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“Ci vuole un fiuto infallibile per le storie destinate a finire male”. E l’investigatore privato Contrera lo sa bene

Torna per la terza volta il ruvido quando fascinoso personaggio uscito dalla penna di Christian Frascella, torinese trapiantato a Roma, che dell’ironia e del sorriso ha saputo fare bandiera


31/08/2020

di MAURO CASTELLI


Di Christian Frascella, torinese trapiantato a Roma un po’ orso e un po’ timido, ma di fatto una bella persona, abbiamo già parlato molto. Anche perché portatore di una penna che cattura e intriga a prima vista. Lui padre putativo di un personaggio che sta lasciando il segno nella narrativa gialla. Ovvero Contrera, l’investigatore privato più sfacciato che sia in circolazione, “un adorabile sbruffone che nasconde dietro la battuta pronta i guai di una vita buttata all’aria con metodo”. Di fatto un tipo ruvido e inopportuno, per certi versi fascinoso, che l’autore aveva fatto debuttare nel 2018 in Fa troppo freddo per morire con l’intenzione dichiarata di farlo diventare un protagonista seriale. E così sarebbe stato, tanto che lo scorso anno avrebbe tenuto banco ne Il delitto ha le gambe corte e ora ne L’assassino ci vede benissimo (Einaudi, pagg. 282, euro 18,00). 
D’altra parte come non innamorarsi di lui, di Contrera s’intende, un concentrato di difetti in anfibi scalcagnati e giacca militare d’ordinanza, alle prese con una vita sentimentale a dir poco ingarbugliata? A cominciare dalla ex moglie Anna che lo detesta (che troviamo peraltro incinta dopo un’ultima notte di passione) e Valentina, la figlia adolescente dai capelli verdi che galoppa su una strada non proprio raccomandabile e che si rifiuta di rivolgergli la parola. 
Ad amarlo - lo avevamo appreso in prima battuta - ci sono però la sorella e i due nipoti, catturati dalla sua eccentricità e forse anche dal suo “verbo paraculo”. E per il resto? Una travolgente storia sentimentale con la nuova compagna Erica che, a sua volta, ha un figlio di 12 anni; ignara però dei suoi guai familiari. E che - a suo dire - avrebbe tutti i diritti, una volta venuta a conoscenza della faccenda, di cacciarlo dalla sua vita a calci. Fortuna vuole che ad accompagnarlo nel lavoro sia un fiuto fuori dal comune, quello che alla fine riesce sempre e comunque a salvargli la pelle. 
Ma com’era nata l’idea di questo personaggio fuori dalle righe, dai capelli sale e pepe, dalla lingua affilata, che oltre a non avere un ufficio non ha nemmeno un nome? “Premesso e promesso - ci aveva raccontato qualche tempo fa - che in futuro lo avrà, il nome intendo, devo ammettere che tutto è successo per caso. In altre parole un giorno mi balenò l’idea di questo strano personaggio, dotato del talento autodistruttivo di un ex poliziotto cacciato per corruzione. Così ne tratteggiai le caratteristiche in una cartellina di una trentina di righe, lasciata a dormire in un angolo della memoria del Pc. Ma quando il computer si mangiò tutti i miei file, ad eccezione di questo, lo ritenni un segno del destino e mi misi al lavoro. Con Carrera a dettarmi le regole. In altre parole - ironizza - io mi sono limitato a fare quello che lui voleva…”.  
E per quanto riguarda la storia che tiene banco ne L’assassino ci vede benissimo? “Una miscela esplosiva e irresistibile di humour, ritmo e intelligenza investigativa” ambientata nell’arco di 24 ore (non a caso il sottotitolo recita: La lunga notte di Contrera). Dove incontriamo il nostro investigatore in gran forma, nonostante le sue grane matrimoniali e non. “Ma non c'è tempo per mettere in ordine i tasselli di questo girotondo femminile, perché una sera di novembre due uomini vengono freddati in un locale del quartiere multietnico torinese Barriera di Milano”. E guarda caso Contrera si trova proprio sul luogo del delitto. 
