Share |

“Il Mes? Ora vi spiego perché non sia lo strumento più adatto per salvare l’Italia”

Fra le pieghe e i cavilli di una misura molto discussa. A parlarne ai nostri lettori un manager che di numeri se ne intende. Non a caso ha guidato a lungo, come presidente, la Fondazione Intesa Sanpaolo


06/07/2020

di PIETRO DE SARLO


In vita mia non ho mai assistito a uno sforzo propagandistico così smisurato nella quantità e nelle argomentazioni come la cagnara che si sta scatenando sul Mes. A sentire Zingaretti, Taiani, Renzi e Berlusconi, oltre al coro di giornalisti e intellettuali che invece di informare fanno propaganda, l’adesione al Mes trasformerà come d’incanto il Belpaese in un mondo di frutta candita. Scuole? C’è il Mes. Aumento di salari ai medici e infermieri? C’è il Mes. Viabilità ordinaria malandata? C’è il Mes, perché la buona viabilità migliora la resistenza al Covid- 19 e quindi è una spesa sanitaria indiretta. E le chiese? Quale prevenzione migliore che non rivolgersi alla Madonna? 
È talmente forte la necessità di convincere l’opinione pubblica della bontà del Mes, visto che siamo i soli talmente svegli e furbi in Europa da chiederlo, che non si esita a cadere nel ridicolo. 
Ma le cose stanno così? A mio modo di vedere no. Questo perché: 
Primo. Il modulo di adesione al Mes prevede la possibilità di finanziare solo le spese sanitarie dovute al solo Covid-19. Questo è sempre stato chiaramente scritto e significa che tutte le mirabilia, vedi Zingaretti, Fubini e altri, che dicono possano essere finanziate con il Mes in realtà non lo possono. Questo non è assolutamente vero né previsto. Il Mes può essere utilizzato solo per le spese legate al Covid-19. Inoltre il Mes è un prestito a cui si può accedere per soli due anni e non credo sia finanziabile un aumento strutturale di salari pubblici indebitandosi o un aumento strutturale dell’organico. Gli aumenti di costi strutturali vanno finanziati con aumenti di entrate strutturali. Altrimenti finita l’emergenza Covid-19 che facciamo? Licenziamo? E come faremo a restituire il prestito se con questo aumentiamo la spesa pubblica per sempre? Così come la costruzione di più aule perché le classi dovranno essere meno numerose per il distanziamento sociale. 
Certo avere classi meno numerose è un bene a prescindere dal Coronavirus, ma anche questo implica un aumento strutturale dei conti pubblici, più aule più insegnanti. E finita la pandemia smantelliamo le nuove aule e torniamo alle vecchie? Come abbiamo fatto per l’ospedale milanese di Bertolaso? Ma le nuove aule sono in linea di principio spese sanitarie? Si dice che la necessità di nuove aule sia una spesa sanitaria indiretta legata al Covid-19.  Ma allora lo è anche la cassa integrazione, il nuovo deficit Alitalia e la mancanza dei ricavi delle ferrovie dello Stato stante il fermo dei trasporti, e il crollo del turismo e mentre ci siamo mettiamoci anche le nuove obesità da reclusione domestica e l’aumento del ricorso ad astrologi e cartomanti. 
Tutte spese causate dalla pandemia, come negarlo? Se fosse vero però non ci sarebbe bisogno di altre misure, per esempio il SURE e il Recovery Fund, oltre al MES. Infine se a settembre, come molti affermano, ci sarà il vaccino non credo possa giustificarsi più nulla, oltre ai costi vivi già sostenuti, e ad una distribuzione gratuita del vaccino stesso. L’inglese è una lingua semplice e per quanta fantasia uno possa utilizzare mi sembra improbabile che qualsiasi funzionario del Mes possa interpretare il modulo di adesione in modo così ampio da comprendere quello che questi proditori agitprop dicono. 
Ricordo a tutti il testo del modulo:

  1. Healthcare, cure and prevention costs directly related to the COVID-19 pandemic
  2. Part of overall public healthcare spending estimated to be directly or indirectly attributed to addressing the impact of COVID-19 on the healthcare system
  3. Other indirect costs related to healthcare, cure and prevention due to the Covid-19 crisis

