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“C’è un segreto mortale fra le montagne bergamasche. Che porta sino a Praga”

La mano calda del giornalista Wainer Preda si addentra in un intrigo che si nutre di passato, quotidianità, sentimenti, segreti e colpi di scena


06/04/2021

di CARLO SUTALIME


Un debutto sugli scaffali, quello del giornalista bergamasco (è professionista dal 6 ottobre 1997) Wainer Preda, che ha un suo perché. Anzi, diversi perché. Intanto per un protagonista coraggioso e passionale che, sia pure marginalmente, richiama la figura dell’autore; poi per come viene tratteggiata la “sua” Bergamo, una città compassata e non ancora bistrattata dal Coronavirus, capace di reggere il confronto con Praga, una capitale europea fra le più visitate; infine per quel che serve a regalare spessore a un buon giallo: delitti, misteri, colpi di scena, figure ben caratterizzate. 
Wainer Preda, si diceva, la penna di Borgo Santa Caterina che ha dato alle stampe Le gocce sul vetro (Mursia, pagg. 332, euro 17,00), secondo appuntamento - dopo Mistero siciliano, ambientato a Siracusa e firmato da Annalisa Stancanelli - con la collana Giungla Gialla diretta da Fabrizio Carcano. Collana che mette al centro delle storie raccontate le città italiane, ricche - come ha tenuto a precisare lo stesso Carcano -  di un incredibile numero di segreti che, pur essendo sotto gli occhi di tutti, risultano sconosciuti ai più”. 
Ed è appunto Bergamo, dove l’autore è nato il 17 aprile 1968, a tenere la scena della vicenda che stiamo proponendo ai lettori. Un thriller ambientato tra la primavera e l’estate del 2019, quindi prima degli sconquassi legati alla pandemia da Coronavirus: quando l’Atalanta viaggiava verso la sua prima storica qualificazione in Champions League e in città si svolgeva la campagna elettorale per l’elezione del sindaco. Ma anche quando una mano assassina toglieva la vita a un geologo esperto delle acque dei laghi sotterranei delle valli. 
Il primo di una serie di omicidi che, come si apprenderà in fase di lettura, affondano le radici in un progetto segreto delle SS, un impianto da realizzare sotto le montagne del Sebino che era stato tenuto nascosto persino al servizio segreto militare tedesco e allo stesso Mussolini. Una vicenda legata al Monte Boér, attorno al quale si era combattuta una strana guerra fra i servizi segreti nazisti, italiani e inglesi. Fermo restando che l’oggetto del contendere è sempre restato un mistero. Così come rimane inspiegabile il nesso fra quei fatti, di settant’anni fa, e gli omicidi di oggi. 
Da qui un’indagine complessa, ricca di fatti fuorvianti, attraverso la quale l’autore fotografa una città distratta dalle imprese della sua Dea; un territorio ancora felice, spensierato e produttivo, lontano anni luce dalle tragedie che lo avrebbero drammaticamente coinvolto. Peraltro adombrate soltanto nelle righe finali. 
A indagare è il giornalista Walter Torriani. Quello stesso che in passato aveva vissuto una tormentata storia d’amore con la principale sospettata, una bella docente universitaria. Sta di fatto che, “in un crescendo di colpi di scena, Torriani sarà costretto a scendere nei cunicoli delle montagne bergamasche e dei loro laghi sotterranei che custodiscono un misterioso intrigo. Un segreto che da Bergamo porta sino a Praga e che, dai tempi dalla Seconda guerra mondiale, è rimasto nascosto sotto la roccia. E per il quale si può anche uccidere”. 
Il giudizio? Un thriller nel canovaccio e nel contesto, ma con risvolti quasi poetici al seguito. Come sin conviene a un lavoro volto a far breccia su una vasta platea di lettori. Attingendo quindi da varie angolature che, nel nostro caso, abbracciano sport e archeologia, vizi e virtù, sentimenti e segreti di guerra, a fronte di una fantasia che idealmente abbraccia il contesto reale. 
Wainer Preda, si diceva, che nella sua ormai lunga carriera ha lavorato e collaborato con diverse testate televisive regionali e locali. È stato infatti cronista di bianca e di nera, giornalista d’inchiesta, notista politico in alcuni settimanali. Ha inoltre fondato e diretto il portale specializzato Montagna.tv, nonché il quotidiano Bergamosera. Appassionato di storia moderna, ha scritto e scrive di attualità, di politica, di esteri e di vicende legate al terrorismo. 
E come romanziere? Una penna tardiva la sua (“A un certo punto della vita senti però l’esigenza di metterti in discussione”), semplice quanto accattivante, e che appunto per questo riesce a catturare e intrigare il lettore. Una penna che verosimilmente attinge ai suoi percorsi di lettura, che lo avevano visto da ragazzo appassionarsi di saggistica politica e militare, per poi puntare sui fumetti d’aviazione, le battaglie aeree, la Seconda guerra mondiale. 
“Poi crescendo - riprendiamo da una sua intervista - avrei imparato ad apprezzare il resto, passando attraverso i romanzi della Beat Generation, la fantasia distopica di Orwell, i misteri di Coleridge. E poi Clancy, Fleming, Norman Mailer. Arthur Crock. Ma anche amando Shakespeare, in primis la tragica profondità del suo King Lear”, e via dicendo. 
Da qui una specie di sfida personale che lo ha portato sugli scaffali con una “prima volta” che non sembra davvero una prima volta. Forte di una considerazione al seguito: “Quando scrivo mi propongo maniacale. Se la frase non è perfetta, scorrevole e soprattutto comprensibile, posso lavorarci sopra anche ore”. Fossero tutti così…

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