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San Ginesio, la città delle 100 chiese


23/04/2013

di Ferdinando Maccagnani

In provincia di Macerata, nella comunità montana dei Monti Azzurri - che comprende numerosi paesi che incantano per la loro bellezza e ricchezza di tradizioni, da sempre immersi nel silenzio di una natura antica in cui la storia sembra essersi fermata, e per questo poeticamente definita "il territorio dei piccoli incanti" -, si trova lo scrigno medievale d'arte che è San Ginesio.


Il suo nome è legato al patrono, Lucio Ginesio, martire romano che fu attore, musico e mimo. Egli visse sotto l'imperatore Diocleziano (284-305 d.C.), che lo fece decapitare perché improvvisamente si convertì alla nuova fede. Le sue spoglie sono custodite nella Chiesa Collegiata.
Da qualunque direzione si provenga, al visitatore si parano innanzi una fascia di verdi diversi e l'oro delle pietre che compongono le case, le torri, la cinta muraria, i palazzi, fino alle due guglie dei campanili che forano l'azzurro del cielo.
La storia e il destino di questo paese, nato quasi per caso nella parte più alta del Colle Esculano a cavallo tra il X e l'XI secolo, sono lì, nell'irrequieto convivere di concretezza e altitudine, ruralità e impegno intellettuale.


Il bellissimo centro storico conserva le caratteristiche della città medioevale proiettata verso l'alto e circondata dalle mura di pietra sulle quali insistono baluardi, torrioni e porte castellane.
È suddiviso in quattro contrade che prendono il nome dalle porte castellane.
Tra San Ginesio e la lunga linea azzurra del Mare Adriatico si snoda una complicata teoria di colline, campi, cocuzzoli, paesaggi spettinati ed intensi, tipici della fisionomia della Regione Marche.
L'atmosfera di questo luogo è tessuta in una magica alchimia di contrasti, al pari dei monti che lo custodiscono da vicino. Quei monti che sono stati ultimo rifugio del paganesimo rappresentato dal mito della Sibilla e primo ricovero del nuovo cristianesimo incarnato nella predicazione di San Francesco di Assisi.
San Ginesio custodisce anche molti misteri: è stato infatti un importante centro di riferimento per i "monaci-guerrieri", riconoscibili dalla tunica bianca con la grande croce rossa, simboli e tracce dei Templari.
San Ginesio è tutto questo: è testimonianza vivente di sacro e di profano, di devozione e di teatro, di ortodossia e di eresia, di vocazione aristocratica e di fierezza popolana.


Sono molte le bellezze che il luogo ha da offrire ai visitatori.
Partendo dalla splendida Collegiata, la cui facciata racchiude parte della storia artistica della cittadella, dal romanico del ricco portale in travertino, al gotico fiorito della parte superiore, al barocco della mole possente del campanile.
Completano il panorama gli affreschi di scuola giottesco-riminese nella Chiesa di San Francesco; i simboli templari nella Chiesa dei Santi Tommaso e Barnaba, nella Collegiata stessa, nella Chiesa di San Francesco e in varie costruzioni del centro storico; la bella Pinacoteca; il piccolo e prezioso teatro intitolato a Giacomo Leopardi, costruito nel 1873.
Tra le molteplici attrazione che arricchiscono San Ginesio, le principali sono rappresentate da edifici religiosi. Non a caso il borgo è anche denominato "la città delle 100 chiese".

La sua storia
Le prime testimonianze storiche sono risalenti al 995 e al 996, allorché l'oppidum Esculanum fu trasformato in Castello di Sanginesio.
Dai numerosissimi reperti rinvenuti, tra cui elementi di età greca e celtica, si ipotizza che San Ginesio sia stato fondato intorno al VI secolo sui resti di insediamenti romani rasi al suolo dai Goti e dai Longobardi, che invasero queste terre dopo la caduta dell'Impero di Roma.


