Share |

“Solo tre giorni per Hans Christian Andersen. Solo tre giorni per trovare il colpevole e non trasformarsi da scrittore in assassino”

Ambientata nella Copenaghen sporca e pericolosa del 1834, una storia dura - e al tempo stesso sorprendente - firmata dalla premiata ditta composta da Thomas Rydhal e A.J. Kazinski


25/01/2021

di LUCIO MALRESTA


L’avreste mai immaginato che il famoso favolista danese Hans Christian Andersen potesse diventare un detective capace di riscuotere uno straordinario successo sia da parte del pubblico dei lettori che da quello dei critici? In pochi, verrebbe da pensare sbagliando. A dare voce a questo stravolgimento storico sono stati infatti tre suoi connazionali, ovvero la premiata ditta Rydhal & Kazinski. In altre parole Thomas Rydhal (lo scrittore che con L’eremita, tradotto in una quindicina di Paesi, si è aggiudicato fra l’altro il premio per il miglior poliziesco scandinavo) e A.J. Kazinski (nom de plume di Anders Ronnov Klarlund - autore, regista e sceneggiatore - e di Jacob Weinreich, lo scrittore che ha fra l’altro firmato L’ultimo uomo buono, pubblicato in 26 nazioni). 
Risultato del lavoro di questa affollata quanto fantasiosa unione? Morte di una sirena (Neri Pozza, pagg. 448, euro 18,00, traduzione di Eva Kampmann), un romanzo dai risvolti thrillereschi - in abbinata a quelli di una favola nera - che nel 2019 è stato accolto alla grande sia per come era stato scritto, sia per i contenuti, sia per il suo curioso protagonista. Appunto Hans Christian Andersen, “l’autore che trasformerà poi in storie eterne l’oscura materia delle sue inchieste”. Andersen che per tutta la sua vita adulta aveva tenuto un diario, con un vuoto di un anno e mezzo soltanto: quando, nell’estate del 1834, era rientrato nel suo Paese dall’Italia povero in canna. E questo libro inizia proprio nel punto in cui il suo diario si era interrotto. 
Di fatto un protagonista che gli autori sono riusciti a caratterizzare sin dalle prime pagine in maniera curiosa quanto intrigante: un uomo fuori dalle righe, che parla poco e scrive molto, che incontriamo nel corso di una sua scappatella in un infimo bordello di Copenaghen. Un tipo magro e allampanato, goffo e timido, discreto quanto stravagante. E che abbia un debole per una prostituta, madre di una bambina di sei anni, lo si capisce subito. Ma non per avere rapporti sessuali, ma solo per contemplarla e realizzare un ritaglio di carta, con le forbici, che le assomigli. 
Si chiama Anna questa donna che esercita il mestiere più antico del mondo in una zona della città “dove le botti d’acquavite prendono fuoco per strada, i panettieri vendono pretzel infilato sui bastoni (un particolare tipo di pane a forma di anello annodato), i marinai ballano tra di loro e i mendicanti e i ladri si aggirano senza sosta”. 
Sta di fatto che Anna, per provvedere alla sua “Piccola Marie”, riceve fino a tarda ora uomini ubriachi ed eccitati che non le chiedono nemmeno il nome, le strappano i vestiti di dosso e la prendono. Una sera viene però condotta a forza in una casa elegante e, davanti a una grande porta spalancata sul mare, qualcuno pone fine alla sua giovane vita. Il giorno dopo il suo corpo orrendamente mutilato viene ritrovato nell’immondezzaio della città, il canale dove si raccolgono tutti i rifiuti di Copenaghen. Un corpo bellissimo con gli occhi chiusi, ma con i capelli che, come quelli di una sirena, scintillano di conchiglie. 
Nemmeno a dirlo L’uomo dei ritagli diventa l’assassino designato. Molly, la sorella minore di Anna, ne è infatti convinta: soltanto un dissoluto può recarsi nell’appartamento di una prostituta e starsene tutto il tempo su una panca a contemplarla e a dedicarsi a questa strana attività. Così come ne è convinto anche il questore che indaga sul caso: il responsabile dell’infelice decesso non può essere che lo scrittorucolo con la passione per la carta e per le forbici, l’uomo che è stato visto uscire per ultimo dall’appartamento della vittima. 
L’uomo dei ritagli, come detto, si chiama Hans Christian Andersen ed è o, meglio, vorrebbe essere uno scrittore. Tutti i tentativi per diventarlo sono però miseramente falliti, stroncati senza esitazione dai critici. Non fosse per la protezione dell’influente signor Collin, che lo ha spedito in collegio, ha pagato la retta e lo ha introdotto nel bel mondo, sarebbe immediatamente incriminato di omicidio e condotto nelle patrie galere per essere poi punito in men che non si dica dalla giustizia. 
A sua volta il questore lo vedrebbe volentieri decapitato e sulla ruota, ma, dato il peso dei Collin in città, e persino sulla corona, deve scacciare per il momento l’idea e offrire ad Andersen un’ultima chance. In altre parole concedendogli tre giorni, soltanto tre giorni, per trovare i colpevoli. Se non salteranno fuori, il debole timido Andersen si trasformerà da scrittore senza arte né parte (seppure alla ricerca costante del successo e della fama) in un assassino. 
Curiosamente ad aiutarlo sarà Molly, l’energica e battagliera sorella della prostituta uccisa che in un primo tempo lo riteneva colpevole. Una ragazza che sogna la libertà e l’indipendenza: ideali che non vanno certo a braccetto con la realtà del suo tempo. 
Sta di fatto che questa strana coppia arriverà a “indagare”, partendo dai quartieri più diseredati della città, sino al palazzo reale. Un escamotage degli autori per regalare ai lettori lo spaccato di una società così diversa dalla nostra, dove le donne contavano meno di niente e dove i cambiamenti erano ancora di là da venire; un escamotage per sbattere sotto la luce dei riflettori le ampie divisioni sociali, ma anche i demeriti di una casa reale decadente. Mentre la scienza ancora si dibatteva “tra superstizione e pratica empirica”. 
E per quanto riguarda l’assassino? Ci viene fatto conoscere prima di quanto si possa immaginare, ma sarà necessario seguire il filo narrativo per rendersi conto delle sue vere motivazioni. E anche se al nostro sospettato le autorità negheranno di divulgare quanto realmente successo, lui riuscirà ugualmente a farlo sapere, utilizzando lo strumento delle favole. Un’arma gentile solo in apparenza, in quanto capace di toccare il cuore di tutti con un buonismo di facciata…

(riproduzione riservata)