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Uno scrittore alle prese con un mistero sepolto negli anni: e il gioco delle illusioni è servito

Il nuovo thriller, implacabile e inquietante, firmato da Franck Thilliez, con 150mila copie vendute ha sbancato i botteghini francesi


16/09/2019

di Carlo Sutalime


Una cosa è certa: nel momento stesso in cui vi metterete a leggere Il manoscritto (Fazi Editore, pagg. 478, euro 18,00, traduzione di Federica Angelini), un sorprendente noir firmato da quel geniaccio di Franck Thilliez, le notti si faranno piccole. Tale è infatti la capacità di questo autore nell’intrigare e inquietare - a fronte di una trama ben strutturata, segnata dalla perversione e giocata sulla memoria - che difficilmente, una volta iniziata la lettura, se ne potrà fare a meno. Come peraltro successo ai 150mila francesi che lo hanno acquistato dopo la sua uscita lo scorso anno per i tipi delle Fleuve éditions. 
Lettori che resteranno irretiti da una storia che si sviluppa a mo’ di matrioska, seminando dubbi e utilizzando la tecnica del mise en abyme (espressione inizialmente utilizzata da André Gide, premio Nobel per la letteratura nel 1947, per indicare un espediente narrativo che prevede “la reduplicazione di una sequenza di eventi che condensi il significato ultimo della vicenda in cui è collocata”). 
In effetti, proprio come la protagonista del suo libro, Thilliez costruisce “un intreccio calibrato al millimetro, giocando con i temi perturbanti del doppio e della memoria, incastrando in ogni svelamento un nuovo mistero”. Con il risultato di accalappiare l’attenzione del lettore, non lasciandogli scampo. Anche perché un “romanzo è un gioco di illusioni, dove tutto è vero e tutto quanto è falso, e la storia inizia a esistere solo nel momento in cui viene letta”. 
Parole che nella prefazione escono dalla bocca di J-L. Traskman, figlio di Kaleb, famoso scrittore di thriller che si era suicidato, sparandosi un colpo in testa con la pistola di un poliziotto. Il quale J-L., dopo la morte del padre, scopre un suo fantastico manoscritto. Una storia all’epoca senza finale - contorta, labirintica, angosciante, nera - alla quale avrebbe dovuto regalare le battute conclusive, sotto la spinta della sua storica editor. “Affondando la mia inventiva nella mente contorta di mio padre” a fronte di una storia intitolata, “secondo logica, Le Manuscrit inachevé, Il manoscritto incompiuto appunto”. 
Questo canovaccio racconta di Léane Morgan, a sua volta scrittrice di successo, che firma le sue storie con un nom de plume per salvaguardare il suo privato. Sposata con Jullian, Léane aveva infatti visto il suo matrimonio naufragare dopo il misterioso assassinio della figlia Sarah, il cui corpo non era mai stato ritrovato nonostante un serial killer avesse rivendicato l’omicidio. 
Dopo la tragedia, del suo matrimonio non sarebbe rimasto che un luogo: la solitaria villa sul mare nel Nord della Francia che Léane aveva già abbandonato da tempo; ma quando il marito viene brutalmente aggredito subendo una perdita di memoria, lei si vede costretta a tornare in quella casa, carica di ricordi dolorosi e, adesso, anche di un inquietante interrogativo: cosa aveva scoperto Jullian, impegnato nella ricerca ossessiva della verità sulla scomparsa della figlia? 
Intanto, nei dintorni di Grenoble, viene ritrovato un cadavere senza volto e senza mani nel bagagliaio di una macchina rubata: potrebbe forse trattarsi di un’altra vittima del presunto assassino di Sarah. Toccherà quindi a Léane farsi carico dell’indagine del marito e cercare di rimettere insieme i tasselli di un enigma che, indizio dopo indizio, si rivelerà sempre più complesso. In parallelo le intuizioni del poliziotto Vic, dotato di una memoria prodigiosa, permetteranno di incasellare alcuni tasselli del puzzle, mentre altri spaventosi elementi arriveranno a confondere ogni ipotesi su una verità che diventerà sempre più distante, frammentaria e, inevitabilmente, terribile... 
In sintesi: una storia complessa, sorretta da personaggi, per dirla con le parole della critica di Elle, che “prende in prestito tratti dei protagonisti de Il silenzio degli innocenti e di Misery deve morire”, conducendo il lettore verso “le porte dell’inferno”. Ma anche un romanzo, parola di editore, che piacerà ai fan di numeri uno del calibro di Dicker, Bussi, Musso e Lemaitre. 
Per la cronaca Franck Thilliez è nato ad Annecy il 15 ottobre 1973 e attualmente vive a Mazingarbe, una cittadina del Nord-Est della Francia vicina a Bethune, nel Pas-de-Calais. Ingegnere informatico, è appassionato di tecnologie telematiche e soprattutto di scrittura. E appunto come autore aveva debuttato nel 2004 con Train d’enfer pour Ange rouge, seguito l’anno dopo da La chambre des morts (La camera dei morti nella versione italiana del 2007, anno in cui Alfred Lot l’aveva “tradotto” per il grande schermo). Lui autore di una ventina di romanzi che hanno collezionato diversi riconoscimenti, come il Prix des lecteurs Quai du polar e il Prix Sncf du polar français. Lui grande appassionato di film thriller, dai quali ha tratto ispirazione - viene da pensare - per la scrittura dei suoi coinvolgenti lavori. E questo è quanto.

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