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“Vi spiego il nuovo Leonardo da Vinci che si è accasato sotto la Madonnina”

A zonzo fra le ultime novità del Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano con una guida d’eccezione: un ingegnere che di questo museo ha fatto la sua seconda casa


29/01/2020

di Fabio Losco


Leonardo da Vinci e Milano erano fatti per incontrarsi: da una parte l’artista multiforme e universale, il genio all’avanguardia nelle tecnologie e il maestro di cerimonie; dall’altra una città che, da sempre potremmo dire, ama guardare avanti nel segno dell’innovazione, del progresso e della cultura. E appunto in tale ottica, ultimamente, il Museo della Scienza e Tecnologia dedicata al nostro Genio, si è arricchito di nuove gallerie. Detto questo, visto che si tratta di un luogo che conosco bene in quanto lo frequento da tempo a scopo collaborativo e filantropico, ritengo sia utile parlarne. Anche per stimolare la curiosità di chi ancora non lo conosce e vorrebbe venire a visitarlo. 
Un po’ di storia e di numeri - Il progetto, partito nel giugno del 2018, è stato realizzato per poter essere inaugurato in occasione del 500simo anniversario della morte di Leonardo da Vinci. Per la cronaca i nuovi ambienti sono situati nell’area occupata dalla vecchia galleria sita nell’edificio monumentale, con il supporto di alcune altre salette laterali. 
In totale la mostra, che sarà permanente, si sviluppa su oltre 1.300 metri quadrati e contiene circa 170 tra modelli storici, volumi antichi, riproduzioni di opere d’arte e varie installazioni. Più in particolare la parte rilevante e di maggior richiamo è costituita dai modelli delle macchine e degli oggetti ricostruiti sulla base dei disegni leonardeschi riportati in copia. 
La novità principale, rispetto alla sistemazione precedente, consiste nella multimedialità dell’esposizione, con riferimenti anche architettonici plastici dei palazzi rinascimentali, interventi vocali recitati da attori professionisti, riproduzioni di quadri celebri, proiezioni e musiche varie. 
Tutto è rappresentato in modo contestuale rispetto all’epoca della vita del nostro Genio ed è esemplificativo della sua influenza sull’arte e la tecnica nei secoli successivi. 
Sezioni tematiche della mostra -   Servono per dare un’idea delle aree operative e speculative di Leonardo, nonché un saggio della sua influenza sul suo mondo contemporaneo e successivo fino ai nostri giorni. In buona sostanza viene rappresentato un esempio di ciò che gli veniva commissionato dai suoi committenti e fornito un saggio dei suoi studi di approfondimento in vari campi della tecnica e della natura in generale, anatomia umana compresa. Più in particolare sono presenti dieci aree dedicate, che possono essere percorse fisicamente dai visitatori in un flusso sequenziale.


Detto questo riportiamo alcuni stralci contenuti nei cartelli informatori presenti in ciascuna area: 
Artisti o ingegneri? - Nel Rinascimento la Toscana era teatro di una vivace scuola di ingegneria che ereditava la tradizione medioevale, reinterpretandola alla luce della nuova visione umanista. 
Disegnare per capire il mondo - Sempre nel Rinascimento il disegno era diventato un potente strumento per la rappresentazione delle idee. Leonardo lo avrebbe utilizzato per studiare e analizzare la natura e l’uomo e, allo stesso tempo, lo avrebbe impiegato come forma di comunicazione di efficacia sorprendente. 
L’arte della guerra - In questo cartello viene riportato lo stralcio di una lettera in cui Leonardo si presentava al duca di Milano, Ludovico Maria Sforza, come ingegnere militare, offrendo i suoi servigi dopo il suo arrivo in città nel 1482. E i suoi disegni di fantastiche macchine da guerra sono caratterizzati da grande immaginazione… 
Il teatro delle macchine - Oltre che nello studio di nuove macchine da guerra, presso la corte sforzesca Leonardo era impegnato nel progetto di un monumento equestre in onore del duca Francesco nonché nella realizzazione di apparati scenografici in importanti ricorrenze, come matrimoni e feste varie. 
L’ingegno del fare - Tra Medioevo e Rinascimento vennero introdotte innovazioni meccaniche come l’accoppiamento ruota dentata e pignone, il sistema biella manovella o la vite senza fine. Nell’ultimo decennio del Quattrocento Leonardo avrebbe compilato un vero e proprio compendio di meccanica, il codice di Madrid I, concependo macchine con sistemi di automazione avanzatissimi. 
Il fantastico sogno del volo - L’antico desiderio di far volare l’uomo, rappresentato dal mito di Dedalo e Icaro, sarebbe stato declinato da Leonardo in un’accurata osservazione della natura tradotta in forme meccaniche… In tale ottica il Genio avrebbe sviluppato soluzioni per amplificare la forza dell’uomo, unico motore possibile. 
Città ideali e perfetti corpi - L’utopia della città ideale, frutto della riscoperta delle teorie filosofico-politiche di Platone e Aristotele, si fonda sulla convinzione che il buon governo dello Stato non possa compiersi se non in presenza di una organizzazione urbanistica precisa e rigorosa. 
Paesaggi e vie d’acqua - L’acqua, per la città di Milano e il suo territorio, era una risorsa vitale sia per le attività agricole sia come rete di trasporto di merci e persone. Questi studi si possono collocare a partire dal 1497, quando Ludovico il Moro dispose che il naviglio Martesana venisse collegato alla fossa interna rendendo necessaria la costruzione di tre conche. 
Ispirati da Leonardo - Fin dalla loro realizzazione, le importanti novità stilistiche compositive e iconografiche come il Cenacolo, la Vergine delle Rocce o la Gioconda seppero ispirare un grande numero di artisti lombardi. Tra questi si distinse Bernardino Luini, pittore molto attivo a Milano fino al 1532. 
L’uomo e il cosmo - Negli anni più maturi della sua vita, dopo il suo trasferimento in Francia nel 1516, Leonardo si concentrò sulla formulazione di teorie di ampio respiro sulla natura vista sempre più come sottoposta a una serie di leggi universali. Per la cronaca il genio da Vinci sarebbe morto ad Amboise, in Francia, il 3 maggio 1519.


