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“Delitto Neruda: il poeta premio Nobel ucciso dal golpe di Pinochet”

Roberto Ippolito, con la sua consueta accuratezza, ha raccolto prove, indizi e movente di una fine dubbia. “Perché il mondo deve sapere - ha tenuto a precisare il nipote Rodolfo Reyes - la verità sulla morte di mio zio”


09/03/2020

di Lucio Malresta


A volte ritorna. La verità, s’intende. Complice un’inchiesta “stringente e appassionante (parola di Giancarlo De Cataldo) cantierizzata da Roberto Ippolito, giornalista e scrittore, nato a Napoli il 5 settembre 1951. Il quale ha deciso, con certosina pazienza, di ricostruire il corollario di indizi e di prove sulla misteriosa morte del poeta, diplomatico e politico cileno Pablo Neruda, pseudonimo (scelto in onore dello scrittore e a sua volta poeta ceco Jan Neruda) di Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto, nato a Parral (una cittadina della provincia di Linares, nella regione del Maule) il 12 luglio 1904 e morto a Santiago del Cile il 23 settembre 1973 mentre stava per partire per un nuovo esilio. Ufficialmente si parlò di tumore, ma con molti dubbi al seguito in quanto inviso al regime. 
Considerato una delle figure più importanti della letteratura latino-americana del Novecento, nel 1971 Neruda venne insignito del premio Nobel per la letteratura mentre Gabriel Garcia Marquez ebbe e definirlo come il più grande poeta del Ventesimo secolo. Una figura carismatica nota per la sua volontaria adesione al comunismo, la sua contrarietà al Governo autoritario di Gabriel González Videla, la sua candidatura alla presidenza del suo Paese nel 1970 nonché per il successivo sostegno al socialista Salvador Allende. Comportamenti e idee che gli causarono censure e persecuzioni politiche. 
Ma veniamo ai contenuti di Delitto Neruda, un libro scritto “con il rigore dell’inchiesta e lo stile di un thriller mozzafiato” che vede protagonista “una figura simbolo della lotta per la libertà, e non solo in Cile, vittima al pari di García Lorca, suo grande amico e illustre poeta, ucciso dal regime franchista”. 
Un lavoro che si nutre di sedici capitoli tutti incentrati sulla parola quando, segnati da micidiali considerazioni e notizie. Alcuni esempi? Quando i mitra abbondano invece dei fiori al corteo funebre del 25 settembre 1973; Quando i libri vengono incendiati lungo le strade; Quando la morte bussa alla porta accanto; Quando la misteriosa iniezione è ben nota; Quando il decesso impedisce il viaggio in Messico; Quando la speranza continua a vivere… 
Ma veniamo al dunque. In Cile, l’11 settembre 1973, l’instaurazione della dittatura militare di Pinochet ha posto fine a un sogno. “Le case di Pablo Neruda vengono devastate, i suoi libri incendiati nei falò per le strade. Ovunque terrore e morte. Anche la poesia è considerata sovversiva. A dodici giorni dal golpe che depone l’amico Allende, Neruda - il poeta dell’amore e dell’impegno civile, amato nel mondo intero - muore nella Clínica Santa María di Santiago. La stessa in cui, anni dopo, morirà avvelenato anche l’ex presidente Frei Montalva, oppositore del regime”. 
Il decesso di Neruda avviene alla vigilia della sua partenza per il Messico, ufficialmente per un cancro alla prostata. Ma la cartella clinica è scomparsa, manca l’autopsia, il certificato di morte è sicuramente falso. 
Per far luce sulla verità, Ippolito “ha raccolto le prove sostenibili, gli indizi e il movente della fine non naturale di Neruda, sulla scorta dell’inchiesta giudiziaria volta ad accertare l’ipotesi di omicidio, e per questo contrastata in ogni modo da nostalgici e negazionisti”. 
Di fatto, per la sua accurata ricostruzione, l’autore si è avvalso di una vasta documentazione proveniente dalle fonti più disparate: archivi, perizie scientifiche, testimonianze, giornali cartacei e online, radio, televisioni, blog e libri in Cile, Spagna, Brasile, Messico, Perù, Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Italia. Insomma, un lavoraccio. Ma che ha regalato vera credibilità alla sua ricostruzione, tanto che il nipote di Pablo Neruda, Rodolfo Reyes, ha tenuto a dichiarare che era ora che il mondo sapesse la verità sulla morte dello zio. 
A titolo di cronaca ricordiamo che Roberto Ippolito, apprezzato conoscitore del mondo letterario, organizza eventi che portano la cultura ovunque: dai centri commerciali alle navi, dagli aeroporti alle scuole, dai musei ai siti Unesco. Lui che si è occupato a lungo di economia per il quotidiano La Stampa, dando voce a fatti di rilevanza mondiale. Lui che in seguito sarebbe stato direttore della comunicazione di Confindustria nonché prima guida delle relazioni esterne dell’Università Luiss di Roma, dove ha anche insegnato alla scuola superiore di giornalismo. 
Per quanto riguarda la sua attività di scrittore, ricordiamo che Ippolito ha pubblicato una serie di interessanti libri di inchiesta. Più in particolare, dopo aver debuttato nel 2000 con L'Italia dell’economia, avrebbe in seguito dato alle stampe Vivere in Europa. Un confronto in cifre, 2014 il futuro che ci aspetta ed Evasori. Quindi sarebbe stata la volta de Il Bel Paese maltrattato, Ignoranti, Abusivi ed Eurosprechi - Tutti i soldi che l'Unione butta via a nostra insaputa.

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