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“Un cadavere in redazione”, e se a parlarne è uno del mestiere…

Dalle penne di Daniele Manca (vicedirettore del Corriere della Sera) e Gabriella Colla un intreccio di delitti, tradimenti e poteri occulti nella Milano degli anni Sessanta


21/12/2020

di VALENTINA ZIRPOLI


Poche frasi e si sente la mano calda del giornalista farsi largo nel suo raggio d’azione: “Lo stanzone della cronaca milanese era il solito casino. Chi non martellava sulle macchine per scrivere teneva i piedi sulla scrivania e sfogliava giornali. Moro, Fanfani: berciavano di politica i colleghi, sognando di poter scendere giù, nella redazione degli sciuretti amici del direttore. Il gruppetto dei più normali pontificava su Milan-Benfica da giocare a Wimbledon. Nessuna squadra italiana aveva mai vinto una Coppa dei Campioni”. 
E ancora: “Il pezzo è pronto, quaranta righe precise, se è lungo taglia. Tanto sono quei quattro delitti di anarchici che se ne vanno in giro a mettere bombe”. Quindi l’abbellimento al femminile: “Fuori dalla redazione i primi giorni di un maggio piovoso avevano lasciato il posto a una temperatura calda e profumata. Persino Milano si ingraziosiva, rivestendo di verde i grandi tigli…”. 
La mano calda è quella di Daniele Manca, vicedirettore ed editorialista del Corriere della Sera, che a quattro mani con Gabriella Colla, attiva nella pubblica amministrazione, ha dato voce a Un cadavere in redazione (Solferino, pagg. 298, euro 17,00), ambientato sotto la Madonnina nel 1963. Vale a dire in una città che stava cambiando. Una città omaggiata dalla presenza della regina Elisabetta; quando i Beatles, ancora semisconosciuti, cantavano Please, Please Me; quando Mary Quant, al di là della Manica, stava lavorando alla sua prima minigonna; quando per le vie cittadine non c’era ancora aria di contestazione; quando si mangiava la trippa nelle osterie, si beveva Cynar e Punt e Mes; quando si parlava ancora il dialetto e tenevano banco le case di ringhiera, mentre i tram rappresentavano il mezzo di trasporto principale. 
Ma fu anche un anno nefasto il 1963, nel quale lasciarono questo mondo il presidente americano John Fitzgerald Kennedy e papa Giovanni XXIII, due icone del secolo scorso. 
Ed è appunto in questa Milano (mentre nel Paese si sta assistendo a uno spostamento di voti dal centro democristiano a sinistra e le trattative per formare un Governo stentano) che Carlo Passi, trentenne diviso tra passione e cinismo, muovendosi in sella a una Vespa visto che la sua Alfa Giulietta Spider rossa gliel’hanno bruciata, vive e lavora. Lui che si dà fare per un quotidiano nato da poco che sta cambiando il modo di fare giornalismo (e ci vuole poco a capire quale, Il Giorno); lui che è stato appena lasciato dalla bellissima collega dai capelli rossi Enrica Sala che lavora alla televisione di Stato e che viene mandata a seguire un caso in Sardegna. 
Sta di fatto che mentre il giovanotto sta indagando sull’omicidio di due camionisti legato al traffico di petrolio inciampa, quasi in parallelo alla sua ex, in qualcosa di grosso e inquietante.  Complice una serie di documenti che gli erano stati consegnati da un magistrato, amico di suo padre (“L’errore storico del giornalismo - tiene a precisare Manca, nato il 3 febbraio 1956 e iscritto all’ordine dei giornalisti il 23 novembre 1982, che all’inizio degli anni Settanta si era trasferito da Roma a Milano, una città che ti accetta per quello che fai e non per chi sei - è stato quello di flirtare troppo spesso con la politica”). 
Sta di fatto che Carli non si può sentire tranquillo. Sarà per via di quella misteriosa cartellina? Nemmeno a dirlo la storia è destinata a infittirsi dando vita a un giallo che si svolgerà nell’arco di pochi giorni in mezzo a rapimenti, drammi sentimentali, confessioni dal passato e continui colpi di scena. E sullo sfondo la morte di Enrico Mattei e le strutture parallele di una fragile democrazia. 
Per farla breve: fra storie d’amore, di servitori e traditori delle istituzioni, di faccendieri e coraggiosi idealisti, si dipana un noir avvincente che è anche un’incursione nel mondo del giornalismo nel cuore di una città che sta rinascendo e di un Paese che sta perdendo la sua innocenza. Un lavoro legato al mondo maschile, certo, ma con un occhio di riguardo anche a quello femminile (diverse infatti le donne che entrano scena, come Sara e Felicina, l’ostessa Michela e la barista Nina, oltre alla citata giornalista Rai). 
Per la cronaca Daniele Manca ha lavorato nei principali quotidiani e settimanali italiani (da Mondo Economico a Panorama, da Italia Oggi a Il Giorno); è stato fra gli artefici della svolta digitale del Corriere; fra i suoi libri va ricordato il romanzo La Rossa nonché il saggio La nuova civiltà digitale scritto a quattro mani con Gustavo Ghidini; infine è sposato e padre di due figli. 
A sua volta Gabriella Colla - che Manca aveva conosciuto diversi anni fa, quando “per pagare l’affitto” lavorava come tecnico informatico - è laureata in Fisica con indirizzo cibernetico, ha frequentato la scuola di scrittura creativa di Raul Montanari, a sua volta è sposata, ha due figli e anche due gatti. “Lei che, pur più giovane di me, è stata quella che ci ha spiegato come si doveva lavorare. E con lei abbiamo parlato spesso del ruolo delle donne in Italia. Non a caso parte di questo romanzo è nato proprio da quei discorsi”.

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