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“Finché morte non ci separi”, ma ci sono tradimenti che…

L’inglese Jane Corry trascina il lettore in un intricato mondo di bugie e promesse infrante, in bilico sul sottile crinale che separa il vero dal falso


18/01/2021

di CATONE ASSORI


Si propone come una nonna giovanilmente intrigante. Tiene infatti a precisare: “Amo il tennis e correre ogni mattina sul lungomare, oltre che nuotare, indossando una muta, per sette mesi all’anno. In effetti adoro l’acqua, tanto è vero che dietro la scrivania del mio ufficio c’è un cartello che recita: In riva al mare tutte le preoccupazioni vengono spazzate via. E quando cammino sulla battigia con il nostro cane - suo e del suo secondo marito - mi capita di trovare ispirazione per le mie storie”. 
Di fatto un’autrice precoce, l’inglese Jane Corry, che scrive storie da quando aveva imparato a leggere e i libri presi in prestito dalla biblioteca rappresentavano, per lei, una via di fuga dal quotidiano. Complici anche i racconti sul passato della sua famiglia, inclusi quelli sui nonni, coltivatori di gomma nel Borneo. 
Lei che strada facendo si sarebbe formata come giornalista presso il Thomson Newspaper Graduate Training Scheme per poi approdare, dopo aver scritto per diverse testate minori, a collaborazioni importanti come quelle con il Times e il Daily Telegraph. Lei che dopo la fine del suo primo matrimonio avrebbe accettato, dopo che si era persa per strada la collaborazione con un settimanale femminile che durava da dieci anni (“Il caporedattore era andato via e in redazione c’erano stati dei cambiamenti”), di insegnare scrittura in un carcere maschile di massima sicurezza. “L’unico lavoro che ero peraltro riuscita a trovare”. 
E nel periodo trascorso, per così dire, dietro le sbarre avrebbe “scoperto un mondo inimmaginabile, nel quale nessuno era esattamente quello che sembrava. Un mondo che strada facendo mi avrebbe intrigato; un mondo pieno di contraddizioni, lacrime, risate, gentilezza e rabbia; dove la fiducia bisogna guadagnarsela; dove le apparenze possono ingannare e dove la violenza è un cibo quotidiano
Una penna, la sua, capace di intrigare psicologicamente, intrecciando da par suo segreti, bugie e colpi di scena, ma anche abile nel divagare dal punto di vista narrativo (ha infatti firmato diversi libri di successo sotto pseudonimo). Lei che ha insegnato scrittura creativa alla Oxford University e che si è guadagnata una prima “fetta di cielo” in Italia con la Newton Compton, per la quale ha dato alle stampe Il segreto della collana di perle, La donna con l’anello di rubini e Il segreto degli orecchini di smeraldo. Per poi rincalzare la sua notorietà tricolore con Piemme che le ha pubblicato La prima moglie, Le tre bambine, Cattive sorelle e, ora, Finché morte non ci separi (pagg. 410, euro 18,90, traduzione di Laura Guerra). 
Un lavoro impregnato di suspense, a fronte di una storia nella quale le bugie e i misteri di chi ha tradito e abbandonato non smetteranno mai di tormentare. Perché “ci sono tradimenti che continuano anche dopo la morte. Così come ci sono promesse infrante che spezzano il cuore”. 
Il tutto incentrato su una trama complessa e personaggi ben caratterizzati: così si va dalla protagonista Vicki (una donna ferita che non vuole arrendersi) alla sua psicologa Scarlet (segnata da un giovanile abbandono e che ora cerca la sua rivalsa), per non parlare di David, un manipolatore sia nella vita affettiva che in quella del lavoro. Il tutto supportato da eventi imprevisti che hanno il sapore amaro della vendetta. 
Detto questo spazio alla sinossi: “Il giorno in cui riceve la comunicazione della polizia, Vicki, aromaterapeuta divorziata, non sa cosa pensare: il suo ex marito David - l’uomo che le ha rovinato la vita, che l’ha tradita e poi lasciata per la sua segretaria, proprio quando le era stata diagnosticata una grave forma di epilessia - è scomparso”. 
La sua prima reazione è di sollievo: forse è meglio così. Tuttavia quando tutti gli indizi fanno pensare che David sia morto, le cose si complicano. Vicki decide così di affrontare Tanya, la nuova moglie dell’uomo, ma l’incontro finisce in un modo del tutto inaspettato. La donna poco dopo viene infatti ammazzata e lei viene accusata di omicidio. Peraltro con alcuni inquietanti interrogativi al seguito: cos’era realmente successo la notte in cui David era scomparso? E quanto della sua vita precedente può aver influito su quanto sta accadendo? 
Sta di fatto che Vicki (che si racconta in prima persona) si troverà, rinchiusa in un centro di detenzione preventiva, a doversi difendere da una accusa di omicidio. E quando la polizia comincia a interrogarla, il cappio che all’inizio sembrava largo via via comincerà a stringersi. D’altra parte come farà a dimostrare la propria innocenza, quando lei stessa non ne è del tutto sicura? La sua memoria risulta infatti offuscata dalle medicine e dalla malattia...

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