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Uno strano omicidio-suicidio nella Milano bene degli anni Sessanta

A indagare, ancora una volta, Greta e Marlon, i due azzeccati personaggi usciti dalle intriganti penne di Erica Arosio e Giorgio Maimone


23/10/2017

di Massimo Mistero


Personaggi e interpreti di Cinemascope. Un delitto alla moviola per Greta e Marlon (Tea, pagg. 334, euro 16,00), il nuovo lavoro firmato da Arosio & Maimone e ambientato nel novembre 1963 a Milano: in primis Greta Morandi, trentotto anni, avvocato (una belloccia dai capelli rossi, lentigginosa, con qualche punto nero fra le pieghe del passato e una buona dose di grinta); poi Mario Longoni, quarantatre anni,  ex partigiano ed ex pugile nonché proletario e comunista militante, detto Marlon (in quanto un po’ Marlon Brando e un po’ Philip Marlowe). Un penalista di successo oltre che “il meglio” detective della città. È il braccio destro di Greta; quindi la vittima designata, Edilio Borghini, il cinquantenne imprenditore che vorrebbe che tutti i milanesi respirassero la sua aria (condizionata). Un gran viveur con la passione per il cinema e per le belle donne. Senza dimenticarci di Francesca Pagliani, attricetta sulla rampa di lancio nonché probabile amante di Borghini; di Gaudenzio Locatelli, il non certo immacolato custode dei segreti della gente bene; di Tommaso Dubini, avventuriero di lungo corso nonché (quasi) fidanzato di Greta.
E poi, allargandoci in ordine sparso alla periferia della storia, incontriamo i non certo immacolati familiari di Borghini, un cameriere dal misterioso passato parigino, il fornaio di via Cerva che aiuta Marlon nelle indagini, la Triade (il cui scopo è quello di tenere l’Italia sotto scacco preparandosi, con l’appoggio dei Servizi segreti, a respingere il pericolo comunista) e l’esponente dell’estrema sinistra del Pci, che controlla l’arsenale delle armi nascoste in vista della rivoluzione.
Fermo restando che a tenere la scena di questo intrigante lavoro, in qualità di protagonista, è ancora una volta la Milano del boom economico, quella in bilico fra Europa e Italia, in ogni caso ancora troppo vicina ai fantasmi del passato. La città che da tempo vive nell’incubo degli scavi a cielo aperto della metropolitana (tatatapumpum, tatatapumpum, ventiquattro ore su ventiquattro, era il belato assillante delle scavatrici - ndr), ovvero la “linea rossa”, quella che verrà inaugurata a metà dell’anno dopo. Una città che inizia a inebriarsi di cinema, che vede la Dolce vita farsi largo sui Navigli e che assiste all’ingresso a tutto spiano nelle case dei milanesi degli elettrodomestici e dei televisori; una città che strizza l’occhio ai ghisa (leggi vigili urbani) che ancora pedalano in bicicletta, che incomincia a subire il proliferare delle auto e dei semafori, che deve sopportare i nebbioni e lo smog da carbone (quello vero, che riempie e annerisce i polmoni della gente). Per non parlare dell’escalation della malavita.
Insomma, visto che “nessuno più dei fantasmi del passato ha cose da raccontare”, di cose da proporre - in questo nuovo viaggio nella memoria (“Un omaggio peraltro al cinema noir, soprattutto quello americano e francese degli anni Quaranta e Cinquanta, tanto è vero che - annotano gli autori - abbiamo scelto i titoli di ogni capitolo pescando fra le pellicole più belle di quel periodo”) - ne hanno Erica Arosio (casse 1954) e Giorgio Maimone (nato nel 1953), due penne che pur nelle loro diversità riescono a trovare un punto di incontro “scrivendo, discutendo e riscrivendo più con il cuore che con il mestiere”. Loro che, una volta messo a punto un progetto comune ed essersi suddivise le parti, si mettono al lavoro. “Per poi leggere a voce alta” il frutto dei rispettivi compiti. 
Loro che si considerano milanesi, anche se non al cento per cento, in quando provenienti dall’hinterland. Ad esempio Maimone ammette di essere nato a Vedano Olona, nel Varesotto, proprio sul divano di casa dov’era nata anche sua madre, per poi trascorrere tutta la vita sotto la Madonnina, dove ama dedicarsi a lunghe camminate alla scoperta di questo o quel luogo. Loro che rappresentano lo spaccato di una stessa medaglia: lui dal carattere impulsivo e lei più diplomatica e accomodante, in altre parole proponendosi l’uno come “ministro degli Interni e l’altra come ministro degli Esteri”. Loro accomunati dalla lettura di numeri uno come Simenon, Chandler e Camilleri, ma con diversificazioni francesi per Giorgio e americane per Erica.   
Loro che, insieme, hanno pubblicato diversi lavori, come l’antologia di sette racconti intitolata L’Amour Gourmet imbastita sui primi passi della ristorazione nel capoluogo lombardo, nonché Un, due, tre… stella, dove Ezio e Renata Santin ripercorrono le tappe più significative della loro vita privata e professionale, dagli esordi al grande successo stellato ottenuto con l’Antica Osteria del Ponte di Cassinetta di Lugagnano.
