Share |

Italia protagonista della rivoluzione chiamata Idrogeno

Nei prossimi 5 anni si avrà il più grande cambiamento energetico post-petrolio, teso ad avvicinare definitivamente l’obiettivo decarbonizzazione


27/07/2020

di Damiano Pignalosa


Nel marasma delle discussioni riguardanti l’approvvigionamento energetico che impazza in tutto il mondo, da anni finalmente si cerca di far chiarezza su quello che sarà il futuro dell’energia analizzando ogni aspetto che potrà mutare ed evolvere nel corso dei prossimi anni. Tra dubbi, incertezze e slogan di ogni tipo possiamo affermare senza indugio che il processo di decarbonizzazione passa da un’unica strada e si chiama Idrogeno. In un’interessante intervista rilasciata a Marco Montemagno, il Ceo di Snam rete gas, Marco Alverà, fa il punto sulla situazione lanciando degli spunti che eliminano la coltre di incertezza legata all’utilizzo di questo elemento a volte visto come instabile e pericoloso.
Dubbi
Nel pensiero comune l’idrogeno è visto come altamente rischioso associandolo il più delle volte alla bomba H e all’uso improprio che di esso si può fare, ma dicendo questo siamo esattamente il più lontano possibile dalla realtà. L’idrogeno è un combustibile proprio come il petrolio, il gas o il metano, ma a differenza loro è estremamente più pulito, stiamo parlando dell’elemento più abbondante di tutto l’universo, basti pensare che il big bang è scaturito proprio da una gigantesca esplosione di idrogeno o che il sole altro non è che una enorme “palla” di idrogeno che brucia da miliardi di anni. Questo altro non significa che una volta stoccato e immesso in rete deve essere utilizzato e distribuito con gli stessi standard di sicurezza di qualsiasi altro combustibile utilizzato quotidianamente.
Come produrlo
La produzione di Idrogeno al giorno d’oggi è alquanto “semplice” e vantaggiosa. Basterebbe installare delle enormi vasche di contenimento di acqua, dolce o salata che sia, facendo passare all’interno una scarica elettrica che scinderebbe la molecola stessa dell’acqua H2O facendo evaporare l’ossigeno e imprigionando l’idrogeno. Per farlo c’è bisogno di queste vasche chiamate elettrolizzatori che giorno dopo giorno riescono ad avere dei prezzi sempre più competitivi sul mercato e sono senza dubbio collegati alla produzione green proprio dell’elettricità. Il perché è presto detto, questi elettrolizzatori, per creare questa scarica elettrica, possono essere collegati sia a pale eoliche che a pannelli fotovoltaici, creando insieme all’acqua del mare o di fiumi enormi quantità di idrogeno pronto a soddisfare le più disparate richieste energetiche. Basti pensare che basterebbe installare dei pannelli fotovoltaici nello 0,8% della superficie del deserto del Sahara per avere un approvvigionamento di idrogeno che possa bastare per le richieste dell’Europa intera. A questo si aggiunge il fatto che ogni nazione, del nord Europa attraverso pale eoliche, o del sud Europa attraverso pannelli fotovoltaici, potrebbe creare Idrogeno all’infinito.
In quali campi può essere utilizzato?
La risposta è immediata e diretta, essendo un combustile come gli altri che conosciamo, può essere utilizzato sia a livello casalingo al posto del metano per il riscaldamento o per la cucina, sia a livello industriale per dare energia alle aziende e sia in campo automobilistico al posto di benzina, diesel, gpl o metano. Per dar prova della sua sicurezza e stabilità preannunciata i giapponesi della Toyota, precursori delle auto ibride poi diventati primi investitori della mobilità ad idrogeno, hanno preso una loro utilitaria munita di bombole contenenti idrogeno e l’hanno letteralmente scagliata dal decimo piano di un parcheggio ottenendo come risultato nessun tipo di perdita o combustione. Come se non bastasse hanno letteralmente mitragliato l’auto con fucili militari e anche in questo caso le bombole sono rimaste completamente intatte e in sicurezza. Basti pensare che con un solo chilo di idrogeno possono essere percorsi circa 150 km, mentre con un’auto elettrica può essere percorsa la stessa distanza esclusivamente montando a bordo 500/700 chili di batterie con i consueti tempi di ricarica. Infine a questo bisogna aggiungere che nel caso di auto elettriche l’approvvigionamento delle batterie e lo smaltimento sarebbe quasi esclusivamente nelle mani della Cina che avrebbe di fatto il monopolio sulla mobilità.
Ruolo chiave dell’Italia
Il tutto parte negli anni 50 con un’intuizione di Enrico Mattei che per contrastare l’enorme potere petrolifero delle allora 7 sorelle che gestivano tutto il mercato mondiale, decise di far partire delle trivellazioni su tutto il territorio nazionale non trovando petrolio ma incredibili giacimenti di metano. Questo diede il via alla costruzione della più grande rete al mondo di distribuzione di metano dopo la Russia, in più bisogna aggiungere che ogni giacimento di metano viene attualmente utilizzato come spazio di stoccaggio per tutto il gas di cui abbiamo bisogno d’inverno. Questi giacimenti quindi si svuotano e si riempiono in base alle esigenze e anche in questo caso l’Italia ha in mano la più grande rete di stoccaggio al mondo dopo la Russia. In un futuro in cui l’idrogeno può essere prodotto sia nel nord Europa attraverso pale eoliche, sia nel sud Europa e in Africa attraverso pannelli fotovoltaici, geograficamente e per strutture già presenti nel nostro Paese potremmo diventare insieme alla Spagna uno snodo strategico fondamentale per gli approvvigionamenti energetici dei due continenti.
Conclusioni
Fino a questo momento questa incredibile fonte energetica non è stata mai utilizzata a dovere per gli elevati costi di produzione che portava in seno, ma tutte le campagne effettuate a partire dal 2005 che hanno visto Paesi come l’Italia, la Germania e la Spagna investire circa 1000 miliardi di euro nel green, hanno dato il via alla effettiva riduzione dei costi di pannelli e pale facendo arrivare i costi dell’idrogeno a un terzo rispetto a quelli del petrolio con lo stesso enorme potenziale energetico.
“Siamo senza alcun dubbio all’alba di una nuova rivoluzione energetica che nei prossimi 5 anni porterà anche ad una sostanziale rivoluzione industriale” – afferma il Ceo di Snam rete gas Marco Alverà -. Il cambiamento è in atto e mai come questa volta nel campo energetico l’Italia potrà avere un ruolo da protagonista avendo già le infrastrutture necessarie, un’occasione da non perdere, un’occasione per dare il via alla vera decarbonizzazione del sistema energetico…

(riproduzione riservata)