Share |

Una volta li chiamavano... voltagabbana, ora responsabili

Le giravolte del premier Giuseppe Conte per salvare la poltrona mentre Matteo Renzi, che pensava di poter dettare le regole, si trova - con suo grande dispiacere - messo all’angolo


18/01/2021

di CATONE ASSORI


Dio, come siano caduti in basso. In un momento così drammatico per il Paese, con i colpiti dal virus pandemico che non accennano a ridursi e un numero di morti giornalieri da far rabbrividire, ci voleva il Matteo Renzi da Firenze a scombinare le carte con il suo ennesimo assalto al fortino di Giuseppe Conte. Il quale, per sopravvivere, deve far di conto con i responsabili (quegli stessi che in passato venivano definiti, senza mezzi termini, dei voltagabbana, ma che adesso risultano invece dei salvatori della patria). 
Renzi, si diceva, passato alla storia per la sua… strana serietà. Chi non ricorda infatti il famoso stai sereno dedicato all’allora premier Enrico Letta, seguito dal giurin-giuretto sul fatto che si sarebbe ritirato dalla politica se avesse perso il referendum? Fermo restando che da un po’ di tempo a questa parte non è stato da meno: minacciando un giorno sì e l’altro pure di togliere la fiducia all’Esecutivo in carica. E alla fine lo hanno… accontentato. 
Certo, l’uomo ha una capacità oratoria sbalorditiva, da affabulatore. A sentirlo incanta, ma ad analizzarlo a fondo un po’ meno. In quanto, pur avendo ragioni da vendere su alcuni punti, è finito per scivolare sulle sue stesse filippiche condite di aperture e di chiusure, di sì e di no, di accetto e non accetto, di sorrisi e cazzotti. Di sicuro ci sfugge perché l’abbia fatto. Forse - sottolineiamo forse - si riteneva sicuro, ancora una volta, di ottenere quello che voleva (ma cosa voleva in realtà? Ah, sarebbe bello saperlo…). 
A sua volta Giuseppe Conte da Volturara Appula, in provincia di Foggia, non è tipo da farsi mettere i bastoni fra le ruote da un ex Pd ormai in disuso. In quanto, dopo aver faticato un po’ di tempo a inserirsi in un ruolo che non sembrava fatto per lui, ha imboccato la strada - a lui tanto gradita - del capopopolo. Di colui che può fare ciò che vuole. Di diventare, in altre parole, il padrone del vapore con i suoi raffazzonati Dpcm; con le sue ripetute incursioni in video nei momenti di maggior ascolto; con le sue paternali da (finto) buon padre di famiglia. Tanto da proporsi a sua volta personaggio di peso, minacciando sottobanco di fondare, se un domani venisse disarcionato, di dare vita a un partito tutto suo (i sondaggi gli regalano infatti numeri interessanti). 
Il tutto a fronte di uno sgangherato corollario politico. Con i grillini a sostenerlo a spada tratta (una fine prematura della legislatura li vedrebbe finire nel limbo di chi conta meno di niente); i democratici a cercare di alzare i toni con un sempre più demotivato e illuso Zingaretti. I due leader che, poco più di un anno fa, giuravano e stragiuravano: “Non voglio avere a che fare, né oggi né mai, con il Pd” il primo; “Ho sconfitto due volte i grillini e non voglio certo avere a che fare con loro” il secondo. Pensate un po’ chi sono i predicatori di turno. 
Allora - verrebbe da pensare - non ci resta che puntare sul centrodestra. D’accordo, ma anche in questo caso ci viene da ridere. Avendo a che fare con un certo Matteo Salvini che si è tagliato le gambe da solo, perdendo in una manciata di mesi di sproloqui buona parte del tesoretto di elettori che si era portato a casa con la sua battaglia contro l’immigrazione clandestina. Continuando a predicare (leggi pure blaterare) al vento, tanto da non trovare veri consensi nemmeno nei suoi stessi compagni di ventura. Perché la politica non è quella del muro contro muto, semmai del confronto. Duro, ma pur sempre confronto. Soprattutto quando il momento risulta grave come quello che stiamo attraversando. 
E questo vale anche per l’altra pasionaria di turno, Giorgia Meloni, più accorta nelle dichiarazioni (tanto da aver rubato parecchi punti di share al suo compagno leghista), ma a sua volta segnata dal paraocchi del pressapochismo. Che la porta a sbraitare solo sul tema a lei caro, “elezioni subito”, convinta che tutti siano lì ad aspettare lei, a regalare al centrodestra i numeri per governare senza problemi. Sì, proprio in Italia, dove da un giorno all’altro il cambio di casacca (esattamente come succede con i parlamentari) risulta all’ordine del giorno. 
Ultime note per il redivivo Silvio Berlusconi (reduce peraltro da accertamenti cardiaci in quel di Monaco), che a guardar bene - anche se ormai conta meno del due di picche - è ancora quello con un po’ di sale in zucca. E lo ha ultimamente dimostrato - piaccia o non piaccia - con dichiarazioni improntate a un certo furbesco buon senso.

(riproduzione riservata)