In letteratura e nella prassi contabile le spese sanitarie dirette sono: filo di sutura, medicinale, personale di sala operatoria, medici, infermieri ecc. Le spese indirette, quelle del punto C che scatena tante fantasie, sono ad esempio: centralino, pulizie, personale amministrativo, affitti ecc. Trovatemi uno degli Ias (International Accounting Standard) o nella dottrina qualcosa che giustifichi una interpretazione così estensiva ed eccentrica della dizione ‘indirect cost’. La controprova è, ripeto, che se fosse vera l’interpretazione corrente della intellighenzia tutto finirebbe per poter essere finanziato con il Mes perché tutto il danno economico che ha subito il Paese è riconducibile (quindi costo sanitario indiretto) alla pandemia Covid-19. E non è nemmeno possibile parlare di spese di ricerca e prevenzione perché nel modulo non c’è scritto ‘per qualsiasi pandemia’ ma espressamente Covid-19. Ho lavorato in posizione apicale con una azienda tedesca, so come leggono le carte. Vi prego: non facciamoci riconoscere. Leggiamo quello che firmiamo e non facciamo i furbi e atteniamoci al testo scritto. 
Secondo. Qualcuno dice che l’unico vincolo è quello di destinazione delle spese. Ma si dovrebbe anche dire che a supporto di questa tesi c’è solo la lettera di Centeno-Gentiloni. Per il resto si dovrebbe, per onestà, ammettere che il quadro giuridico non è ben definito. Qualcuno aggiunge che non c’è alcun bisogno di modificare i trattati.  Ma, obietto io, se la volontà è quella di non utilizzare più il Mes come è stato fatto per la Grecia perché non scriverlo in chiaro? Perché non si firma un accordo, un memorandum o altro, in cui si dica chiaramente che gli articoli che hanno reso possibile lo scempio in Grecia non valgono nel caso in specie? Quello che dicono è una opinione non suffragate da testi scritti e firmati e che abbiano valore di trattato. 
Nella mia vita ho negoziato contratti per miliardi di euro. Quando la controparte mi diceva, per esempio: “Stia tranquillo, gli impianti sono a norma!” io rispondevo sempre: “Allora scriviamolo!” Si scopriva così che questi impianti proprio in regola non erano. Questa questione delle condizionalità, si dovrebbe per onestà intellettuale ammetterlo, è questione ‘de iure condendo” e non “de iure condito” come si afferma. Al momento c’è solo un affidamento politico, troppo poco. 
Terzo. La questione dei tassi. Premesso che occorrerebbe confrontare mele con mele e prestiti con garanzie ‘senior’ con prestiti con analoghe garanzie, quello che, ‘volutamente’?, non si spiega mai è come il MES si finanzi. Può farlo in tre modi: sul mercato, con la Bce o chiedendo ai ‘soci’ di versare le quote. Il tasso finale ancora non è definito perché non è ancora definito quanto dei 240 miliardi previsti saranno richiesti e come il Mes reperirà le risorse. Qui c’è un meccanismo perverso. 
L’Italia partecipa al Mes con il 18% delle quote. Questo implica che il 18% della dotazione iniziale, pari a 704 miliardi, è garantita da noi. Degli 80 miliardi già versati 14, infatti il 18% di 80, li ha versati Roma. Versati reperendo i quattrini aumentando il proprio debito pubblico per pari importo. A noi ingegneri hanno insegnato che per capire un funzionamento occorre portarlo al caso limite. Se quindi i 240 miliardi previsti di finanziamento per la pandemia Covid fossero chiesti da tutti gli stati e se il Mes non riuscisse a trovare finanziamenti sul mercato, o presso la Bce, ecco che Regling è costretto a chiedere, a norma di statuto e con una sola settimana di preavviso, a tutti gli Stati di versare la propria quota. A noi verrebbe chiesto di versare 43 miliardi che l’Italia troverebbe indebitandosi sul mercato per un pari importo. Quindi si indebiterebbe due volte: la prima sul mercato per versare la propria quota di 43 miliardi al Mes, che si aggiungerebbero ai 14 già versati, e una seconda volta con il Mes per 36 miliardi. 
Spero di essere stato chiaro. È evidente che nella pratica non funzionerà così, anche se qualsiasi sia la fonte di risorse utilizzata dal Mes il 18% sarà comunque garantito dall’Italia e quindi avremo comunque una doppia esposizione.  Da qualche parte il Mes si finanzierà e, solo allora, sapremo il tasso finale applicato ma questo ragionamento spiega perché il Mes, nella fattispecie, non è uno strumento idoneo. Il principio di funzionamento è che ogni stato partecipi in funzione del proprio Pil e che in questo modo si possa intervenire per dare una mano a chi ne ha bisogno nel presupposto che chi ha più Pil è più ricco ed ha meno bisogno e può fare solidarietà. Se poi la solidarietà è quella della Grecia meglio lasciar perdere. 
Ma se chi ne ha bisogno è proprio uno dei maggiori quotisti, l’Italia, che partecipa con il 18% della dotazione del Mes e riceve il 2% del Pil si capisce benissimo che pagheremmo molto più di quanto ricaviamo. In sintesi l’Italia in questo caso limite si indebiterebbe, o garantirebbe, per 43 miliardi sul mercato e per 36 miliardi con il Mes, ossia per 79 miliardi. Il caso in cui il Mes si finanzi con la Bce non lo prendo neanche in considerazione. Anche al ridicolo c’è un limite. In tal caso sarebbe chiaro il paradosso di una sovrastruttura fondamentalmente inutile se in Europa ci fosse una vera banca centrale e maggiore serietà. 
Quarto.  Dulcis in fundo c’è una questione morale sul Mes ed è una cappa odiosa sulla coscienza europea: la Grecia. L’Europa non è ‘una d’arme, di cor, di lingua e d’altare, di memorie di sangue e di cor’ ma la sommatoria di popoli che si sono combattuti e odiati per millenni. La vicenda greca ha distrutto il sogno di una Europa dei Popoli e riattivato vecchi odi e sospetti. Ora le questioni morali non si possono spiegare: o si sentono o non si sentono! Ma nessuno può a far finta di niente semplicemente spiegando che i timori degli italiani sono infondati e che non verrà mai la Troika: exusatio non petita, accusatio manifesta. 
Confesso, non capisco questo concentrarsi su un problema di fatto marginale come il Mes, realisticamente 4-5 miliardi di spese eleggibili se fossimo persone serie, e il motivo di tanto accanimento. Una ‘rivirgination’ del Mes? Mi pare ridicolo. L’unica cosa da fare è cancellarlo e chiedere scusa alla Grecia e a tutti i cittadini Europei che coltivano ancora il sogno di una Europa Casa Comune. 
Personalmente trovo disgustoso questo modo di fare politica e di informare la pubblica opinione anche perché giustifica la pessima idea che hanno di noi i tedeschi e gli altri popoli nordici e che si rafforzerà quando andremo da Regling con queste furbizie stravaganti.

(riproduzione riservata)