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“La corona del potere”: l’ombra di Carlo VIII si allunga come una maledizione sulla penisola italica. E le grandi famiglie…

Nell’atteso sequel de Le sette dinastie, a fronte di un cast di 15 protagonisti e una quarantina di personaggi, l’eclettico Matteo Strukul ridà voce ai protagonisti di un Paese governato - siamo nel XV secolo - da signori talvolta lungimiranti, bene e spesso assetati di potere. Per non parlare di Rodrigo Borgia, un papa nepotista e libertino che…


19/10/2020

di MAURO CASTELLI


Fra storia e invenzione, Matteo Strukul diverte e intriga il lettore. Regalando, nel suo ormai lungo viaggio nella saga delle dinastie più potenti del Rinascimento, tocchi di intrigante leggerezza narrativa: quegli stessi che sanno come catturare il lettore, toccando corde ammuffite dalla ragnatela del tempo per riportarle agli… antichi splendori. Magari nel ricordo di quando, da studenti, la storia ci veniva proposta da professori non sempre all’altezza del loro compito. Eppure, quelle lezioni di storia, non avrebbero mancato di fare breccia nella nostra curiosità. 
Curiosità oggi compensata dai romanzi di questo autore, capace di regalare la giusta connotazione a fatti, eventi e personaggi; di dare voce ad ambientazioni credibili; di gratificare la lettura con pennellate di furbizia narrativa. Senza mai comunque esagerare. In altre parole infiocchettando i fatti storici con spruzzate di fantasia: quel tanto che basta per insaporire le vicende e renderle più appetibili. In altre parole, c’è da ritenere, divertendosi a navigare a vista fra guerre e passioni, congiure e tradimenti, saghe familiari e vendette, amori veri e di comodo. 
E il perché è stato lui stesso a spiegarlo. “Mi aveva preso una volontà bruciante - come nel caso dei suoi libri dedicati alla famiglia de’ Medici, tradotti in una quarantina di Paesi (come Germania, Francia, Inghilterra, Spagna, Turchia, Olanda, Polonia, Repubblica Ceca, Serbia, Slovacchia e Corea del Sud) nonché opzionati per il cinema, il primo dei quali, Una dinastia al potere, tre anni fa ha vinto il Premio Bancarella - di raccontare la grande eredità artistica e culturale che come autore italiano sento di avere. Era pertanto necessario celebrare una simile fortuna: quella di essere nato nella culla delle arti, l’Italia. E così mi sarei dato da fare partendo dai Medici”. 
E siccome da cosa nasce cosa… eccoci a gustare il suo ultimo romanzo storico intitolato La corona del potere (Newton Compton, pagg. 510, euro 9,90), atteso sequel de Le sette dinastie che era arrivato sugli scaffali un anno fa. “Ed è questa - annota l’autore - la saga che per molti aspetti mi ha impegnato più di tutte, giacché mi sono proposto di raccontare, con lo strumento del romanzo, il secolo d’oro del Rinascimento. Ma per farlo in un modo che potesse essere originale, direi inedito, ho voluto proporre al lettore sei grandi città protagoniste di quel tempo - Milano, Venezia, Roma, Firenze, Ferrrara e Napoli - attraverso la storia delle rispettive dinastie”. 
E lo ha fatto trasportandoci in punta di penna nell’Italia del XV secolo, in un Paese governato da signori talvolta lungimiranti, per altri versi incredibili (come Ludovico il Moro, papa Alessandro VI, Leonardo da Vinci, Cesare e Lucrezia Borgia, Caterina Sforza, Michelangelo Buonarroti, Ercole d’Este, Antonio Condulmer, Prospero e Fabrizio Colonna…), ma bene e spesso assetati di potere e dall’indole sanguinaria. Un multi-storia raccontata per quadri, “il modo migliore - secondo l’autore - per consentire al lettore di conoscere al meglio il contesto narrativo e storico”. 
E se Milano è stata una delle “grandi” a tenere banco nella prima puntata di questa saga, ebbene lo è rimasta anche in questo secondo romanzo. Seppure affiancata da un’altra protagonista di livello, Roma. “E non poteva essere altrimenti, dal momento che un’ampia parte del romanzo narra le vicissitudini della famiglia Borgia”. Risultato? Un altro intrigante, avventuroso quanto verosimile spaccato - forte di 15 protagonisti e una quarantina di personaggi - dell’Italia irrequieta e rissosa di quel periodo, peraltro governata da signori di variegata estrazione. 
Un lavoro frutto peraltro di uno studio vasto e complesso di chissà quante fonti consultate, cui si aggiungono, come ha avuto modo di annotare l’autore in una intervista, “i viaggi, funzionali allo studio dei monumenti e dei luoghi, la ricerca d’archivio, il lavoro di anticatura dello stile letterario, la ricostruzione di scenografie e costumi, moda e duelli, i colloqui con i maestri di spada rinascimentale e quelli con accademici e critici di storia dell’arte. Insomma, è stato un lavoro non sempre semplice, ma estremamente gratificante. E poi c’è la scrittura, costruita giorno per giorno, scegliendo le parole, studiando Manzoni, Radcliffe, Eco, Balzac, Vassalli, Laclos, Bellonci, Hardy, Austen, Brontë, Milton e Nievo, che sono fra i miei eroi e le mie eroine personali...”. 
