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“Vi presento il mio commissario capo Damiani Flexi Gerardi, detto il Becchino”

Un uomo strano e sfortunato, elegante e un po’ snob, sempre vestito di nero, quanto mai abile nel giocare vincente nelle sue indagini. Come ne Il mandante, un noir ambientato a Genova nel 1950 con due delitti, pochi indizi e molti misteri


03/02/2020

di Maria Teresa Valle


Biologa nell’animo, non riesco a esimermi dal dare un andamento fortemente logico alle mie storie. Applico alle indagini dei miei noir lo stesso metodo scientifico che governava il mio lavoro, non nel senso che i miei investigatori usano la tecnologia per risolvere i delitti, ma piuttosto che si servono di un metodo rigorosamente deduttivo, basato sulla raccolta degli indizi e la ricerca del nesso che li lega. 
Ma chi sono i personaggi dei miei noir? Ho iniziato usando come protagonista una sorta di alter ego, Maria Viani, una signora di una certa età, che non riveste alcun incarico in polizia, né nel campo nell'investigazione privata. Semplicemente curiosa e attratta dalle storie nere, una sorta di “signora in giallo” della porta accanto, con una nota di modernità e vivacità in più rispetto a una Miss Marple o a una Jessica Fletcher. Biologa come me, sposatissima con Francesco, un po’ vittima e un po’ complice dell’attitudine della moglie a ficcare il naso ovunque ci sia un delitto, rappresenta in pieno con le sue storie quanto sia spaventosa la “normalità” in cui avvengono i fatti delittuosi, mostrando che chiunque intorno a noi più essere vittima o assassino. La cronaca mi è testimone. 
Tuttavia nel penultimo noir (il decimo) Delitto a Capo Santa Chiara entra in scena un nuovo personaggio. Maria si imbatte in un delitto avvenuto negli anni trenta e la sua indagine si incrocia, senza che i personaggi così lontani nel tempo si siano ovviamente incontrati, con quella avvenuta a suo tempo dal solerte, quanto strano e sfortunato commissario Damiani Flexi Gerardi. 
Non so come questo poliziotto, che si pregia quasi fosse un vanto, del soprannome di “Becchino”, sia approdato nel romanzo attraverso la mia penna, ma me lo sono trovato così e mi ci sono subito affezionata. Rupofobico e afefobico, sempre vestito di nero, elegante e un po’ snob, ma integerrimo e per nulla piegato al regime fascista, lucido, anche nell’affrontare le conseguenze del suo incorruttibile senso di giustizia, non è rimasto solo caro al mio cuore, ma ha colpito anche la fantasia dei miei più attenti lettori e critici. 
Sostenuta così dal loro favore ho subito pensato che fosse il protagonista ideale della storia che si è andata formando nella mia mente dopo la lettura di un saggio del giornalista argentino Uki Goni: Operazione Odessa. La vicenda è abbastanza nota, anche se in parte dimenticata. Si tratta della fuga organizzata e coperta da tutte le autorità nazionali e internazionali, civili e religiose, di molti criminali nazisti tedeschi e austriaci, nonché degli “ustàscia” croati, verso l’America Meridionale, in particolare l’Argentina. 
Sono rimasta molto colpita dalla scoperta che, tappa fondamentale di questa fuga, fosse stata proprio Genova. La mia Genova. E ho ripercorso i luoghi frequentati dai nazisti in fuga, soffermandomi in particolare davanti al portone di via Lomellini 6, dove l'albergo Nazionale, che ne ha ospitati parecchi, è ancora lì. Come negli anni ‘50. E in questi anni è ambientata la storia noir che la mia fantasia ha partorito - ovvero Il mandante (Fratelli Frilli, pagg. 218, euro 14,90) - appoggiandosi a un robusto sfondo storico. 
La guerra è finita da pochi anni e Genova ne mostra ancora le ferite. In questa città, che con fatica e coraggio sta cercando di ritrovare la sua normalità, torna, in qualità di commissario capo, Damiano Flexi Gerardi. Durante il regime fascista e per tutto il periodo del conflitto ha esercitato il suo ufficio in Sardegna, confinato a Oristano per aver urtato i poteri forti con la sua ostinazione durante un'indagine. Al commissariato di Prè, dove è stato destinato, lo aspetta un collega, il vice commissario Alfiero Bonvicini, con cui c'è una ruggine di vecchia data, e un giovane ispettore, Silvio Marceddu, con cui simpatizza subito, nonostante il proprio carattere restio alle amicizie. 
Fa appena in tempo a sistemarsi a casa del fratello e della cognata che viene chiamato in causa per un delitto: un modesto sarto di abiti ecclesiastici, Ermete Cicala, viene trovato ucciso nel suo laboratorio situato nel cuore del centro storico. Nessun testimone, nessun indizio aiutano il commissario nelle indagini, che si rivelano subito molto difficili. 
Comincia con questo delitto “Il mandante” che vede il “Becchino” alle prese con i suoi demoni e con una storia più grande di lui. Buona lettura a tutti. 


Maria Teresa Valle è nata a Varazze (SV), ma risiede attualmente a Genova. Sposata, ha due figli e tre splendidi nipoti. Ha conseguito la maturità classica al Liceo Gabriello Chiabrera di Savona. Iscritta all’Università di Genova si è laureata in Scienze biologiche e specializzata in Patologia generale. Ha lavorato in qualità di Dirigente biologa all’Ospedale San Martino del capoluogo ligure. Fin da bambina ha amato la lettura e la scrittura. 
Per i Fratelli Frilli Editori ha pubblicato diversi noir: La morte torna a settembre, Le tracce del lupo, Le trame della seta. Delitti al tempo di Andrea Doria, L’eredità di zia Evelina. Delitti nelle Langhe (edito anche dal Sole 24 ore nella collana "Noir Italia" e distribuito con il quotidiano), Il conto da pagare (tradotto in Spagna), La guaritrice, Burrasca, Maria Viani e le ombre del 68, I ragazzi di Ponte Carrega, Delitto a Capo Santa Chiara e, buon ultimo, Il mandante
Che altro? Da segnalare ad esempio la sua presenza nella collana per ragazzi “I Frillini”, nonché - su soggetto del gruppo Neverdream (Rock Progressive) - la scrittura di The circle, storia noir del loro ultimo concept album dallo stesso titolo. Ha infine contribuito con suoi racconti a diverse antologie, fra cui Apro gli occhi, premiato al 36° Premio Gran Giallo della Città di Cattolica.

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