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“Le cinque fasi del lutto” da Covid-19: a che punto è la… notte in campo finanziario?

Attraverso il modello di Kubler-Ross, l’analista Yoran Lustig individua le differenti emozioni sperimentate dagli investitori: dalla negazione della crisi all’accettazione che coincide con la ripresa. Un’analisi divertente e venata dall’ottimismo


01/06/2020

di Tancredi Re


Yoran Lustig

Ci sono molti modi per spiegare la crisi indotta dalla pandemia Covid-19. Una crisi dai molti volti: sanitario e umanitario anzitutto, economico causato dalla caduta in recessione a seguito del lockdown, politico per le decisioni adottate da Banche centrali e Stati, finanziario generato dallo choc sui mercati e, infine, sociale a seguito del peggioramento della condizione personale ed economica di individui, famiglie e comunità. 
Da quando è esplosa l’epidemia nel Paese con i “focolai” di Codogno e Vo’ Euganeo, dichiarate zone off limits dal Governo centrale, Economia Italiana.it ha offerto ai suoi lettori diverse interpretazioni di quanto stava accadendo, intervistando, di volta in volta, scienziati, economisti, sociologi, analisti finanziari. 
Questa volta ci siamo rivolti a Yoran Lustig, responsabile delle soluzioni multi-asset Emea di T. Rowe Price (azienda di investimenti statunitense con sede a Baltimora nel Maryland, con un patrimonio gestito di 1.120 miliardi di dollari, un fatturato di 4,2 miliardi di dollari e oltre 7mila dipendenti) che ci ha sorpreso e incuriosito suggerendoci di analizzare quanto è accaduto nei mercati finanziari attraverso il modello interpretativo di Kübler‑Ross, un modello più conosciuto come “le cinque fasi del lutto”, che delinea la sequenza di emozioni sperimentate dai malati terminali o dalle persone che hanno perso uno dei propri cari. 
“Sembra un po’ macabro, ma non lo è affatto” avverte Lustig. “Partendo dalla “negazione”, il modello descrive il percorso attraverso ciascuna delle fasi successive: “rabbia”, “contrattazione”, “depressione” e “accettazione”. Un simile processo, con qualche aggiustamento, può essere osservato anche nelle crisi di mercato, compresa quella attuale, nella quale a mio avviso ci troviamo alla quarta fase”.

Cominciamo dal primo gradino. Lei parla di “negazione”: cosa significa? 
Con il senno di poi, la fase di negazione è durata piuttosto a lungo. Già nell’estate del 2019 la curva dei tassi di interesse negli Stati Uniti si era invertita, prevedendo una recessione a febbraio 2020 con il 30% della probabilità in base al metodo della Riserva Federale, la Banca centrale Usa. Sebbene il mercato obbligazionario non potesse anticipare una pandemia, di fatto ci aveva avvertito di un possibile pericolo. Ma la cosa importante non è tanto cosa prevedevano i mercati.

E cosa allora? 
L’aspetto più importante è che mentre il virus dilagava in Cina, l’Occidente ha continuato a “negare”: la provincia di Hubei è stata messa in quarantena dal Governo cinese; è stato costruito un ospedale in una settimana, l’economia nazionale cinese è stata bloccata, ma abbiamo continuato a pensare che il coronavirus fosse poco più che un’influenza. Come se la cosa fosse un affare dei cinesi o, per lo più, dei paesi asiatici, come avvenne con la Sars e la Mers, due precedenti epidemie, che non si diffusero nel resto del mondo ma rimasero confinate all’interno della continente asiatico. Per renderci conto della portata della crisi abbiamo dovuto toccarla con mano in Europa, negli USA e in America Latina e solo allora abbiamo superato la fase di negazione.

Cosa viene dopo nel modello delle cinque fasi del lutto? 
La rabbia. I mercati ribassisti solitamente iniziano con un vertiginoso calo dei prezzi degli asset rischiosi. In questo senso “paura” o “panico” sarebbero termini più appropriati di “rabbia” per descrivere questa seconda fase. Quando i mercati perdono fiducia, il sentimento si deteriora e gli investitori scaricano gli asset rischiosi in favore di quelli difensivi, mentre la liquidità evapora, peggiorando la situazione. In questa crisi, il ribasso è iniziato il 20 febbraio. L’indice azionario mondiale (Msci All Country World Index) ha perso il 33% in poco più di un mese, mentre i rendimenti delle obbligazioni di qualità hanno toccato i minimi storici e le valute “rifugio” (come dollaro, franco svizzero, yen - ndr) si sono apprezzate. In ogni caso, anche la fase della rabbia è stata superata.