Attorno al 1050 è ricollocabile la ristrutturazione dell'incastellamento, ed è in questo periodo, visto anche il notevole sviluppo demografico, che nacque l'esigenza improrogabile di una sede di culto che rappresentasse tutta la comunità cristiana che stava dando vita a questa nuova avventura municipale. E la Pieve Collegiata è l'espressione corale di questa fierezza.
La storia politica e sociale di San Ginesio è caratterizzata da molte famiglie nobili (la creazione stessa del borgo è dovuta all'"incastellamento" dei nobili medievali) che, con la cura e l'adeguamento al cambiamento del gusto tra un secolo e l'altro, hanno lasciato testimonianze del loro passaggio nei loro palazzi.
Dalla metà del XIII secolo al 1434 il Comune fu tuttavia sotto la diretta influenza della Signoria dei Varano, la quale decise la ricostruzione del perimetro murario e l'apertura di otto porte, delle quali oggigiorno ne rimangono quattro.
Con i Varano San Ginesio conobbe uno dei rari episodi bellici della sua storia: il 30 novembre 1377 un tentativo di conquista del borgo da parte dei Fermani trovò un'inaspettata resistenza dei Ginesini, i quali riuscirono fieramente a respingere la minaccia.
Fu questa un'epoca di forte sviluppo demografico (intorno al 1250 San Ginesio raggiunse, secondo gli storici, i 27 mila abitanti) e con esso si manifestarono le prime preoccupazioni di questo castello emergente ed operoso: la difesa, l'acquisizione di territorio, l'incremento delle arti e del commercio e la configurazione dell'ordine sociale.
Furono anni in cui l'abbellimento del luogo non ebbe soste: si edificarono molti palazzi signorili, la domus hospitales, si consolidarono le mura castellane per la difesa del borgo e pure le infrastrutture, come i pozzi, le fonti, i mulini.
A questa grande operosità corrispose una vivacità culturale di assoluto rispetto, che lasciò una grande impronta nella tradizione teatrale, pittorica, musicale e letteraria.
Assolutamente importante fu l'attività politica, legata a due fazioni opposte: una legata ai Varano e l'altra filopapale.
Lo scontro vide prevalere la seconda parte, la quale si rese responsabile dell'esilio di circa trecento cittadini, che ripararono a Siena.
In seguito, per intercessione degli stessi Senesi, i fuoriusciti rientrarono a San Ginesio portando in processione un crocefisso ligneo tuttora conservato nella Collegiata. L'episodio passò alla storia con il nome di Rientro degli Esuli (1460-1470).
Passata sotto lo Stato Pontificio, il fermento e la creatività della cittadina si assopirono, fino alla discesa dei Francesi in Italia i quali, portando con sé ideali libertari, diedero impulso per la creazione di un'identità nazionale, determinando i moti carbonari e rinascimentali.


Teatro Giacomo Leopardi
Il patrono del paese è appunto San Ginesio, martire romano del II secolo, protettore dei mimi e degli attori. Poteva quindi mancare un teatro? Certo che no.
Infatti, dopo molte peripezie, verso la fine del XIX secolo fu edificato il bel Teatro Giacomo Leopardi.
A San Ginesio però esisteva già, molti secoli prima, nella piazza principale, una struttura teatrale; nel 1547 fu costruito un anfiteatro in legno, completamente coperto con un velario, capace di contenere mille spettatori richiamati anche da molti paesi limitrofi. 


Museo Pinacoteca Scipione Gentili
In un'ex chiesa è ospitato il Museo Pinacoteca Scipione Gentili, in cui è sistemato lo straordinario patrimonio d'arte.
Oltre a una sezione archeologica, il museo conserva un gran numero di dipinti provenienti da numerose chiese del territorio comunale, notevoli però sono alcuni dipinti realizzati da artisti forestieri.
Troviamo, ad esempio, Lo sposalizio mistico di Santa Caterina, attribuito al Ghirlandaio, e il più noto La Battaglia fra Ginesini e Fermani, che rievoca un episodio leggendario legato alla storia della città: l'apparizione miracolosa di Sant'Andrea che permise ai Ginesini di resistere all'assedio dell'esercito fermano, nel 1377.

Rievocazioni storiche
C'è anche un altro modo di svelare San Ginesio e il suo passato: quello che muove dalle rievocazioni storiche.
In questo paese il Medioevo si tramanda ancora di padre in figlio con metodo antico, vestendo i costumi dell'epoca, raccontando storie di virtù civile, rivivendo cruente battaglie e particolari pacificazioni.
Per merito dell'Associazione Tradizioni Sanginesine, tornano a vivere ogni anno, nella settimana di Ferragosto, i giorni del Palio, cioè dei giochi medievali che si svolgevano in occasione delle festività, in cui si sfidano i quattro rioni.
Un altro evento è la notte della Battaglia della Fornarina, che rievoca le gesta della giovane donna che nella notte del 30 novembre 1377 riuscì a sventare l'attacco dei Fermani al castello di San Ginesio.
Ogni tre anni, poi, il paese ricorda il Ritorno degli Esuli, la storia dei 300 ginesini, esuli per motivi politici, che nel 1450 furono riaccolti in patria grazie ai buoni uffici del governo di Siena, che li aveva accolti e apprezzati per le loro doti umane e militari.


