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Urne: astensionismo battuto mentre vince il sì al taglio degli onorevoli e dei senatori

Passa il referendum, ma senza un voto plebiscitario come inizialmente ci si aspettava. E per quanto riguarda le regionali? È finita in sostanziale parità: Veneto, Marche e Liguria al centrodestra; Campania, Puglia e Toscana al centrosinistra. Per quanto riguarda invece le elezioni comunali...


21/09/2020

di Giambattista Pepi


L’ampio successo del referendum confermativo della legge costituzionale sul taglio dei parlamentari con oltre il 70% dei sì e il buon esito delle regionali rinsaldano il Governo guidato da Giuseppe Conte e la sua maggioranza e fugano, almeno per ora, i timori sulla loro tenuta. In buona sostanza il Pd riconferma gli uscenti Vincenzo De Luca in Campania e Michele Emiliano in Puglia ed elegge Eugenio Giani in Toscana. A sua volta il Centrodestra riconferma (con un plebiscito) Luca Zaia nel Veneto e Giovanni Toti in Liguria, mentre “strappa” al Centrosinistra una roccaforte rossa, le Marche, appannaggio di Francesco Acquaroli (Fdi). 
Alla fine sono risultati tutti contenti. Hanno festeggiato il segretario Pd, Nicola Zingaretti, e il M5S, che si è intestato la riduzione del numero dei parlamentari. Ma va detto che lo schieramento dei favorevoli comprendeva anche parte del Centrodestra. Per non perdere la prima fila, il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio (ex capo politico del Movimento fondato da Beppe Grillo e Giancarlo Casaleggio) ha rilanciato: “Ora si taglino anche gli stipendi e si faccia una legge elettorale proporzionale”. 
Nel Centrodestra, che sperava di poter mandare in esecuzione lo sfratto al Governo giallo-rosso, la delusione attenua l’entusiasmo per un risultato soddisfacente. Il leader della Lega, Matteo Salvini, sperava di “rifarsi” della sconfitta in Emilia Romagna (dove Stefano Bonaccini nelle elezioni del 26 gennaio di quest’anno aveva battuto Lucia Bergonzoni) conquistando la Toscana con Susanna Ceccardi. Un ribaltone nella regione da sempre rossa lo avrebbe rafforzato anche nella leadership del centrodestra, “insidiata” da Giorgia Meloni, la “pasionaria” leader dei Fratelli d’Italia, che alcuni sondaggi danno avanti alla Lega, che può sbandierare la conquista delle Marche. 
“Da Nord a Sud - ha scritto la leader di FdI - Fratelli d’Italia è l’unico partito che cresce in tutte le regioni al voto”. Anche Salvini si è affidato a Facebook, per ricordare che “Lega e Centrodestra saranno alla guida di 15 Regioni su 20”. Poi ha rimarcato: “Non chiedo elezioni anticipate”. I numeri del voto del resto danno indicazioni chiare. 
Capitolo referendum. Trionfo dei sì. Ma c’era da scommetterlo: oltre a quasi tutti i partiti della maggioranza di Governo, a sponsorizzarlo c’erano anche Lega e Fratelli d’Italia. Ma nei partiti le crepe erano molte stando all’analisi di Tecneitalia: nel Centrosinistra il no avrebbe prevalso nell’elettorato del Pd col 55%, di Italia Viva (77%) e della Sinistra (58%). Tra l’elettorato del Centrodestra avrebbe prevalso il sì (75% FdI, 76% Forza Italia, 78% Lega). 
“Gli italiani - è il commento di Palazzo Chigi - hanno offerto una grande testimonianza di partecipazione democratica, dimostrando un forte attaccamento alla democrazia”. A voto ancora caldo, Zingaretti ha “dettato” la linea e “corteggiato” Di Maio a distanza. Anche perché, probabilmente, sulla vittoria dei candidati di Centrosinistra in bilico ha pesato anche il voto disgiunto. “Se gli alleati ci avessero dato retta - ha fatto notare il segretario Pd - l’alleanza di Governo avrebbe vinto in quasi tutte le regioni”. Un assist al ministro degli Esteri, che ne ha approfittato per criticare il modo con cui il M5S si è presentato al voto: “Potevano essere organizzate diversamente e anche per il Movimento, con un’altra strategia”. 
D'altronde, si sa, nel M5S si sta giocando la partita per la leadership. E, malgrado i reciproci riconoscimenti pubblici, fra il reggente Vito Crimi e il ministro degli Esteri, la corsa è aperta. Il voto rafforza invece la segreteria di Zingaretti nel Pd, facendo rientrare la fronda ei suoi confronti. Nei giorni scorsi, quando la Toscana era data in bilico, la poltrona del segretario non era apparsa particolarmente stabile. Un dato che non può dispiacere a Palazzo Chigi, con il premier Giuseppe Conte ufficialmente alle prese con il Recovery fund, ma che esce “indenne” dalla tornata elettorale. 
L'esito del voto allontana anche l’ipotesi di rimpasto: “Non cadiamo in questo tranello”, ha detto il segretario dem. Sia Zingaretti sia Di Maio già parlano della nuova stagione di riforme: sul tavolo una legge elettorale (il Brescellum) che si adegui al taglio dei parlamentari e per quell’architettura che servirà a sfruttare i 209 miliardi di euro in arrivo dall’Europa attraverso il Next Generation EU, il fondo per la ripresa da 750 miliardi di euro approvato nel luglio scorso dalla Commissione Europea, dopo il via libera del Consiglio europeo. Ma è il linguaggio di Zingaretti quello più deciso: “Sui decreti Salvini (i decreti legge sulla sicurezza varati quando il leader della Lega era ministro dell’Interno nel Governo Conte 1 - ndr) c’è un accordo e ora vanno assolutamente modificati”. 
Oltre che per le Regionali e il Referendum, in ballo c’erano anche due seggi al Senato, attribuiti con le suppletive: Luca De Carlo, del Centrodestra, ha vinto quella veneta, mentre in Sardegna il Centrodestra con Carlo Doria ha “strappato” il seggio che era del Centrosinistra con Lorenzo Corda.