A questo punto ci sembrano interessanti anche alcune considerazioni, che proponiamo ai lettori, sulle diverse angolature trattate da questa nostra somma mente. 
DISEGNO - Viene mostrata l’utilità del disegno “costruttivo”, cioè l’uso di una rappresentazione “planare” per studiare il meccanismo di funzionamento “spaziale”, cioè in tre dimensioni, di macchine o meccanismi vari. Occorre però avere una mente capace di immaginarsi volumetrie e movimenti a partire solamente da rappresentazioni planari e statiche. Inoltre il disegno era ed è un metodo di comunicazione per eccellenza fra il “progettista” e l’esecutore materiale dell’opera, sia esso carpentiere, muratore, meccanico o altro (ad esempio il committente dell’opera stessa). 
CURIOSITÀ - A proposito di comunicazione: Leonardo era mancino e quindi naturalmente scriveva da destra verso sinistra, probabilmente per non impiastricciare con la manica della mano sinistra quanto già scritto con la penna d’oca intinta d’inchiostro. Anche i caratteri usuali erano rovesciati. Quindi ritengo che ciò fosse utile in relazione a lettori tradizionali: infatti bastava mettere il suo scritto davanti a uno specchio e questo permetteva di leggere il testo normalmente. 
FUNZIONALITÀ E BELLEZZA - C’è la dimostrazione che non sono concetti contrastanti, ma che possono integrarsi. Secondo la mia opinione una macchina che risolve un certo compito pratico, se corredata anche da una veste estetica piacevole agli occhi dell’utilizzatore, viene apprezzata maggiormente dallo stesso e meglio conservata, che dico, anche “amata”, e quindi curata e mantenuta in efficienza dagli utilizzatori. 
MACCHINE VS OPERE D’ARTE - Nella mostra sono presenti molti modelli in legno ricostruiti sulla base dei disegni originali ritrovati sui vari codici. Dico ricostruiti in quanto l’unico pezzo forse “originale” esposto, vale a dire una “macchina” che ha realmente funzionato e che ha svolto il suo lavoro per diversi anni, è la “chiusa della conca del Naviglio di San Marco”. È realizzata in legno, visibilmente molto antico, ed è stata smontata nel 1932-33 in occasione della copertura dei navigli cittadini. 
Questa macchina sembra sia il frutto degli studi di Leonardo su incarico del duca di Milano per la sistemazione, appunto, dei Navigli. La qual cosa mi ha portato a riflettere sul fatto che di Leonardo siano stati conservati soprattutto i dipinti e le opere artistiche. Evidentemente le macchine da lui realizzate, una volta esaurita la loro funzione, sono state sicuramente destinate all’oblio e alla demolizione. Al contrario dei suoi quadri, che hanno avuto il pregio di durare nel tempo in quanto oggetto di ammirazione degli esteti e degli amanti della bellezza. Le macchine infatti sono intrinsecamente costituite da parti mobili, soggette a usura, figlia di quella iattura chiamata attrito. Però tanto iattura non è, se pensiamo a come sia difficile camminare su una lastra di ghiaccio con scarpe inadatte! 
Quindi una macchina, o genericamente un’opera di ingegneria, nel tempo è destinata a deteriorarsi, usurarsi o a rompersi. E magari non conviene ripararla. Oppure viene superata tecnologicamente, per cui, dopo un onesto servizio, viene buttata e non conservata come invece avviene per un bene artistico. 
Ebbene sì, le opere artistiche considerate veramente tali sono molto più longeve delle opere di ingegneria, ancorché molto brillanti…

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