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“Un virus misterioso, il sospetto di un complotto, una corsa contro il tempo”

In un romanzo avvincente quanto di sconcertante attualità Lawrence Wright dà voce alle paure dei nostri giorni. Di intrigante lettura anche l’ultimo thriller firmato dal rimpianto Aldo Costa


18/05/2020

di MAURO CASTELLI


Una storia tanto fantasiosa da sembrare (quasi) vera. Il riferimento è al romanzo Pandemia (Piemme, pagg. 426, euro 18,90, traduzione di Elena Cantoni), scritto dal giornalista americano Lawrence Wright e pubblicato in contemporanea negli Stati Uniti, il quale tiene subito a precisare, per evitare fraintendimenti, che questo libro è un’opera di fantasia. E che personaggi e situazioni “sono frutto della sua immaginazione, con l’unico scopo di conferire veridicità alla narrazione”. Pertanto “qualsiasi somiglianza con eventi o luoghi o persone, vive o scomparse, è del tutto casuale”. 
Eppure, doverosamente accettata la spiegazione, ciò non toglie che la sua trama legata a “una corsa contro il tempo volta ad arginare il virus che sta mettendo in ginocchio il mondo” non porti il lettore a strizzare l’occhio a quel che sta drammaticamente succedendo, nella realtà, per colpa del Covid-19. Fermo restando l’apporto che gli è stato dato da diversi qualificati esperti di settore, come - un nome per tutti - il “cacciatore di microbi Ian Lipkin” che gli spiegato le diverse procedure di laboratorio poi descritte nel suo libro. 
D’altra parte l’abilità narrativa di Wright, nato il 2 agosto 1947, è risaputa. Lui penna dannatamente intrigante, capace di spaziare dai fatti di cronaca a quelli della drammaturgia, dalla sceneggiatura alla saggistica (con dieci libri all’attivo, fra i quali The Looming Tower: Al-Qaeda and the Road to 9/11 - Le altissime torri nella versione Adelphi - con il quale vinse, nel 2007, il Premio Pulitzer); lui giornalista del New Yorker, che attualmente vive con la moglie ad Austin, in Texas; lui che si è proposto anche come docente e ricercatore in diversi atenei (come quello del Cairo o della New York University School of Law). 
A tenere la scena di questo inquietante canovaccio (“Sin dall’inizio volevo scrivere una storia che convincesse, che risultasse credibile”) è una corsa contro il tempo per cercare di arginare la diffusione di un virus misterioso che sta mettendo in ginocchio il mondo. Una diffusione peraltro segnata dal sospetto di un complotto (e anche in questo caso - sia pure con modalità diverse - viene da pensare alle accuse rivolte dal presidente americano Donald Trump alla Cina per essersi lasciato scappare il Covid-10 dai laboratori di Wuhan). 
Insomma, un lavoro che - tanto per regalare la giusta… atmosfera - strizza subito l’occhio alla multiforme capacità divulgativa di Daniel Defoe e Albert Camus, che sulla peste avevano peraltro scritto libri bestseller. 
Tutto parte, nel caso di Pandemia, da Ginevra, dove nel corso dell’Assemblea mondiale sulla Salute un medico olandese presenta il caso di una strana influenza che si sta sviluppando in un campo profughi a Giacarta, dove nel giro di una settimana si sono verificati 47 decessi, con un insolito cluster fra gli adolescenti. Questa influenza - caratterizzata da febbre alta, emorragie, trasmissione rapida e letalità estrema - colpisce sì indistintamente la popolazione, ma la mortalità si accentra infatti nella fascia demografica che dovrebbe essere quella più resistente (il che richiama la famigerata Spagnola di un secolo fa, che appunto aveva colpito in prevalenza i giovani). 
Per valutare la situazione dal vivo, il dottor Henry Parsons, un epidemiologo di fama mondiale, decide di partire per l’Indonesia dove si imbatterà un preoccupante scenario (“Per questo personaggio mi sono ispirato a un ingiustamente dimenticato genio inglese, il quale aveva dimostrato che nel 1890 un’epidemia di influenza era stata causata da una infezione e non dai miasmi diffusi nell’aria”). Il quale Parsons, arrivato a Giacarta, si renderà subito conto che si tratta di un virus ignoto, letale e caratterizzato da una diffusione rapidissima. 
Sta di fatto che, quando viene a sapere che il suo autista è partito per un pellegrinaggio alla Mecca, dove è previsto un flusso di tre milioni di pellegrini, intraprende una corsa contro il tempo per cercare di trovarlo e metterlo in isolamento. Ma è ormai troppo tardi, in quanto l’epidemia ha iniziato a diffondersi in maniera preoccupante non solo in zona, ma anche in tutto l’Occidente. 
Inevitabile uno stato di alta tensione - la storia di questi giorni insegna - fra due grandi potenze mondiali, in questo caso Stati Uniti e Russia. Con alcuni interrogativi a tenere banco: è vero che questo virus mortale è stato creato in un laboratorio russo con lo scopo di scatenare un conflitto e ristabilire la propria egemonia in Medio Oriente? E che ruolo hanno le armi chimiche nella diffusione di questo tipo di virus? 
Insomma, le parentele con quel che sta succedendo per il Covid-19 sono evidenti. E questo libro, straordinariamente realistico, non mancherà di indurre alla riflessione sulle nostre tante fragilità. Affrontando - come accennato - anche tesi complottistiche (simili a quelle partite nell’odierna realtà dagli States e respinte al mittente da Pechino) nonché il ruolo dei cambiamenti climatici “in questo scenario di distruzione”. 
Il giudizio? Un lavoro legato a maglie strette all’attualità che merita di essere letto. Forte di una scrittura di facile accesso, in ogni caso capace di intrigare e catturare l’attenzione, complici le divagazioni sulla vita di tutti i giorni (“Le grandi tragedie mettono a nudo - tiene a precisare l’autore - il ruolo della società in cui si vive”) e la ben equilibrata caratterizzazione dei personaggi. Un tocco di classe, quest’ultimo, per regalare respiro ai sensi messi a dura prova dalla tragedia in corso, per poi affondare nuovamente il bisturi nel bel mezzo del dilagare del misterioso virus. 
Insomma, una chicca narrativa che “richiama le storie di Michael Crichton”. E a precisarlo non è il primo arrivato: è infatti il giornalista e scrittore Richard Preston, colui che dopo la scomparsa di Crichton - per voler della moglie - gli aveva completato il tecno-thriller Micro, incentrato sull’ultima frontiera della scienza e della tecnologia.
 

