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“Vi spiego il perché e anche il percome della mia ispettrice Petra Delicado”

Visto il successo ottenuto, Alicia Giménez-Bartlett si addentra fra le pieghe del suo personaggio, una donna ruvida e imperfetta, brusca quanto determinata


22/03/2021

di MASSIMO MISTERO


Quando un personaggio entra di diritto nell’immaginario collettivo, il suo autore - non è una novità - può divertirsi a raccontarne i primi passi, se non addirittura a confezionarne un profilo lungo quanto e più di un romanzo. È il caso della spagnola Alicia Giménez-Bartlett che, strada facendo, ha dato voce e immagine a una ispettrice, in forza alla polizia di Barcellona, che si propone cordialmente intrigante proprio per via dei suoi difetti. Una donna brusca quanto schietta, che risolve i delitti consumando - come succedeva ai giornalisti dei tempi andati - le suole delle scarpe. 
Il suo nome? Petra Delicado, una poliziotta imperfetta, contraddittoria, tosta quanto basta, per certi versi ribelle alle tematiche femministiche, dotata di un discreto senso dell’umorismo. Una protagonista con tre mariti alle spalle che, in ogni caso, non si può fare a meno di associare al suo assistente, il panciuto e tradizionalista Fermin Garzón, a sua volta uomo aspro e gentile al tempo stesso. 
Ed è appunto l’Autobiografia di Petra Delicado (pagg. 460, euro 15,00, traduzione di Maria Nicola) che la Sellerio ha pubblicato (e con questo libro siamo arrivati a toccare il bel traguardo di quota venti). Un lavoro originale e fuori dal comune, nel quale l’autrice, come accennato, sposta il baricentro del racconto dal delitto al personaggio, firmando la prima storia della sua eroina seriale. Nella quale Petra si racconta in prima persona a fronte di una confessione ininterrotta, calda e autentica. Peraltro interrogandosi, a fronte di intriganti dissertazioni, sul senso della vita e la complessità in essere nei rapporti umani. 
Ma c’è anche molto altro. Come - riprendiamo dalle note editoriali - la determinazione a essere riconosciuta in quanto donna, la rivendicazione di indipendenza rispetto al passato politico del suo Paese e, assieme, la voglia di capire la società in cui vive, passando per gli angoli bui, dentro le abitudini mentali, i costumi e le differenze sociali (e, magari, facendo leva su questi dati di fondo per scoprire l’assassino). 
Così, inchiesta dopo inchiesta, Petra si mostra al lettore sempre più ricca di risvolti umani, di vicende personali, di pieghe psicologiche. Secondo un progetto che adesso sembra essere stato chiaro fin dall'inizio, cioè scrivere la storia di una donna dei nostri tempi che per mestiere risolve avvincenti enigmi criminali, sullo sfondo di una società complessa e piena di ingiustizie. Da qui l'esigenza, dopo i tanti romanzi che ne raccontano le avventure, di questa “retrospettiva” personale. A fronte di un lavoro nel quale viene a galla la famiglia in cui è nata, la sua formazione, i primi amori, le scelte vitali, il modellarsi della sua personalità a fronte degli incontri fatti, ma anche dei cambiamenti della Storia. 
Figlia di repubblicani, contraddittoriamente frequenta una scuola di suore, le cui aule sono intrise di un oppressivo senso del peccato. È, questa, la Spagna clerico-fascista del dittatore Franco al suo tramonto: un contesto dal quale lei ne esce quando scoppiano le grandi proteste studentesche. In abbinata alla scoperta del sesso e dei primi amori, in abbinata al germogliare dell’orgoglio femminile. 
Ma il vero, dirompente squarcio nella sua esistenza sarà il matrimonio borghese, una vita da signora che le inoculerà quella dose di scetticismo che nel corso delle indagini opporrà ai valori buonisti (che sono per lei il contrario della pietà che prova verso il vero dolore delle vittime). Mentre la scuola di polizia le offrirà il primo spaccato sociale a tutto tondo. 
Detto del libro, spazio al privato di questa penna spagnola diventata di casa sui nostri scaffali, forte di un nutrito popolo di sostenitori sia fra il pubblico dei lettori che fra quello dei critici: non per niente - repetita iuvant - si è portata a casa diversi riconoscimenti, come il premio Piemonte Grinzane Cavour, il premio La Baccante nato nell’ambito del Women’s Fiction festival di Matera, il Fregene, il Raymond Chandler Award del Courmayeur Noir in Festival e altri ancora. Mentre, giocando in casa, si è aggiudicata i prestigiosi premi Nadal, Planeta e Pepe Carvalho. 
Un’autrice, Alicia Giménez-Bartlett, che è stata tradotta in una quindicina di lingue, che ha venduto milioni di copie e che ha visto la sua protagonista - in scena quasi sempre nella periferia e nei sobborghi di Barcellona - approdare con successo sul piccolo schermo in una (quasi) doppia serie poliziesca. Un’ispettrice che tiene banco in ben orchestrati polizieschi-noir, supportati da dialoghi da commedia brillante, spruzzate di humour, personaggi spesso caratterizzati da malinconia e frustrazione, quasi sempre unici. 
Nata ad Almanza il 10 giugno 1951, laureata in Letteratura e filologia moderna con un dottorato al seguito, Alicia aveva insegnato per 13 anni Letteratura spagnola prima di dedicarsi unicamente alla scrittura. Ovvero dopo che nel 2011 era stata baciata dal successo con Donde nadie te encuentre (Dove nessuno ti troverà nella versione Sellerio), romanzo vincitore del citato Premio Nadal e dedicato alla figura di Teresa Pla Meseguer, detta La Pastora, ermafrodito ed esponente della resistenza antifranchista. 
Lei che, infine, assicura di amare l’Italia, un Paese dove si sente un po’ a casa e dove è peraltro ricambiata da altrettanto affetto.

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