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“Io, Federico Fellini”: cento anni all’insegna della… dolce vita

Nell’anniversario della nascita del visionario regista riminese, la Bur-Rizzoli ripropone un’avvincente biografia scritta da Charlotte Chandler


03/02/2020

di Valentina Zirpoli


Sono passati cento anni dalla nascita del più visionario dei nostri registi, Federico Fellini, e l’Italia lo celebra a suon di amarcord, mostre fotografiche, eventi, libri fotografici e biografie. Come quella che era stata scritta nel 1994 da Charlotte Chandler, nom de plume di Lyn Erhard, intitolata Ich, Fellini, sbarcata un anno dopo sui nostri scaffali e ora riproposta dalla Bur-Rizzoli nella collana “La storia - Le storie” come Io, Federico Fellini (pagg. 376, euro 16,00). 
Charlotte Chandler, si diceva, una giornalista americana che strada facendo si è fatta apprezzare per aver dato voce alle vite di grandi personaggi del mondo del cinema e dello spettacolo, come Groucho Marx, Billy Wilder, Bette Davis, Marlene Dietrich, Joan Crawford, Ingrid Bergman, Mae West e Alfred Hitchcock. E che con Fellini aveva stretto un rapporto professionale, fatto di stima, fiducia e simpatia, a partire dal 1980, anno in cui lo aveva incontrato la prima volta per intervistarlo e che soltanto la morte del grande regista della Dolce vita, avvenuta il 31 ottobre 1993, avrebbe posto fine. 
Sta di fatto che per tredici anni la Chandler - narrano al riguardo - avrebbe seguito il Maestro come un’ombra, con tenacia tutta anglosassone. Accompagnandolo nei suoi viaggi, scortandolo nei suoi soggiorni in America, facendogli visita sul set dei suoi film, applaudendolo alle premiazioni internazionali, andando a trovarlo nella sua casa di Roma (una città amata e odiata, della quale aveva portato sul grande schermo la magnificenza), conquistandosi persino la simpatia della moglie Giulietta Masina. 
Così eccola ricordare che Fellini era goloso di brownies, il tipico dolce americano di cioccolata, che lei non mancava di portargli in occasione delle sue visite in Italia. Per contro lui ricambiava con una merce rara: quella della confidenza. Raccontandole a poco a poco tutta la sua vita, svelandole segreti, parlandole liberamente del suo lavoro e dei suoi film, rendendola partecipe della sua filosofia di vita. 
E in queste pagine Charlotte Chandler, Charlottina, come la chiamava lui, ci restituisce lo spaccato di tutto quello che Fellini le aveva detto. Note che tengono banco in una autobiografia che, forse, era quella che il Maestro avrebbe desiderato. Ovvero un racconto a ruota libera, personale e spontaneo. Fuori dagli schemi. 
In effetti “la particolarità, la forza, il valore di questo libro stanno appunto nella sincerità del racconto: una memoria in prima persona che prende le mosse dall’infanzia in quel di Rimini - città dove era nato il 20 gennaio 1920 e dove a sette anni era fuggito di casa per seguire un circo, arricchendo di meraviglie il suo stupore infantile - sino a terminare con quell’Oscar alla carriera ritirato a Los Angeles, fra la commozione generale, poco prima di morire. 
Un racconto che non solo ci restituisce mezzo secolo di storia italiana in abbinata a quella del nostro cinema del Dopoguerra, ma ci regala continuamente intuizioni inaspettate, battute folgoranti, considerazioni lucidissime dell’interessato. E l’uomo che esce da queste pagine è una figura potente e fragile al tempo stesso, disperata e ironica, ma anche quella di un vero maestro di vita. 
Già, Federico Fellini. Visionario quanto creativo regista (con quattro Oscar incassati rispettivamente per La strada, Le notti di Cabiria, Otto e mezzo e Amarcord), ma anche sceneggiatore, fumettista e scrittore di livello. Un personaggio fuori dalle righe capace di dare voce ai personaggi che hanno animato la sua vita e la sua cinepresa, a partire dalla paziente moglie Giulietta, che l’aveva conquistato con la sua voce prima ancora che con il suo volto. 
E via a parlare del primo incontro con Roberto Rossellini (da lui aveva imparato cosa vuol dire libertà) e la rivelazione del grande amore per la regia; via a tratteggiare il rapporto con attori del calibro di Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Anna Magnani e altri grandissimi interpreti. Lui uomo dei sensi sempre all’erta, pronto a ricordare ad esempio gli odori imbarazzanti della stanza dei vecchi, di quelli insoliti della buccia delle patate e delle sottane delle monache. Lui capace di nutrirsi dell’ostilità della Chiesa cattolica, che avrebbe voluto al rogo il suo film La dolce vita, ambientato a Roma, la città d’elezione che gli si era rivelata subito come casa e nella quale si sentiva amato. 
In buona sostanza in questo lavoro Charlotte Chandler ci propone “l’affresco affascinante di un grande regista, mostrandocelo in tutte le sue sfumature: il Fellini uomo e il Fellini genio, il Fellini disperato e ironico, il Fellini che, a distanza di tanto tempo, continua ancora a regalarci acute intuizioni, battute folgoranti e intense riflessioni sulla vita”. 
Un Fellini magari alle prese con le sue baracchette, in altre parole le pellicole che avrebbero beneficiato (anche) delle cinque stelle, ovvero l’etichettatura del capolavoro. Un Fellini che ci riporta a immagini vissute: il regista con il suo cappellaccio e la sua sciarpa; il regista capace di portare sullo schermo le prime figure gay; il regista che metteva davanti all’obbiettivo della cinepresa soprattutto se stesso; il regista istrionico che cercava di far sognare la gente. Peraltro riuscendoci.

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