A questo punto proponiamo l’ultimo regalo, pubblicato postumo da Marsilio, firmato da Aldo Costa, torinese e copywriter freelance, scomparso a soli 59 anni nel febbraio 2019. Stiamo parlando di Una giornata nera (pagg. 270, euro 14,00), imbastito su una storia graffiante quanto particolare, sorretta da una scrittura che inquieta e cattura, dura e cruda, che gioca a rimpiattino con le bugie e con tutto ciò che queste possono comportare. In quanto il conto, prima o poi, qualcuno lo dovrà pagare. 
Cosa succede è presto detto. In un mattino “sterilizzato da un sudario che rende difficile capire da che parte si nasconde il sole” incontriamo un uomo e una donna provati da un lungo viaggio e, soprattutto, di pessimo umore per qualcosa che è successo la sera prima. A un certo punto i due si trovano di fronte, tra le curve della strada costiera, a una brutta costruzione di cemento in equilibrio su un precipizio. Sarà un bar? Una trattoria per camionisti? È comunque il primo locale pubblico dopo chilometri di curve percorsi sotto il peso di un’afa opprimente. 
Fra i due, lo si capisce subito, c’è aria di maretta. E in quella breve vacanza che avrebbe dovuto riavvicinarli niente sta andando per il verso giusto. In ogni caso hanno bisogno di una sosta per bere un caffè, così decidono di fermarsi. La breve pausa si prolunga però oltre ogni possibile previsione, caricandosi di una tensione crescente. L’oste, un personaggio sgradevole e untuoso, li stordisce di chiacchiere e continua a servire loro piatti che non hanno ordinato. E all’arrivo del conto, peraltro esorbitante, l’irritazione dell’uomo raggiunge il culmine. 
In altre parole sarà la goccia che farà traboccare il vaso. E la catena di eventi che sarebbe stato possibile spezzare in qualsiasi momento, “si dipana invece inesorabilmente fino all’attimo in cui tutto collassa”. Trasformando “una giornata storta come ne possono capitare a chiunque in un incubo senza ritorno”. 
Come da note editoriali, si tratta di un thriller psicologico ad altissima tensione collocabile nell’ambito narrativo che separa (o per certi versi unisce) lo svizzero Friedrich Dürrenmatt e l’indimenticata statunitense Patricia Highsmith. 
Il tutto supportato da una indubbia abilità nel dosare la tensione drammatica e, al tempo stesso, scandagliare fra le pieghe più riposte dell’animo dei suoi personaggi. E in questo contesto narrativo l’autore cesella un piccolo gioiello narrativo che avviluppa il lettore nelle spire di una suspense sottile e implacabile impregnata di una costante quanto palpabile inquietudine. 
Le ultime note? A ricordo di Aldo Costa, autore di diversi racconti e romanzi, che aveva debuttato nel 2008 con L’inviato di Dio (Daima-Ronchetti & C), per poi accasarsi alla Piemme dando alle stampe Non è vero nel 2014, seguito un anno dopo da Non dormirai mai più e, nel 2017, da Fate presto e mirate al cuore. Guadagnandosi l’apprezzamento sia da parte della critica che del pubblico dei lettori.

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