Il Ritorno degli Esuli

La cinta muraria
Il nucleo storico di San Ginesio, a testimoniare la potenza del suo glorioso passato, è fasciato da una possente cinta muraria assai ben conservata.
La costruzione delle mura venne iniziata nel 1308 con l'intento di scoraggiare e difendersi dalle mire dei popoli vicini.
Per completare l'opera occorsero centocinquanta anni e la costruzione fu terminata nella seconda metà del XV secolo.
Le mura, munite di torri rettangolari e poligonali, erano in origine difese da un fossato e sul loro punto più alto esisteva il camminamento di ronda, lungo il quale le sentinelle potevano spostarsi al riparo, passando da un torrione all'altro.
Delle originarie 8 porte se ne conservano quattro, denominate Porta Picena, Porta Offuna, Porta Alvaneto e Porta Ascarana, formate da archi all'interno delle torri.
Particolarmente suggestivo risulta l'ingresso con la facciata porticata dell'Ospedale di San Paolo (XV sec.).


Le quattro porte
Una volta di porte se ne contavano otto, ma ai nostri giorni sopravvivono solo queste quattro: Picena (o Nuova), Offuna, Ascarana e Alvaneto.
Le prime tre hanno preso il nome da un avvenimento riguardante la demolizione di castelli limitrofi, il cui territorio era stato aggregato al Comune e i cui abitanti erano stati "incastellati" in San Ginesio, contribuendo al potenziamento complessivo della comunità.

Porta Offuna
Venne così chiamata da Giuffone, nome di un castello medioevale che la famiglia Giberti vendette al Comune di San Ginesio.


Porta Offuna


Porta Picena

Porta Ascarana
In questa località vi era la famiglia del nobile Ascaro.
I suoi figli tentarono di mettere in atto un tradimento ai danni della municipalità ma, scoperti, furono costretti alla fuga e il loro castello venne distrutto.
Da qui il nome di Ascarana dato alla porta.

Porta Picena
Chiamata anche Porta Nuova, si apriva sul "campo della forca", luogo destinato alle esecuzioni capitali. 

Porta Alvaneto
Nel 1170 il Comune di San Ginesio acquistò il castello rurale di Virgigno, oggi distrutto, e gli abitanti dello stesso si stabilirono in questa zona intorno al 1220.
Nei pressi della porta era anche il ghetto degli ebrei che, fin dal 1200, arrivarono per dare un contributo finanziario all'industria della lana. 

Curiosità: la Porta del Morto
L'uomo del Medioevo aveva un'esigenza tutta particolare: quella di voler mantenere nette le distinzioni fra i vari momenti e gli aspetti diversi della propria esistenza, la vita e la morte.
Per raggiungere lo scopo, nelle case l'ingresso principale era affiancato da un'apertura, rialzata rispetto al piano stradale, più alta e più stretta di una normale porta, destinata a lasciar uscire i morti e subito dopo murata fino al successivo trapasso: da qui il nome di Porta del Morto.
Alcuni esemplari sono ancora visibili a San Ginesio.


La domus hospitales: l'Ospedale dei Pellegrini o di San Paolo


Oltrepassando l'arco di Porta Picena, si apre ai nostri occhi una finestra sull'architettura e sulla concezione storica della vita dei secoli del tardo Medioevo: è l'Ospedale dei Pellegrini.
In quei tempi (XIII-XIV-XV secolo) molti erano i pellegrini che si recavano verso Roma o  Loreto. Lungo il loro cammino vennero create le domus hospitales, luoghi nei quali trovavano accoglienza per riposare e rifocillarsi.
Era la "pubblica assistenza" sostenuta dall'opera meritoria di alcune confraternite.
L'Ospedale dei Pellegrini (o di San Paolo), sorto verso la fine del XIII secolo, è un rarissimo esempio di domus hospitales, sia per il suo stato di conservazione che per la sua ubicazione: è posto all'interno della cinta muraria, mentre, in quei tempi, gli ospedali erano ubicati al di fuori della stessa.
La sua struttura, raro esempio di architettura romanica, databile a prima del XV secolo, si  presenta con una facciata con un basso porticato composto da otto archi ribassati, sul quale poggia, a completare la splendida facciata, una elegante loggetta di epoca successiva.