Che altro? Erica Arosio, una donna “energica e febbrile” laureata in Filosofia, amante del nuoto, del cinema e soprattutto dei viaggi (“Ad aprile ero a Lanzarote, a giugno nell’adorata Filicudi e ad agosto, zaino in spalla, in viaggio fra il Laos e la Cambogia”) è stata a lungo caposervizio del settimanale Gioia (dove si è occupata di cultura e spettacolo) e ha collaborato con diverse testate a partire da la Repubblica, Il Giorno e Cineforum. Inoltre - lei pronta a negare di avere mani fatate in cucina e men che meno nel… ricamo - ha scritto una biografia su Marilyn Monroe e il romanzo L’uomo sbagliato (che vede in scena una donna in bilico fra il quotidiano e il futuro a fronte di un assunto: se gli uomini cambiano, cambiano soltanto in peggio).
Romanzo sul quale il compagno di penna Giorgio ci ricama: “Con Erica ci siamo conosciuti nel 2011, a un pranzo di ex lavoratori di una radio libera. E siccome aveva appena scritto, per l’appunto, L’uomo sbagliato, mi chiese di leggerlo per avere il mio giudizio. Onestamente lo ritenni per certi versi immaturo e quindi necessario di una revisione. Così quando la Baldini & Castoldi si disse disposta a pubblicarlo a patto che fosse sistemato, io le diedi una mano. Con una promessa al seguito: il prossimo romanzo lo scriveremo insieme. E così nel 2012 avremmo dato vita a Vertigine”. 
A sua volta Giorgio Maimone, caporedattore per una vita a Radiocor (l’agenzia approdata, strada facendo, alla corte del gruppo Il Sole 24 Ore), si è invece “laureato alla scuola della vita” lavorando per il teatro, dirigendo Canale 96 (la prima radio libera della sinistra meneghina), ideando programmi per le reti Mediaset. A lui si deve anche - oltre a chissà quante recensioni librarie e cinematografiche - la creazione del portale di canzoni d’autore La Brigata Lolli. Curiosamente soltanto in tempi recenti avrebbe scoperto di essere tagliato per la narrativa. Così, sempre a quattro mani con Erica Arosio, avrebbe dato alle stampe il citato Vertigine, un noir che ha segnato il debutto della coppia Greta e Marlon, due azzeccati personaggi in seguito riproposti in Non mi dire chi sei, Autarchia e ora in Cinemascope, la cui trama - pur nella sua apparente semplicità - si propone variegata quanto avvincente. 
Cosa succede è presto detto: mentre i giornali si accaniscono sull’assassinio del presidente americano di John Fitzgerald Kennedy, la notizia di un fattaccio di nera viene relegata nella cronaca locale: si tratta della morte di Edilio Borghini, un industriale del bianco trovato impiccato nella sua villa di via Monte Rosa a Milano. Omicidio? Suicidio? Gioco erotico finito male? La prima a essere sospettata è Francesca Pagliani, un’attricetta della quale la vittima si era invaghito (si tratta della bellona che “aveva già fatto una fugace comparsa nelle ultime pagine di Vertigine”). Ma lei ha un alibi, almeno in apparenza, di ferro: quella notte era a letto proprio con Marlon. Non bastasse non ci vorrà molto a scoprire che c’è del… marcio anche nella litigiosa famiglia di Edilio. Che vede la moglie sterile, Pia Piolti de’ Bianchi, ai ferri corti con l’invidioso cognato, oltre che a essere odiata dal cugino giocatore. E che dire del cinquantenne Piergiorgio Coda, compagno di scuola e amico del cuore del morto, oltre che inflessibile direttore dell’azienda di elettrodomestici Frost?
Insomma, una verità nascosta fra troppi misteri. Non ultimi quelli che potrebbero risultare infrattati nei filmini girati dalla vittima e dedicati alle tante donne delle quali amava circondarsi. Ma siamo soltanto agli inizi, dal momento che la strada per la soluzione del caso sarà lunga da percorrere in quanto costellata di inaspettate… sorprese.
Che dire: una storia ancora una volta al limite della “consacrazione narrativa”, sorretta da personaggi ben costruiti e dalla indubbia personalità. Che oltre tutto, per volere degli autori, si trovano a fare i conti con il passare del tempo. Tanto che “la loro vita privata diventa parte essenziale del romanzo, entrando di prepotenza nella vicenda al punto da costituirne una vera e propria seconda trama”. Il tutto amalgamato in un processo di incontri e scontri fra personalità sfuggenti e fatti imbrattati di mistero. Sui quali Greta e Marlon dovranno lavorare parecchio per poter scoperchiare il pentolone della verità.
E il domani, narrativamente parlando, di questa affiatata coppia cosa ci riserva? Un’altra avventura di Greta e Marlon, ci mancherebbe, intitolata Jukebox e ambientata, siamo nel 1964, nel contesto del Cantagiro vinto da Gianni Morandi con la canzone In ginocchio da te. “Ma non si tratterà di un altro noir - tengono a precisare gli autori - ma di un giallo all’Agatha Christie, imbastito sul ricatto a un industriale del settore”. Niente morti, quindi? “Ci mancherebbe. Ce ne saranno, ce ne saranno…”.   

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