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“Quando c'era la guerra”

I ricordi di Renzo Rossi, un collaudato giornalista nato con la penna fra le dita


09/01/2020

È stato per decenni il corrispondente de Il Resto del Carlino da Conselice, paese della Bassa ravennate ai margini delle valli. Renzo Rossi è nato con la penna fra le dita, ancor oggi non può fare a meno di vergare ricordi, note di costume, appunti di storia locale, anche quella minore. E di cose da dire, a ottantacinque anni, Rossi ne ha tante davvero, e non sono cose da poco. 
Se ne è accorto Ariel Feltri, fratello di Vittorio, che al Giornale fondato da Indro Montanelli cura la posta dei lettori, dove trova spazio la rubrica “Tempo di guerra”. I lettori rievocano le loro esperienze di vita di anni molto lontani e Rossi è andato con la mente a quand'era bambino. Il suo primo ricordo di quel tempo risale al 10 giugno 1940, giorno della dichiarazione di guerra... «Anche noi bambini dell'asilo nido del paese venimmo mandati a casa in quella stessa mattinata, mentre le campane della chiesa si mettevano a suonare a festa...». Il ricordo è diventato racconto, e il racconto una lettera, la prima di una lunga serie che continua tuttora. 
Rossi rievoca episodi di un'Italia contadina a contatto con le distruzioni della guerra, atti di eroismo o di semplice fratellanza e solidarietà, vita vissuta e vita miracolosamente salvata. Come quella di Paolo Maccesi, repubblichino sopravvissuto a tre pallottole durante la strage di Codevigo comandata da Arrigo Boldrini. Vite incredibili come quella del russo Kubiskin, fatto prigioniero dai tedeschi, aggregato alle loro truppe e finito in Romagna, dove terminerà i suoi giorni da cittadino italiano. 
Ci sono le bombe e le lacrime, le famiglie ebree tenute nascoste in un bar adiacente la Casa del Fascio, il caporale della Wehrmacht tornato dopo 40 anni a cercare le tombe di tre commilitoni. E che dire del tenente Loris Nannini, primo ufficiale italiano catturato dai russi? Fu torturato, e interrogato anche dal commissario del popolo Nikita Kruscev, al quale si ribellò con violenza. Il futuro leader dell'Urss rimase così colpito da quella reazione che molti anni dopo, al presidente Gronchi in visita al Cremlino, confessò che avrebbe voluto stringere la mano a quel coraggioso ufficiale. Nannini ricevette l'invito e rispose: «No, grazie. Me ne sto a casa mia». 
E poi l'anarchica Cappuccina, una fuga dal lager di Dachau, l'infermiera partigiana, la famiglia croata prigioniera in Romagna, la “madrina” Danila e il soldato Mario... E' una piccola miniera, il libro “Quando c'era la guerra” di Renzo Rossi edito da Publi&Stampa. E' reperibile prendendo contatto con la libreria del Globo di Lugo di Romagna (Ravenna).

S.V.

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