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“Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio”. Raccontato con garbo fra realtà storiche e qualche piacevole libertà narrativa

“E appunto a questo grande artista - annota l’autrice, nota storica del Medioevo - ho voluto dedicare un lavoro legato ad alcune sue opere meno celebri o conosciute, che hanno tuttavia il pregio di parlare alla gente. Tutto questo partendo da un distinto signore che, in quel di Locarno, mi rivelò di possedere un disegno rinascimentale che…”


25/03/2021

di Barbara Frale


Barbara Frale

Anni fa, durante una conferenza che si è svolta a Locarno, in Svizzera, un distinto signore di quella città mi rivelò di possedere in casa propria un disegno rinascimentale che mostrava una spaventosa somiglianza al Gesù ritratto da Leonardo da Vinci nella celeberrima (e sfortunata) Ultima cena. Proprietario di oggetti d’arte per pura passione, questo signore non aveva particolare premura di far esaminare quel disegno da un team di esperti per appurare se si trattasse davvero di un’opera uscita dalla mano di Leonardo o meno: la bellezza e il pregio del dipinto, oltre all’orgoglio di averlo tutto per sé, costituivano a suo giudizio un piacere sufficiente a non desiderare null’altro, meno che mai sapere quanto potesse fruttargli un’eventuale vendita. 
Ancor oggi quel mio amico, di cui stimo enormemente la volontà di restare anonimo, non ha intenzione di sottoporre la carta del disegno all’esame del radiocarbonio, che sarebbe molto utile per avere un’idea del periodo in cui fu prodotto il supporto del dipinto. Vero è che a guardarlo si resta ammaliati: il volto del Redentore, animato da quella dolcezza così tipica della bellezza maschile nel Rinascimento, ricorda in maniera stupefacente ciò che doveva essere il ritratto di Gesù nel grande dipinto deturpato oggi conservato a Brera. Come va considerato, questo eventuale “Leonardo perduto”? Forse era un frammento di un grande cartone preparatorio che imitava l’intero affresco? 
L’amorosa gelosia del proprietario non consente di andare più a fondo nell’analisi, di stabilire se sia autentico o invece una copia, o magari l’imitazione prodotta da uno dei molti allievi che aiutarono Leonardo. Questo è solo un esempio dei molti possibili, perché l’esame minuzioso dei manoscritti sopravvissuti del genio dimostra che abbiamo perduto tantissime sue opere, tantissimi scritti; sono scomparsi o forse dispersi chissà dove, magari in attesa che sagaci scopritori si avventurino alla loro ricerca. 
A questi lati sconosciuti dell’opera di Leonardo, che fu vastissima e poliedrica, ho dedicato il mio romanzo scegliendo alcune opere che, meno celebri di altre o magari sconosciute ai più, hanno tuttavia il pregio di “parlare”: all’occhio esperto dello storico rivelano infatti l’animo dell’autore, che era un uomo molto riservato.


Leonardo. Il mistero di un genio (Newton Compton, pagg. 314, euro 12,00) focalizza l’attenzione su numerosi elementi storici ignoti e li racconta attraverso il filtro della narrativa. Cosa per esempio indusse Leonardo a tracciare il macabro disegno di Bernardo Bandini Baroncelli, impiccato al Palazzo del Bargello con indosso abiti alla moda turca? E chi era la misteriosa persona di nobile aspetto di cui fece il ritratto, dalla bellezza così ambigua che i critici odierni non sanno dire se raffiguri una fanciulla o invece il giovane dio Bacco? 
Sta di fatto che quel volto, radioso di una grazia particolare che sorride tra malizia e innocenza, sembra ricorrere in moltissime opere del genio, benché in sembianze ogni volta diverse. Sarà forse l’enigmatica Cremona, la bella cortigiana di cui Carlo Pedretti scovò il nome nei manoscritti? 
Anche se tra le persone di ogni età e di ogni livello culturale è diffusa l’idea che Leonardo fosse più o meno onnisciente, che si fosse lanciato in audaci esperimenti in ogni campo dell’umano sapere, stupisce dover constatare che le sorprese sembrano non finire mai. Chi sa, per esempio, che Leonardo da Vinci era affascinato dalla storia della terra, da quella materia che con linguaggio moderno diciamo geologia? Eppure i suoi disegni parlano chiaro, come anche le testimonianze che hanno lasciato i contemporanei. 
Durante il periodo in cui lavorò a Roma per papa Leone X, ad esempio, mentre costruiva pompe idrauliche per bonificare la paludi pontine, spesso Leonardo lasciava con un palmo di naso i suoi collaboratori perché si aggirava su Monte Mario in cerca di fossili: l’immagine di questo magnifico vecchio che scendeva dalla collina recando in mano conchiglie invece di sorvegliare i lavori per Sua Santità doveva stupire non poco gli uomini del tempo. 
D’altra parte il senso della ricerca per lui era chiaro, e non esitò a lasciarlo scritto: dove oggi ci sono grandi città, in un tempo remoto c’erano invece le distese del mare, e sopra la cupola del Duomo di Firenze nuotavano grandi banchi di pesci. Osservando a quale livello di altitudine si potevano notare conchiglie di molluschi marini negli strati di pietra delle montagne, Leonardo era stato in grado di elaborare una propria teoria geologica secondo la quale la terra sarebbe soggetta per ragioni cosmiche a periodiche inondazioni simili al celebre diluvio universale di cui parla la Bibbia. 
E che dire della nave, o meglio dello scheletro di una nave antichissima rinvenuto sulle montagne della Lombardia? O la descrizione di un enorme mostro marino contenuta nei suoi quaderni, che ricorda una creatura possente simile a una balena? 
Sappiamo che i contemporanei lo guardavano con diffidenza, se non addirittura sospetto; Baldassarre Castiglione per esempio, autore del celebre trattato di buone maniere Il Cortegiano, non capiva come mai quest’uomo, tra i più grandi nel campo della pittura, si rendesse inviso per la stranezza di certe sue teorie che esprimeva riguardo alla natura, tanto strampalate da metterlo in ridicolo se non addirittura farlo apparire insensato. 
Castiglione forse non era il solo a nutrire certe riserve sull’opera di Leonardo, che oltre ai segni dell’eccezionalità portava anche quelli, più preoccupanti, di una forte tendenza rivoluzionaria rispetto alle idee della sua epoca. Forse è per questo motivo che il genio preferì non pubblicare i risultati ottenuti durante una vita di ricerche ed esperimenti, lasciando agli allievi la fatica immane di raccogliere tutti i suoi scritti: certe osservazioni che ridicolizzavano la teologia del tempo, impegnata a discutere la vexata quaestio se i santi in Paradiso siano vestiti o nudi, lo avrebbero decisamente messo nei guai. 
Incurante della gloria e del denaro che avrebbe potuto ottenere se avesse solo un poco adattato le sue scoperte al sentire comune, Leonardo tutto sommato si comportò esattamente come il mio caro amico di Locarno: il piacere di sapere la verità è di per sé sufficiente ad appagare l’anima. 
A ogni modo, se qualcuno sospetta di avere in casa un’opera di Leonardo ancora sconosciuta, è caldamente pregato di farlo sapere al mondo.

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