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“Quante donne dovranno ancora morire schiacciate dal peso di promesse disattese?”

Opinionista in programmi televisivi di attualità e cronaca, Elisabetta Cametti torna sugli scaffali con un imprevedibile thriller psicologico incentrato su una fashion blogger che riesce a trasformare i social network in un’arma


06/04/2021

di Valentina Zirpoli


“Sono una donna che viaggia con due bagagli. Quello delle esperienze, che contiene la vita sin qui vissuta: in primis i traguardi raggiunti, ma anche gli sbagli fatti, i momenti da ricordare così come le ferite subìte. E poi quello dei sogni, in cui trovo la forza per non mollare mai”. 
A sostenerlo, in un recente passato, è stata Elisabetta Cametti, cinquant’anni e spiccioli portati alla grande (è infatti nata nel 1970 a Gattinara, in provincia di Vercelli), decisamente affascinante (occhi azzurri e lunghi capelli biondi), una laurea in Economia e Commercio conseguita alla Bocconi di Milano, una ultra-ventennale militanza nell’editoria (prima come direttore generale della divisione collezionabili della casa editrice De Agostini e successivamente nel gruppo Eaglemoss di Londra, per il quale ha aperto la filiale italiana), ma anche una scrittrice di livello, i cui libri sono già stati pubblicati in dodici Paesi. 
Lei che aveva iniziato a scrivere sin da ragazzina, quando si sedeva in mezzo al prato “per raccontare i suoi sogni al diario e romanzare le sue giornate”. Sin quando avrebbe deciso di dedicare anima e cuore alla narrativa a fronte di un debutto datato 2013, peraltro “legato a una svolta a livello emotivo”. In altre parole, tiene precisare, “avevo sentito che era arrivato il momento di consentire che la scrittura assumesse un ruolo più importante nella mia vita”. 
Risultato? Il primo romanzo della serie K, I guardiani della storia, un bestseller impregnato di colpi di scena, intrighi, avidità e passione, seguito l’anno successivo da Nel mare del tempo e quindi nel 2018 da Dove il destino non muore. Nel 2015 si sarebbe poi dedicata a un nuovo filone, battezzato Serie 29, con Il regista (un titolo che si rifà al soprannome del suo “protagonista”, un serial killer fuori dalle regole, in quanto invece di sporcarsi le mani in prima persona ricatta le sue vittime, costringendole a un macabro gioco di eliminazioni) seguìto, a distanza di due primavere, da Caino
E siccome alla nostra autrice piace diversificare (“Mi diverte scrivere trame complesse, ricche di personaggi le cui storie si intrecciano, oltre che di misteri che mentre si dipanano conducono a nuovi enigmi. Unendo tensioni e intrighi al sentimento”) eccola proporre Muori per me (Piemme, pagg. 522, euro 18,90), il suo primo thriller psicologico (nel quale affronta temi importanti e che, come succede in tutti i suoi libri, si ispira a casi realmente accaduti) incentrato su una fashion blogger che riesce a trasformare i social network in un’arma. 
Un lavoro dai risvolti imprevedibili - impregnato di realtà e fantasia visto che queste due componenti corrono su uno stesso binario, fermo restando il fatto che “la mente a volte ci consente di volare sulle ali dell’immaginazione ed è lei stessa a spingerci a compiere anche le azioni più atroci” - giocato su un sofisticato meccanismo che induce alla riflessione e incentrato su interrogativo: “Quante donne dovranno ancora morire schiacciate dal peso di promesse disattese?”. Già, le donne. Che nei romanzi della Cametti hanno un ruolo spesso dominante; “donne imperfette, vere, con tante fragilità ed errori, ma che hanno sempre il coraggio di rialzarsi per portare avanti le loro battaglie”. 
Detto questo, spazio alla trama di Muori per me, una storia ambientata fra una Milano che trabocca di futuro e le intriganti sponde del Lario. Scelta peraltro non casuale in quanto l’autrice, che come accennato è piemontese, bene e spesso frequenta il capoluogo lombardo, così come ama recarsi sul Lago di Como. 
Cosa succede è presto detto. È notte fonda quando una ragazzina chiama la polizia: sua madre è scomparsa. Si tratta dell'assistente personale di Ginevra Puccini, una delle fashion blogger più famose al mondo. Il corpo di Julia viene trovato nelle acque del Lgo di Como, insieme a quello di altre quattro donne. I cadaveri presentano ulcere evidenti su pelle e mucose, una reazione allergica rara, causata da una sostanza sconosciuta, come accerta l'autopsia. Gli indizi, che puntano tutti a un unico colpevole, diventano una prova con la scoperta dell'arma del delitto. 
Quando il caso sembra chiuso, però, sulle pagine social di Ginevra Puccini compaiono dei video sconvolgenti: lei conosce il nome delle vittime non ancora identificate, la loro storia e il gioco perverso che le ha uccise. Ma Ginevra non si trova. Potrebbe essere il carnefice o la prossima vittima. La cerca la polizia. La cerca la sua famiglia. La cerca chi vuole metterla a tacere. 
Quelle immagini denunciano un sistema di corruzione e comando, rivelando la linea di sangue che conduce tra i rami di una famiglia potente e dentro una delle più importanti maison della moda internazionale. Dove forze dell’ordine e giustizia non sono mai riuscite ad aprirsi un varco, sono quei post a fare vacillare l'impero. Perché c’è una voce che i soldi e il potere non possono ridurre al silenzio, quella che rimbalza sui social network e diventa virale. Una voce che neanche la morte può fermare. 
Detto di questo ben orchestrato romanzo, di piacevole quanto intrigante lettura, torniamo al privato dell’autrice. Pronta a sottolineare l’amore per la lettura che le ha trasmesso sua madre, peraltro assicurando di avere molti libri nel cuore, senza preferenza di genere, in quanto ognuno portatore di una sensazione, un momento particolare, un pensiero. “E da ogni libro - sono parole sue - ho imparato qualcosa, nel bene e nel male. Perché, come sosteneva Plinio il Vecchio, non c’è libro tanto cattivo che in qualche sua parte non possa giovare”. 
E per quanto riguarda la scrittura? “Mi piace giocare a rimpiattino con trame complesse, ricche di personaggi le cui storie si intrecciano, di misteri che ne richiamano altri, di cambi di rotta capaci di sorprendere”. Per poi aggiungere: “Vivo la mia penna come la voce del bagaglio di esperienze, pensieri, sensazioni e sogni che mi accompagna. Un bagaglio fatto di momenti e di colori diversi. Ed è la creatività ciò che li rende brillanti”. Una creatività “alla quale regalo buona parte delle mie notti”. 
Infine i tempi per la stesura di un romanzo: “Diciamo sei mesi per mettere a fuoco i personaggi e imbastire la trama, ma anche per fare ricerche e documentarmi. Poi passo alla fase più impegnativa, che è quella della scrittura, ma un robusto impegno risulta legato anche alla rilettura e alla revisione di quanto scritto”.

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