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“I primi casi” di Petra Delicado, i vecchietti del BarLume e Rocco Schiavone

Dalla Sellerio un cofanetto natalizio che rinverdisce i fasti del debutto dei protagonisti di Alicia Giménez-Bartlett, Marco Malvaldi e Antonio Manzini


21/12/2020

di MASSIMO MISTERO


L’idea non è del tutto nuova, ma certamente apprezzabile: quella di raccogliere in un cofanetto alcuni romanzi di successo. La novità vera risulta per contro legata al fatto di proporre i lavori d’esordio di tre personaggi che hanno fatto strada nella narrativa gialla. Ovvero I primi casi di Petra Delicado, Massimo e i vecchietti del BarLume, Rocco Schiavone (Sellerio, euro 29,00), gli indimenticabili protagonisti usciti dalle raffinate penne della spagnola Alicia Giménez-Bartlett, del pisano Marco Malvaldi e del romano Antonio Manzini
Tre figure vincenti che avevano fatto capolino diversi anni fa sui nostri scaffali, rispettivamente, in Riti di morte, La Briscola in cinque e Pista nera, ovvero le avventure che avevano aperto la strada a corpose serie di successo. Frutto delle penne di altrettanti numeri uno che non hanno bisogno di presentazioni. Tuttavia un “ripassino” non guasta. 


Alice Giménez-Bartlett è nata ad Almansa il 10 giugno 1951. È vissuta a Tortosa e dal 1975 a Barcellona, dove si è laureata di Letteratura spagnola e Filologia moderna. Lei che nonostante si proponga come una persona riservata e non parli spesso della sua vita privata utilizza molti elementi autobiografici nei suoi romanzi. Lei che, nelle nostre librerie, è una di casa: non per niente si è guadagnata diversi riconoscimenti, come il premio Piemonte Grinzane Cavour, il premio La Baccante nato nell’ambito del Women’s Fiction festival di Matera, il Fregene, il Raymond Chandler Award del Courmayeur Noir in Festival e altri ancora. Mentre, in Spagna, si è aggiudicata i prestigiosi Nadal, Planeta e Pepe Carvalho. 
Autrice di ventitre romanzi, due saggi e diversi racconti, è stata tradotta in una quindicina di lingue, supportata dalla serie poliziesca incentrata appunto sull’ispettrice di polizia Petra Delicado, alla quale ha dedicato dodici storie, peraltro approdate con successo anche sul piccolo schermo. Lei che ama ambientare i suoi romanzi nella periferia e nei sobborghi di una città (generalmente Barcellona), ossia nei luoghi meno sofisticati e più popolari; lei che, con una punta di snobismo, dichiara di documentarsi relativamente poco prima di cimentarsi nella stesura di un libro in quanto non vuole eccedere in dettagliate descrizioni dei luoghi che nella realtà potrebbero “fuorviare” il lettore. Semmai ama puntare sulla sua fervida fantasia per dare voce a scenari che non esistono. 
Lei che supporta i suoi ben orchestrati polizieschi-noir con dialoghi da commedia brillante, spruzzate di humour, personaggi spesso caratterizzati da malinconia e frustrazione, quasi sempre unici. Tutti, in ogni caso, a fare da corollario a quella prima donna che è Petra Delicado, l’affabile quanto tosta ispettrice della polizia di Barcellona (“Una donna imperfetta, contraddittoria, ribelle alle tematiche femministiche, dotata di un certo senso dell’umorismo”), alle prese con un assistente, il panciuto e tradizionalista Fermin Garzón, a sua volta aspro e gentile al tempo stesso. 
Due protagonisti pronti a battibeccare su tutto e su tutti e che, in Italia, abbiamo imparato a conoscere in Riti di morte, dove l’autrice non manca di tratteggiare come si conviene la sua protagonista: Petra è infatti reduce da due matrimoni sbagliati, una lavoro da avvocato che non la appagava, uno sbarco in polizia che la vede parcheggiata, in quanto donna, negli archivi. Sin quando si trova ad avere a che fare con il caso spinoso e scabroso di un violentatore seriale che lascia un tatuaggio sulle sue vittime… 