Magari i risparmiatori non sono più arrabbiati, ma sicuramente sono sgomenti e preoccupati. Meno male che, a differenza della Grande Crisi finanziaria, stavolta Banche centrali e Stati hanno agito simultaneamente, più rapidamente e in maniera massiccia. 
È vero. E questa è stata la fase della “contrattazione”.

Cosa significa? 
“Contrattazione” può avere due significati nell’ambito delle crisi di mercato. Innanzitutto, si può riferire ai primi tentativi di affrontare e fare i conti con la crisi in corso. Nel caso del coronavirus, le Banche centrali hanno reagito velocemente adottando misure di stimolo monetario senza precedenti, a cui sono seguite misure fiscali altrettanto straordinarie da parte dei governi. L’operato delle autorità ha fatto sì che i mercati, invece di prezzare in modo irrazionale sviluppi catastrofici, abbiano iniziato a cercare di valutare gli sviluppi possibili. 
L’altra forma di “contrattazione” è la situazione che si verifica quando gli asset sono stati venduti in modo eccessivo e qualcuno inizia a ricomprarli a prezzi ridotti. Il 20 aprile l’indice azionario mondiale aveva recuperato il 25% rispetto ai minimi del 23 marzo, un recupero brusco tanto quanto lo era stato il crollo immediatamente precedente. Non è ancora chiaro se i mercati abbiano effettivamente raggiunto il punto minimo il 23 marzo o se vi saranno ulteriori cali. 
Nei mercati ribassisti precedenti, dopo il crollo iniziale c’è stato spesso un ribalzo in seguito al quale sono stati toccati punti di minimo ancora più bassi e questa dinamica talvolta si è ripetuta diverse volte nel corso della stessa crisi. La fase di contrattazione potrebbe essere finita, o potrebbe essere ancora in corso e assumere una forma a ‘W’, con rally e crolli alternati.

E poi? 
Segue la fase della depressione. “Depressione” è un termine che per i mercati finanziari ha un’accezione terribile. 

Per i mercati? Forse vorrà dire, per chi ci ha rimesso i soldi, che non crede? 
Certamente, perché il mercato è fatto dagli investitori. Tuttavia, è improbabile che il coronavirus provochi una depressione in senso economico. La fase di “depressione” piuttosto si riferisce all’aggiustamento dei prezzi degli asset per rispecchiare la nuova realtà via via che il contesto si chiarisce. A mio avviso, questa è la fase in cui ci troviamo adesso, con i prezzi che riflettono già una recessione brusca e senza precedenti nella prima metà del 2020 seguita da una ripresa rapida o graduale nella seconda metà dell’anno spinta dalle misure di stimolo.

La domanda che si pongono i risparmiatori e gli investitori è: qual è la probabilità che si verifichino ulteriori sorprese positive o negative? 
È difficile rispondere data la quantità di incognite. Gli stimoli sembrano sufficienti per superare la crisi e alimentare la prossima fase di espansione, ma servirà una strategia sanitaria credibile prima che lavoratori e consumatori possano riprendere in sicurezza le normali attività. Fino ad allora, un ulteriore ribasso resterà possibile.

E siamo giunti alla fine del percorso. Al quinto stadio. Quello dell’accettazione. 
La fase di accettazione corrisponde alla ripresa, vale a dire il momento in cui i mercati prezzano la fine della crisi. Non è necessario che l’emergenza sia realmente terminata, ma gli indicatori devono suggerire una fine imminente. Quando i tassi di contagio crolleranno e la fine del lockdown e delle restrizioni sarà in vista, i mercati accetteranno la nuova realtà e - com’è avvenuto dopo ogni singola crisi nella storia - inizieranno a salire verso nuovi massimi. 
È possibile che i mercati siano già nella fase di accettazione? Sì, ma è improbabile. Per risolvere la crisi economica è prima necessario che appaia all’orizzonte una risoluzione della crisi sanitaria. Potrebbero volerci poche settimane nello scenario più ottimistico o diversi mesi in quello più pessimistico. Una cosa però è certa: la fase di accettazione arriverà di sicuro.

E se poi non arriva? 
Arriva, arriva, glielo assicuro io, che me ne intendo!

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