Il principale sospettato “è Eddie, un metro e novanta, nero come la notte in una miniera di carbone, grande amico di tante disavventure”. E allora eccolo mettersi in pista per cercare di incastrare il vero colpevole prima che le cose si mettano male. “Anche perché Sergione, il peggiore razzista sulla faccia della Barriera, ha radunato la Ronda, un manipolo di residenti e forze dell’ordine in incognito, esasperati dalla piega violenta presa dal quartiere e decisi a riportare l'ordine. Non prima di averne però lavato le strade col sangue”. 
Certo, “ci vuole un fiuto infallibile per le storie destinate a finire male, o forse solo una buona dose di fortuna”, atout che non difettano al nostro investigatore privato, che si propone come il “più sfacciato in circolazione” nel quartiere torinese che “ha perso da tempo l’innocenza e ha iniziato a covare i rancori”. Fermo restando che tutto succede “in una notte in cui la città è un lenzuolo di nebbia spugnosa e tenace. Una nebbia da maledire, se devi correre contro il tempo per scovare il colpevole e scagionare un amico. O da benedire, se nasconde dai tanti, troppi, occhi indiscreti della città”. 
Insomma, una commedia nera che si legge che è un piacere e che si barcamena fra le pieghe di un personaggio destinato ad approdare in una serie televisiva (e sarebbe un peccato che non succedesse). Il tutto a fronte di una ironica scrittura, capace di regalare sorrisi. Qualità che non è da tutti. 
Per la cronaca Christian Frascella è nato a Torino, e per questo “sfegatato tifoso della squadra di calcio granata”, il 21 settembre 1973. Città che da ragazzo lo aveva visto darsi un gran da fare per non studiare. Nel senso che, dopo aver frequentato la seconda magistrale (“Con la scuola non andavo infatti d’accordo, al contrario di mio fratello Davide che oggi insegna”), decise di mettersi a lavorare, per un sacco di anni, come operaio. Periodo nel quale iniziò a “coltivare la passione per la scrittura”. 
Lui che - repetita iuvant - ama il nuoto e le passeggiate (“Mi aiutano a riflettere”); lui che si propone “introverso e timido”, tanto è vero che - mente sapendo di mentire - alle presentazioni dei miei libri dopo un po’ la gente sbadiglia e se ne va; lui che con la tenacia ha poco a che fare (“È il mio punto debole”); lui che ha un sogno nel cassetto: quello di cimentarsi nella scrittura teatrale; lui che dell’ironia è riuscito a fare bandiera (“Ci sono certe giornate durante le quali tutto sembra andare storto: come si potrebbe vivere senza? In fondo basta un sorriso per rientrare in carreggiata”). 
E ancora: lui pronto a snocciolare una lunga serie di autori che lo intrigano (da Scerbanenco a Colaprico, da De Cataldo a de Giovanni, da Simi a Manzini, da Chandler ad Hammet e sino ad Agatha Christie, senza peraltro trascurare un pezzo da novanta come James Joyce); lui che strada facendo si è imposto una rigida disciplina nel suo lavoro di scrittore: “Se infatti ho impiegato sette anni per completare il mio primo libro, ora ne scrivo uno in tre mesi, con tre cartelle al giorno rigorosamente programmate”.     
Lui che aveva esordito con il romanzo Mia sorella è una foca monaca, un lavoro edito da Fazi che aveva incassato - per la sua freschezza e la sua originalità - l’apprezzamento sia dei lettori che della critica. Tanto è vero che era stato finalista del Premio Viareggio, oltre che vincitore del John Fante e del Zocca Giovani. 
A seguire Frascella avrebbe dato alle stampe, sempre per i tipi della Fazi, Sette piccoli sospetti. Quindi nel 2011 l’approdo alla Einaudi, con la quale ha pubblicato - oltre alla citata terna dedicata a Contrera - La sfuriata di Bet e quindi Il panico quotidiano, una prova di maturità di impianto autobiografico. Sempre nel filone dei libri per ragazzi sarebbe arrivato sugli scaffali, nel 2015, con La cosa più incredibile e, l’anno dopo, con Brucio, un thriller per giovani adulti edito da Mondadori. E poi spazio vincente al suo irresistibile investigatore privato…

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