qualche indicatore oggettivo. 
Epperò la politica e la democrazia hanno bisogno di numeri. E, a meno di un colpo di Stato, in parlamento ne ha bisogno anche il governo tecnico. E i numeri ci dicono che almeno un partito tra M5S e Lega la fiducia deve votarla, stante anche l’annunciata opposizione di FdI. 
Il M5S ha già detto prima sì al Governo con Salvini, e si è dissanguata su questo. Poi ha detto sì al governo con il PD e Renzi, continuando a perdere consensi, se dice sì anche a Draghi andrà a finire che l’unico a cui ha detto no è il povero Bersani. 
Non solo, ma ha detto sì anche al Tap, all’Ilva, alle nomine di Descalzi e Profumo, poi ha detto sì anche alla fine dello stop alle trivellazioni. A cosa dovrà dire ancora sì per stare al governo con Draghi? 
Se si dovesse andare a un Governo politico, con gli stessi partiti che hanno sostenuto il Conte due compreso Renzi, l’umiliazione sarebbe totale. E se dopo aver ascoltato tutte le sere nelle dichiarazioni ai TG Renzi e il Pd invocare l’uso del Mes oggi si decidesse che non ricorrere al Mes non è un problema la farsa sarebbe smascherata anche agli occhi del più cieco pentastellato a favore di Draghi.  
Ma a chi conviene? Qualche tempo fa ho pubblicato un webpost sull’aumento delle povertà in una parte dell’Europa. Mentre nell’altra parte, sempre dell’Europa, queste diminuiscono. Non è autopromozione ma se avete tempo leggetelo (https://www.pietrodesarlo.it/2021/01/02/le-poverta-e-disuguaglianze-in-europa/ ) e dovrebbero leggerlo specialmente quelli che gioiscono delle continue umiliazioni dei 5S. 
L’élite intellettuale ed economica si è sentita defraudata dalla vittoria del Movimento e della Lega nel 2018. Non ha mai fatto autocritica e, come lo sciocco, ha visto il dito, ossia la vittoria dei parvenu chiamati con disprezzo populisti e sovranisti, e non la luna, ossia il disastro economico e sociale che ha prodotto solo nei paesi del Mediterraneo la politica imposta dall’Europa a trazione tedesca.

I due governi Conte hanno dato un poco di fiato e speranza ai poveri e, soprattutto il M5S e la Lega, hanno fornito uno sbocco democratico e parlamentare al malessere diffuso.

Ho la sensazione che l’élite di pianura, e anche qualcuno in Collina, abbia perso il polso del Paese. Dio non voglia!

L’omologazione totale e completa del M5S toglierà alla protesta lo sbocco democratico. A chi andrà la mietitura di questa protesta? Meloni? Se fosse così andrebbe ancora bene ma se l’élite continuerà a dire ‘se non avete pane mangiate le brioches’ non so come andrà a finire. Oggi il Covid e gli sfondamenti continui di bilancio hanno tenuto botta, ma finito questo?

Di atto aver demolito il governo Conte è stato un bell’azzardo. Chiediamoci per favore cosa potrebbe succedere se Draghi fallisse negli obiettivi.

Oltre a Presidente del Consiglio con Draghi cambia anche la pubblica amministrazione, ridotta numericamente all’osso e ad essere la più anziana d’Europa? In meno di due anni, oltre a decidere dopo le inevitabili lacerazioni su come spendere i soldi guadagnati in Europa da Conte, i cantieri del Recovery Plan saranno attivati?

Draghi nel breve tempo che gli verrà concesso, bene che vada poco più di un anno, avrà fatto le riforme che chiede l’Europa e che ancora non si riesce a capire quali siano e con quali contenuti? Riuscirà a riformare la giustizia? Riuscirà a diminuire le divergenze sociali dove i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi?

Se ci riuscirà passerà alla Storia come il salvatore della Patria. Altrimenti passerà le serate in TV a giustificare il proprio operato come fanno ora Monti e Fornero, con i soliti velinari intorno che mai fanno una seria obiezione, e il Paese sarà sempre più incattivito e povero.

Detto questo, se mi consentite, siano arrivati all’ora delle lusinghe. In questo momento tutti lisciano il pelo al M5S parlando della prova di maturità che sta dando. Ottenuto lo scopo quando si andrà alle elezioni dipingeranno questa stessa prova di maturità come un voltafaccia dettato dall’attaccamento alla poltrona di tanti miracolati. Qualcuno ha persino squallidamente ironizzato sul breve e nobile intervento fuori dal Palazzo di Giuseppe Conte. Vergognatevi!

Se vi illudete che i voti in fuga dal Movimento andranno a favore dell’élite vi sbagliate, forse andranno alla destra o a qualcosa che deve ancora nascere e di molto peggio. Aver chiesto con questa crisi al M5S di suicidarsi a cosa sarà servito? C’è solo da sperare che Mario Draghi sia all’altezza di Giuseppe Conte.

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