La Fornarina: realtà o leggenda?
Il 30 novembre 1377, i Ginesini erano immersi in un tranquillo sonno mentre, nei pressi delle mura, una brigata di mercenari tramava una aggressione.
San Ginesio sarebbe sicuramente caduta in mano nemica se una fornaia, levatasi di buon'ora per cuocere il pane, intuendo l'immediato pericolo, non avesse dato tempestivamente l'allarme in modo da svegliare i Ginesini, che poterono così fronteggiare gli aggressori costringendoli alla fuga.


Durante il combattimento, avvenuto nel giorno della festa di San Andrea, la tradizione vuole che sopra la torre e l'abside della chiesa di San Agostino apparse prodigiosamente il Santo "tutto raggiante di luce, con il vessillo in mano, quasi presagio di sicura vittoria", riportata ben presto dai difensori di San Ginesio.
Realtà o leggenda?

La Collegiata
Sulla piazza principale di San Ginesio si erge il suo più prezioso gioiello: la Collegiata della SS. Annunziata.


La chiesa, edificata nel 1098 sul posto dove prima vi era una primitiva cappella paleocristiana, si presenta con la facciata  suddivisa in due parti: quella inferiore, più antica (XI secolo), nella sua austerità romanica presenta un magnifico portale dell'XI secolo; quella superiore, datata ai primi decenni del XV secolo, è un vero ricamo in cotto di un polittico di pietra, esempio mirabile di gotico fiorito.


La Collegiata è ricca di simboli nascosti sui capitelli delle colonne: croci e gigli stilizzati, l'aquila e il leone con il forziere, il serpente.
L'interno è ricco di pregevoli opere, inoltre alcuni studiosi sostengono che sotto il pavimento dimorerebbero le spoglie di Pipino il Breve, padre di Carlo Magno, e di sua moglie Berta.
Incastonata in una formella nell'angolo destro del portale vi è la rozza figura del Santo istrione, forse longobarda (che sia quella di Pipino il Breve?).
Fra i capitelli delle colonnine del portale fanno capolino a destra il volto di Ginesio e a sinistra la mano dell'Eterno che sorregge la sphaera mundi, il globo della terra.

Accanto alla facciata è la torre civica romanica con cuspide a bulbo ricostruita nel XVII sec.

L'interno romanico, a tre navate, semplice e maestoso, colpisce per l'austerità delle linee e per i giochi sapienti dei volumi e delle luci.
Nel silenzio delle sue navate la maestosa chiesa ha accolto testimonianze di ogni epoca e stile e ci si sente quasi rapiti dal senso di mistero che vi aleggia.


Ma l'interno è anche uno scrigno di tesori, una galleria d'arte dove ogni secolo, dal 1300 ad oggi, ha depositato la sua testimonianza o pittorica o decorativa.
Possiamo ammirare il crocifisso ligneo, quello portato dai 300 esuli nel 1450 durante il loro ritorno a San Ginesio, oltre a molti dipinti della scuola del Perugino, del Pomarancio e di molti altri valenti pittori.
Nella cripta si ammirano affreschi trecenteschi.
La Collegiata è un'opera assolutamente originale, che "conclude il Medioevo marchigiano per aprire un nuovo capitolo verso il Rinascimento".

La Chiesa di San Francesco 


La chiesa primitiva è risalente alla metà dell'XI secolo e fu  intitolata a San Pietro.
Verso la fine del XIII secolo i frati Benedettini la cedettero ai frati minori Francescani che, appena due anni dopo la sua morte, la intitolarono al Poverello di Assisi: San Francesco.
I frati Conventuali, subentrati ai Francescani, la tennero sino alla soppressione napoleonica.
La facciata esterna della chiesa, in origine in stile romanico-gotico e tuttora visibile nell'abside e nel magnifico portale, intorno alla metà del XVIII secolo venne plasmata per assumere linee neoclassiche.
L'armonioso portale e l'abside sono le testimonianze più antiche, mentre l'interno, in stile neoclassico, è molto più spazioso di quello che si potrebbe immaginare e ospita opere pregevoli, tra cui un'intensa Crocifissione di scuola riminese-marchigiana e, nell'abside, gli affreschi del periodo tardo gotico e rinascimentale che, in buona parte restaurati dopo il terremoto che fece crollare il soffitto, ci raccontano la vita del Santo.