Come da sinossi la trama de La corona del potere trova spunti vincenti nel 1494, quando l’ombra di Carlo VIII si allunga come una maledizione sulla penisola italica, divorata da diatribe e sconquassi locali. In tale contesto Ludovico il Moro ha da tempo usurpato il ducato di Milano; Rodrigo Borgia, eletto papa, alimenta a Roma un nepotismo sfrenato mentre colleziona amanti; Venezia osserva tutto grazie a una fitta rete di informatori, magistralmente orchestrata da Antonio Condulmer, Maestro delle Spie della Serenissima. 
Per farla breve, il re francese valica le Alpi e, complice l'alleanza con il citato signore di Milano, giunge ben presto con il suo esercito alle porte di Firenze. E qui Piero de’ Medici, figlio del Magnifico, lo lascia passare, accettandone le condizioni umilianti e venendo in seguito bandito dalla città che si offre, ormai prostrata, ai sermoni apocalittici di Girolamo Savonarola.
E mentre il papa si rinchiude a Castel Sant’Angelo, Carlo marcia su Roma con l’intento di saccheggiarla, per poi mettere a ferro e fuoco Napoli e reclamare il regno nel nome della sua casata, gli Angiò, mentre l’inesperto Ferrandino non ha alcuna possibilità di opporsi. Ed è appunto in questa Italia sbranata dal mal francese, che dilaga come un’epidemia mortale, che convivono lo splendore del Cenacolo di Leonardo da Vinci e l’orrore della battaglia di Fornovo; le passioni e la depravazione del papa più immorale della Storia e le tragiche prediche di un frate ferrarese che finirà bruciato sul rogo... 
A questo punto note sull’autore. Come già riportato su queste stesse colonne, Matteo Strukul - eclettico scrittore, traduttore, fumettista nonché collaudato direttore artistico - è nato a Padova l’8 settembre 1973, città dove si è laureato in Giurisprudenza, per poi conseguire un dottorato di ricerca in Diritto europeo dei contratti presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Sposato con l’adorata Silvia (“Gli anni scorrono uno dopo l’altro, ma il nostro amore è, ogni giorno, infinitamente più forte”), attualmente vive tra Padova e Milano, con sporadiche puntate, causa Covid, su Berlino (“Dove abbiamo acquistato un appartamentino nel quartiere beatnik”) e la Transilvania (“Una terra della quale mi ero innamorato andando a vedere un importante festival del cinema dopo aver scritto un romanzo legato ai cavalieri teutonici”). 
Lui caratterialmente attento e paziente, certamente indipendente (“Non chiedo e non comando, mi ritengo un battitore libero”); lui portatore di una galanteria d’altri tempi nei confronti delle donne; lui appassionato di musica rock, di cinema, di birra e di hockey su ghiaccio; lui con quel suo aspetto dandy nel proporsi sia in termini di modi che di ricercato vestire (“Nutro un mix di malinconia e di nostalgia per il passato, in parte legato al mio amore per Goethe e Schiller. E anche la mia scrittura credo abbia a che fare con il romanzo ottocentesco, in termini sociali e di avventura, di Balzac, Gautier e Salgari, ovviamente adattata per il lettore dei nostri giorni”); lui che ha molto apprezzato di essere stato definito, su Tuttolibri de La Stampa, un “Dumas 2.0”. E altrettanto lusingato lo è stato dal fatto che Raffaello Avanzini, il patron della sua casa editrice, gli abbia assicurato che il suo aspetto richiama quello di Edmond Dantès del Conte di Montecristo, il romanzo firmato da Alexandre Dumas.     
E ancora: lui legato, in maniera altrettanto elegante, alla scrittura e al mondo delle parole, forte della capacità di approfondire con semplicità anche tematiche di peso (“Cerco di avere una buona leggibilità”), dando peraltro un nuovo senso alla Storia, come peraltro gli è stato riconosciuto da diversi critici e numeri uno della narrativa. Fermo restando un altro merito non da poco: quello di saper dare voce alla bellezza italiana degli anni andati, sinora appannaggio del racconto degli stranieri. 
Che altro? Un interesse a livello amatoriale per il tennis e lo sci; un inizio professionale come addetto stampa; le prime pubblicazioni legate a due biografie musicali pubblicate da Meridiano Zero: Il cavaliere elettrico. Viaggio romantico nella musica d Massimo Bubola e Nessuna resa mai. La strada, il rock e la poesia di Massimo Priviero. Primi passi, questi, che lo avrebbero invogliato a proseguire sulla strada della scrittura spaziando altrove. 
Così eccolo arrivare sugli scaffali con tematiche agli antipodi: ovvero la rivisitazione della storia in chiave fantasy con I Cavalieri del Nord e, a seguire, il thriller La giostra dei fiori spezzati, nonché la trilogia dedicata alla fascinosa killer veneta Mila Zago. E, soprattutto, la serie in quattro volumi dedicata ai Medici, che solo in Italia ha venduto oltre 800mila copie. Per non parlare di due albi a fumetti, due novelle in formato elettronico, diversi racconti e altro ancora. 
Detto questo uno sguardo al suo domani narrativo: quale sarà la prossima tematica trattata da Matteo Strukul? La risposta, inaspettata, resta avvolta nel mistero: “Certo, sto già scrivendo, ma non posso rivelare nulla, pena la fucilazione”. Geniale anche in questo.

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