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UniCredit: dai Bot e dai Btp quasi un miliardo di interessi in più per il debito pubblico nel primo trimestre


01/04/2019

Il debito pubblico, ormai lo sanno tutti, rappresenta la nostra spina nel fianco. Quella che non dovrebbe regalare sonni tranquilli ai politici e che invece, a quanto sembra, inquieta soltanto gli italiani, gravati sin dalla nascita da un insopportabile macigno. Ben sapendo che, più il debito sale, più mette a rischio la crescita e lo sviluppo. 
Purtroppo questo debito, che avrebbe dovuto essere messo sotto osservazione dal Governo gialloverde, continua a crescere alla grande. Secondo uno studio elaborato da Unimpresa su dati di Bankitalia, negli ultimi dodici mesi è cresciuto di 71 miliardi di euro a un ritmo di 5,92 miliardi al mese (dai 2,93 miliardi dell’anno precedente). Schizzando a gennaio alla cifra record di 2.358 miliardi di euro, ovvero il 130 per cento del nostro Prodotto interno lordo. 
E, cosa ancor più grave, l’Italia, secondo il “Bollettino” della Banca centrale europea, è l’unico Paese dell’area euro ad avere un costo del debito pubblico superiore al tasso di crescita nominale dell’economia. Bce che sottolinea anche il fatto che il differenziale tra tasso di interesse e tasso di crescita risulta negativo in tutti gli Stati che si rapportano all’euro ad eccezione dell’Italia. Un differenziale che resterà peraltro negativo anche nel 2019 e nel 2020. 
E se ci dobbiamo confrontare, dopo un periodo di vacche magre, con un ritorno degli investitori esteri nel nostro Paese, la situazione risulta ugualmente pesante. Non a caso i dati del primo trimestre, relativi ai 76 miliardi di titoli di Stato a medio-lungo termine (BTp, CcT e CTz) emessi dal Tesoro, ci vengono a costare, in termini di interessi annualizzati, circa 700 milioni di euro in più rispetto ai titoli analoghi collocati nel primo trimestre dell’anno scorso. Cifra che sale ulteriormente a ridosso del miliardo se si tiene conto anche dei Bot semestrali. Questo perché (maledetto spread) il tasso medio ponderato dei titoli a medio-lungo termine è stato infatti del 2,27%, vale a dire quasi un punto in più rispetto all’1,35% del primo trimestre 2018.

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