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“Le nuove risposte della scienza a una domanda antichissima: cattivi si nasce o si diventa?”

A farsi carico di questo inquietante interrogativo un esperto, Valter Tucci, che cerca di fare chiarezza su diverse domande: perché il nostro livello di attenzione aumenta quando ci imbattiamo in un caso di cronaca nera? Perché ai ragazzi piacciono i videogiochi violenti? Da cosa nasce l’impulso a uccidere nei serial killer?


28/10/2019

di Valentina Zirpoli


Quello della violenza, umana ovviamente, è un tema vecchio come il mondo e riconoscibile in certi comportamenti aggressivi della nostra specie. Dei quali si sono occupati, strada facendo, scienziati e storici, ricercatori e psicologi, filosofi e benpensanti (o malpensanti), pronti a domandarsi perché non esista un cervello che risulti davvero immune dal male. Fermo restando che per poter studiare la natura di determinati processi mentali bisogna saperli riconoscere. 
Ora, a cercare di mettere chiarezza su questo inquietante tema, ci prova Valter Tucci, psicologo e genetista, il quale ha dato alle stampe, per i tipi della Longanesi, I geni del male (pagg. 272, euro 16,90), un saggio nel quale illustra “con rigore e chiarezza le ultimissime scoperte scientifiche sui comportamenti malvagi che mettono in pericolo la nostra vita e quella dell’intera umanità”.  In altre parole, come da strillo di copertina, cercando di regalare ai lettori una risposta a questo inquietante interrogativo: “Cattivi si nasce oppure si diventa?”. 
Valter Tucci, si diceva. Un esperto di settore, nel senso che ha seguito un percorso di studi molto particolare, addentrandosi fra tematiche diversificate. Così, dopo essersi laureato in psicologia ed essersi specializzato in medicina, avrebbe vinto una borsa di studio del Cnr per proseguire gli studi gli Stati Uniti. Lui che, dopo essere stato chiamato dal Dipartimento di Anatomia e Neurobiologia della Boston University, ha lavorato presso il prestigioso Massachusetts Institute of Technology (Mit). Nel 2003 sarebbe tornato in Europa e dopo un lungo periodo a Oxford sarebbe diventato direttore del laboratorio di genetica ed epigenetica del comportamento dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. 
Lui che ne I geni del male si rifà alle parole di Sydney Brenner, premio Nobel nel 2002 per la fisiologia e la medicina (Tutte le cose cattive e peccaminose dentro di noi sono un’eredità del nostro passato animale: un ricordo, se si vuole, di stadi evoluzionistici precedenti) per poi domandarsi: il male è innato nell’individuo, cioè è codificato nei suoi geni, o nasce dalla situazione in cui vive? Rispetto a questa dicotomia tra natura e contesto l’autore, in questo libro, ha deciso di “seguire una terza via”. Peraltro ironizzando sul fatto che “violenza e crimini sono strumenti di intrattenimento”. 
Ma anche ponendosi una serie di interrogativi portanti: perché il nostro livello di attenzione aumenta ogni volta che sfogliamo le pagine della cronaca o veniamo a conoscenza di un delitto? Perché ai ragazzi piacciono così tanto i videogiochi violenti? Da cosa nasce l’impulso a uccidere nei serial killer? Perché, insomma, l’essere umano è così attratto dal male? 
A queste e a molte altre domande risponde Valter Tucci in quello che si profila come un vero e proprio viaggio alla ricerca dei geni del male.
Partendo peraltro dal dubbio più importante di tutti: cosa ci rende umani, visto che condividiamo con altre specie un numero elevatissimo di geni e molti comportamenti istintivi? 
Ed è appunto partendo da questi inquietanti interrogativi - il male, senza dubbio, attrae più del bene, ma i buoni lo sognano mentre i cattivi lo fanno - che l’autore ne delinea l’origine primitiva e il suo ruolo nell’evoluzione della nostra specie, chiarendo il funzionamento dei geni e dei meccanismi epigenetici e come entrambi controllino le nostre ansie, il nostro livello di aggressività e la nostra intelligenza. 
“Scopriremo così che i confini tra fare del bene e fare del male sono molto meno solidi di quel che si pensi: i nostri comportamenti dipendono infatti da processi biologici che derivano sia dal nostro patrimonio genetico sia da eventi esterni, al punto che un trauma subìto dopo la nascita può influenzare lo sviluppo del cervello fino a scatenare comportamenti antisociali da adulti”.

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