Di fronte sorge il convento francescano, sulle cui mura c'è un esempio della cosiddetta Porta del Morto, destinata a far uscire il defunto e poi essere murata di nuovo. 
In questa chiesa si tenevano le assemblee cittadine, dove si illustravano alla popolazione le grandi scelte politiche del Comune e si prendevano importanti decisioni sui casi urgenti della comunità.
Qui era custodita l'urna contenente i nomi dei cittadini eleggibili alle alte cariche, fra i quali erano sorteggiati i cinque Difensori o Priori del Comune.

Santa Maria delle Grazie
Lungo le mura di tramontana, in un angolo di quiete, si staglia l'ultima testimonianza di un antico tessuto monastico ginesino. È Santa Maria delle Grazie.
L'antichissima chiesa sorgeva di fronte al Colle Ascarano, al confine del caput castri. Già nella seconda metà del secolo XV si trovava in pessime condizioni. Successivamente restaurata è ora spostata in basso, verso la Porta Ascarana.
La chiesa è custode di due gioielli preziosissimi, ovvero l'affresco quattrocentesco della Madonna delle Grazie, trasferito qui dalla chiesa più antica, e l'icona della Madonna con Bambino.



Complesso di Sant'Agostino
Il complesso costituito dal Convento degli Agostiniani e dalla Chiesa di Sant'Agostino, anche se oggi è utilizzato come sede di una scuola superiore e auditorium, testimonia la grande tradizione umanistica ginesina.
La chiesa, originariamente in stile romanico, fu innalzata nel Duecento e dedicata a Maria Maddalena.


La chiesa fu restaurata completamente nel XVIII secolo, come troviamo indicato nell'iscrizione sulla porta d'ingresso.
Sul fianco destro esterno della chiesa si notano ancora i segni di un antico ingresso con archi e porticato.
Al suo interno sono ancora conservate pregevoli opere pittoriche e non, come il coro ligneo e l'organo seicentesco.
Attualmente la chiesa è sconsacrata ed è adibita ad auditorium.
Il convento agostiniano, già esistente nel XIII secolo, subì un radicale intervento di restauro avvenuto nei primi anni del Milleseicento, con la costruzione del chiostro.
Uscendo dalla chiesa si entra nel chiostro, nel quale possiamo ammirare, nelle lunette del loggiato, i dipinti dei principali fatti della vita di San Agostino, e sotto ciascuna l'arma gentilizia della famiglia che ne commissionò la pittura.


Nel cortile del chiostro c'è un pozzo con l'acqua miracolosa, nota come acqua di San Nicola perché, dice l'iscrizione nella lapide, fu fatta sgorgare dalle preghiere di San Nicola.
Si tratta di San Nicola da Tolentino che, provenendo da Sant'Angelo in Pontano, aveva soggiornato in questo convento prima di recarsi alla sede definitiva di Tolentino.
Come ci ricorda F. Allievi, in questo complesso gli Agostiniani tennero per secoli la cattedra di Filosofia e Teologia.
A seguito delle disposizioni del Regno d'Italia che sopprimevano la scuola, il Comune nel 1880 aprì una scuola normale con annesso convitto, riuscendo ad ottenere, con decreto del 3 giugno 1881, che la scuola divenisse statale.

Abbazia delle Macchie
L'abbazia è una piccola gemma del circuito cistercense adagiata nel dolce territorio collinare di San Ginesio.
Piuttosto frammentarie sono le notizie su questa abbazia, presumibilmente fondata nel XII secolo.
Il complesso abbaziale venne pesantemente ristrutturato nel XVII secolo da parte del cardinale commendatario per essere trasformato in abitazione.
Rimane intatto invece il fascino della splendida cripta, per la cui costruzione i monaci reimpiegarono mirabilmente i materiali che venivano dalla vicina città romana di Urbs Salvia.



Questo è il borgo di San Ginesio, denominato anche "il balcone dei Sibillini" che, avvolto in panorami luminosi, con i suoi misteri, con la sua arte ha un'atmosfera capace di incantare e stupire. Non vi deluderà.

Lo spunto è tratto da:
www.ilturista.info
www.sanginesio.org

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