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Unione europea: governance economica, immigrati e il nuovo (discusso) ruolo dell'Italia


25/06/2018

di Monia Savioli


Match Italia-Europa, primo tempo. Gradualmente ci stiamo trasformando nell’ago della bilancia di una Europa che il ministro Paolo Savona ipotizza stia implodendo. Un colosso fragile che la politica spregiudicata e per nulla timorosa di Matteo Salvini sta mettendo in crisi. Due le questioni aperte sulle quali l’Italia mostra i muscoli: immigrati e governance economica. Entrambe saranno al centro dei confronti che si apriranno in settimana nel corso del vertice sull’emigrazione e durante il Consiglio europeo previsto per le giornate di giovedì e venerdì. 
Sul fronte immigrazione, l’atteggiamento meno accomodante dell’Italia ha reso chiara l’assenza di una politica europea definita, separata dalla disponibilità all’accoglienza offerta fino ad ora dal governo italiano. Il no dell’Italia all’utilizzo dei porti e delle risorse senza aiuti da parte dell’Europa ha riacceso i riflettori sul comportamento che fino ad ora hanno avuto gli altri paesi restii ad accogliere gli sbarchi delle navi delle Ong piene di migranti, sui loro territori. 
L’uso dell’Italia, come tampone, è stato avallato fino ad ora anche sull’altro fronte, quello della governance economica dell’eurozona a rischio di disgregazione. Per il ministro Savona si tratta di un dejà vu. Da anni infatti l’economista insiste sulla gestione sbagliata dei trattati di Masstricht su cui è costruita l’impalcatura europea. Gestione che ha permesso la demonizzazione dell’Italia, quale fanalino di coda di un Europa che non decolla a causa anche del fardello tricolore, e la possibilità per paesi come la Germania di fiorire grazie al surplus commerciale oggi messo in crisi sul fronte export dai dazi imposti oltreoceano dall’amministrazione Trump. 
Questioni tecniche? Anche. Ma soprattutto, dicono gli esperti, di sudditanza politica e psicologica. Il condirettore del Times, Wolfgang Munchau, dal suo osservatorio esterno, giudica destabilizzante per il tradizionale panorama politico europeo la mancanza di paura mostrata da Matteo Salvini. Il nostro ministro dell’Interno non teme l’isolamento dell’Italia, lo spauracchio che in passato ha fatto accettare al paese condizioni contrarie al proprio interesse. 
Ora pare che quel capitolo si sia chiuso e sia cominciata l’epoca della riscossa. O di una nuova Europa.

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