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“Il signore della guerra e il maestro del Tè”: fra vita quotidiana, rituali di corte e intrighi politici

La scrittrice Nogami Yaeko racconta una delle pagine più affascinanti e oscure del Giappone del periodo Sengoku


23/11/2020

di Tancredi Re


All’interno di una rigorosa cornice storica e sociale, tra vita quotidiana, rituali di corte, intrighi politici e campagne belliche viene messo in scena lo scontro tra due esemplari e controverse personalità che incarnano ideali incompatibili; da una parte il dispotismo, le sfrenate mire espansionistiche e il gusto per l’eccesso, dall’altra la ricerca estetico-spirituale dell’essenzialità, della sobrietà e dell’indipendenza inseguite fino alle estreme conseguenze.
È questo il canovaccio
di Hideyoshi e Rikyu. Il signore della guerra e il maestro del Tè  (OBarraO, pagg. 436, euro 18,00, traduzione di Benedetta Torrani), il capolavoro di Nogami Yaeko, pseudonimo dellascrittrice giapponese KotegawaYae del periodo di Shōwa.
Quando venne pubblicato nel 1963, il romanzo riscosse grande successo e per questo l’autrice venne insignita del Jyoriũ Bungakushō, il Premio nipponico più prestigioso per la letteratura femminile. In precedenza, nel 1957, con Meiro (Il labirinto) Yaeko aveva vinto il Yomiuri Literaly Prize, mentre nel 1980 le venne attribuito il Premio Asahi. Da questo romanzo è stato tratto nel 1989 il film Rikyū di Hiroshi Teshigahara. 
In questo libro l’autrice esplora, in tutte le sue sfumature, il complesso e inestricabile rapporto tra il potente signore della guerra Toyotomi Hideyoshi, uno dei tre riunificatori del Giappone feudale, e il suo rispettato maestro del Tè, nonché consigliere politico, Sen no Rikyū, il monaco zen che ha perfezionato il cha no yu, la Cerimonia del Tè. 
Il romanzo è ambientato nel Giappone del XVI secolo. Sia la corte imperiale, sia il governo della nobiltà guerriera, noto con il nome di bakufu (governo della tenda), governavano con poca autorità ed erano poco rispettati. Il Paese a quel tempo era diviso tra più di duecentocinquanta signori feudali, detti daimyo. Approfittavano di ogni occasione per colpire la capitale, Kyoto, che era la base per esercitare il potere sul Giappone centrale. 
Il signore che riuscì per primo nell’impresa di unificare il Paese fu Oda Nobunaga, il giovane comandante del piccolo dominio di Owari sulla costa dell’oceano Pacifico. Dopo il suo assassinio, la lotta per l’unificazione fu portata avanti da Toyotomi Hideyoshi e poi da Tokugawa Ieyasu. Fu il primo a prevalere e, con il titolo di Reggente Imperiale, riuscì a mantenere unito il Giappone e a trasformarlo. 
Sempre in quegli anni del tardo Cinquecento si avviarono sperimentazioni artistiche e culturali, che raggiunsero l’acme della perfezione nella cosiddetta Cerimonia del Tè. Per noi occidentali, sarebbe un’usanza, mentre nel Giappone e, in particolare in quel periodo storico, questa cerimonia poteva considerarsi alla stessa stregua di un vero e proprio rito. Nel servire il Tè verde, infatti, il maestro officiante invita gli ospiti a condividere il piacere di questa bevanda, e ad apprezzarne i pregevoli utensili in un’atmosfera accuratamente preparata. E’ un’esperienza estetica ed emotiva. Lo stile della Cerimonia del Tè è stato elaborato da tre maestri: Murata Juko, Takeno Joo e Sen no Rikyū. 
Quest’ultimo, che sarebbe divenuto il maestro del Tè di Hideyoshi, amava il Tè e questa circostanza si sarebbe rivelata ad un tempo la fortuna e la sfortuna diRikyū. “Le cerimonie del Tè offrivano eleganza ai samurai, erano un simbolo di benessere per i mercanti e una legittimazione culturale per i governatori. In breveRikyūne divenne presto la massima autorità” ricorda nell’introduzione al volume Martin Collcutt. 
Cominciata con i migliori auspici, e proseguita molto bene, la relazione tra Hideyoshi e Rikyū nel prosieguo si sarebbe, però, guastata. Incisero negativamente nel rapporto le differenze di vedute tra il Reggente Imperiale, che dopo avere unificato il Giappone, bramava di conquistare e sottomettere la Corea e la Cina, mentre Rikyū riteneva che questi obiettivi non fossero sensati. 
Non si conoscono in realtà quali fossero stati i veri motivi che portarono al dissidio tra i due uomini, fatto sta che Hideyoshi ordinò a Rikyūdi commettere seppuku, cioè suicidarsi attraverso lo sventramento. Rikyū obbedì e si tolse la vita nella sua casa di Sakai nel febbraio 1591. 
Nonostante la sua orribile morte, gli insegnamenti di Rikyū sarebbero rimasti imperituri e avrebbero continuato a rappresentare un modello cui ispirarsi per le varie scuole del Tè che rivendicavano la loro discendenza da lui.

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