Giallista di peso è anche Marco Malvaldi, rimesso in pista con il romanzo d’esordio La briscola in cinque, un romanzo del 2007 giunto alla sua cinquantottesima edizione (avete letto bene), dove dei poveri pensionati - ovvero l’allegra combriccola del BarLume - si prendono la loro brava rivincita. A tenere la scena è infatti una mini-tribù di giocatori di carte composta da quattro vecchietti (nonno Ampelio, Aldo, il Rimediotti e il Del Tacca, affiancati dal barrista Massimo, locale che ha avviato con Aldo il Bocacito, e dalla banconiera Tiziana) che indaga all’insegna della semplicità e dell’ironia. Di fatto uno sgangherato, quanto acciaccato, clan di investigatori abilissimi soprattutto nello spettegolare su quanto sta succedendo in Paese e che, incredibilmente, riescono a risolvere i misteri dei quali si stanno occupando.  
Per la cronaca Marco Malvaldi è nato a Pisa il 27 gennaio 1974 e in zona ancora abita con il figlio Leonardo e la moglie Samantha, quella che lui definisce la sua “spalla narrativa, sempre al centro di qualsiasi cosa scriva”. Di fatto un autore capace di far parlare al meglio la sua penna, oltre che abilissimo nel rapporto verbale con il pubblico. Lui che, laureato in Chimica, aveva fra l’altro studiato al conservatorio con l’intenzione di diventare un cantante lirico, salvo poi rendersi conto che non faceva al caso suo; lui che ama andare a letto presto in quanto ritiene di dare il meglio, in termini di scrittura, soltanto al mattino; lui caratterialmente “permaloso quanto un corso, sempre pronto a inalberarsi per poco”, che dell’ironia ha comunque saputo fare bandiera. Insomma, davvero un pel personaggio. 


A sua volta autore da prima pagina si propone Antonio Manzini che, nel 2013, aveva dato voce e immagine, in Pista nera, al vicequestore Rocco Schiavone, nato e cresciuto a Trastevere. Un poliziotto scomodo che odia le neve e il freddo, ma che viene esiliato ad Aosta per aver alzato le mani (a ragion veduta, verrebbe da dire) contro un superiore. Scontroso, trasgressivo e ruvido, Schiavone - che oltre tutto non disdegna di farsi qualche canna - ha talento e pure un cuore tenero. 
Di fatto un tipo fuori dalle righe, burbero quanto indisciplinato, scorbutico quanto maleducato, spigoloso quanto intuitivo, spregiudicato quanto assetato di giustizia. Un personaggio subito amato dal grande pubblico, tanto che sarebbe stato riproposto a ripetizione in La costola di Adamo, Non è stagione, Era di maggio, Cinque indagini romane per Rocco Schiavone, 7-7-2007, Pulvis et umbra, L’anello mancante, Fate il vostro gioco, Rien ne va plus, Ah l’amore l’amore e Gli ultimi giorni di quiete. Fermo restando il successo incassato nelle trasposizioni televisive interpretate da Marco Giallini. 
Per la cronaca Manzini è nato sotto il Cupolone il 7 agosto 1964, città dove ha frequentato il liceo classico e si è iscritto a Giurisprudenza, per poi fermarsi “all’esame di Diritto privato in quanto era arrivata la chiamata dall’Accademia nazionale d’arte drammatica”, come allievo di Andrea Camilleri. Il quale un giorno ebbe a dirgli: “Vedi, Antonio, Montalbano non è tutto mio, in realtà appartiene a tutti. E anche il tuo Schiavone è un personaggio straordinario, quindi di tutti…”. 
Un autore, Manzini, che in gioventù suonava la batteria in un gruppo musicale che aveva come obiettivo Londra; che ha fatto l’attore, lo sceneggiatore e molto altro per 25 anni, sin quando ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alla narrativa (“Il mio esordio risulta legato a un racconto scritto a quattro mani con Niccolò Ammaniti per l’antologia Crimini, seguito dal primo romanzo da solista intitolato Sangue marcio). Dimostrandosi subito penna capace di coniugare amore e criminalità, con un occhio comunque sempre attento alla realtà sociale.

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