A loro volta le elezioni comunali si risolvono in una sostanziale parità tra Centrodestra e Centrosinistra, almeno nei capoluoghi dov’è stato eletto il sindaco al primo turno, cioè appena 5 su 18. In attesa dei ballottaggi in programma tra quindici giorni, il Centrodestra si conferma a Venezia con Luigi Brugnaro e conquista Macerata, dove Sandro Parcaroli succede a Romano Carancini. Il Centrosinistra, invece, trionfa a Trani, Mantova e Trento, rispettivamente con la riconferma di Amedeo Bottaro e Mattia Palazzi e l'elezione di Franco Ianeselli, che prende il posto di Alessandro Andreatta. A bocca asciutta il Movimento 5 Stelle le cui uniche speranze sono affidate a Matera ed Andria, dove il loro candidato potrebbe correre per il ballottaggio. A Fermo si conferma Paolo Calcinaro, candidato di alcune liste civiche che porta a casa oltre 10mila voti in più rispetto ai suoi concorrenti di Centrosinistra, Centrodestra e M5S. I comuni capoluogo che andranno al ballottaggio, salvo clamorosi colpi di scena, sono Chieti, Matera, Crotone, Reggio Calabria, Lecco, Andria, Arezzo e Bolzano. 
A Nuoro, in Sardegna, si voterà il 25 e 26 ottobre, mentre ad Agrigento ed Enna, in Sicilia, il 4 e 5. Sono risultate non valide, per il mancato raggiungimento del quorum dei votanti, le elezioni a Bisenti (Te), Melito di Porto Salvo (Reggio Calabria) e Lesina (Foggia). L'alleanza Pd-M5S si dimostra vincente a Faenza, dove Massimo Isola ha avuto la meglio sul candidato del Centrodestra Paolo Cavina. Nel cosiddetto 'laboratorio Campania', Pd-M5S vincono al primo turno a Caivano e finiscono al ballottaggio a Giugliano e Pomigliano d'Arco.

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