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Agazzano: la Rocca e il Castello

Nel cuore della Val Luretta troviamo Agazzano


16/02/2011

di ferdinando maccagnani

La scarsa documentazione non ci consente di seguire, in modo esaustivo, le vicende di Agazzano (l'Aricazano della Tavola Alimentaria Veleiate) dall'Alto Medioevo fino al Secolo XIII.
Agazzano apparteneva al Pagus Lurate, citato nelle Tabula Traianea del II Secolo d.C.
Il ritrovamento di sepolture ed altri oggetti nella frazione di Sarturano, confermano la presenza romana.
La parte, unica del capoluogo, così come giunge fino alla metà del XX Secolo, si configura come una grande piazza mercatale attorno alla quale si dispone il borgo.
Di fatto, si tratta di un'ampia piazza.
Questa, in origine, completamente chiusa dai lotti abitativi circostanti, era dipendente dal castello Anguissola Scotti (1).
Successivamente a tale periodo il borgo acquistò una notevole importanza divenendo la piccola capitale dei feudi degli Scotti, anche se politicamente, vista la sua posizione geografica, non ebbe mai molta rilevanza.

(1) Chi erano gli Scotti?

Scarse e frammentarie sono le notizie che abbiamo intorno alle origini della famiglia.
Se dobbiamo prestare fede alla tradizione diremo che discende da un certo Guglielmo, un condottiero scozzese giunto in Italia nell'anno 774.
Si narra infatti che il medesimo, giunto nei pressi di Piacenza, si ammalò e, non potendo più riunirsi al proprio gruppo, prese moglie dando luogo ad una discendenza che, con alterne fortune, dura tuttora.
Probabilmente Guglielmo aveva già una famiglia nel suo Paese natale che dette origine alla dinastia dei Douglas scozzesi.
Il ceppo italiano, denominato con l'appellativo di Scoto, assumerà con gli anni la forma plurale di Scotti, nome con il quale è oggi conosciuta la famiglia.
Nel 1404 l'imperatore Sigismondo concede agli Scotti di Vigoleno (anche il borgo di Vigoleno fu governato dagli Scotti che ricevettero dai Farnese, nel 1662, il rango di Marchesi di Vigoleno) l'attributo di Douglas, clan al quale ambivano di appartenere.
Gli storici più scrupolosi tuttavia, in assenza di una documentazione certa, preferiscono far derivare gli Scotti piacentini da una progenie autoctona del ceto popolare assurta al rango gentilizio già in epoca comunale.
Il personaggio maggiormente rappresentativo di questo periodo fu senz'altro Giovanni che, cresciuto in potenza e ricchezza, rivolse la propria attenzione al territorio del borgo di Agazzano.
La casata degli Scotti si unì a quella dei Gonzaga grazie al matrimonio di Giovanni Scotti con Luigia Gonzaga di Novellara, come testimoniato anche dalla presenza degli stemmi delle due famiglie all'interno dell'edificio.
Nel 1741 la primogenita di Ranuccio, Margherita, andò in sposa a Girolamo Anguissola da Podenzano e da allora il castello passò alla famiglia Anguissola Scotti.
Luisa Anguissola Scotti (che ne deteneva la proprietà ed è deceduta nel 2008), figlia di Ranunzio Anguissola Scotti, conte di Podenzano e Ville, e di Carmen Ruggio, convola a nozze con il principe Ferrante Gonzaga, 14° marchese di Vescovado.
Dalla loro unione nascono diversi figli.
Molte sono le vestigia storiche che possiamo ammirare in questo comune, le più spettacolari sono i castelli.

 

La Rocca e il Castello 


Tra i dolci rilievi e il corso di un torrente ci appare una Rocca del ‘400 e un Castello del ‘700, capisaldi del borgo di Agazzano.
Qui sorge il Castello di Agazzano che, in origine, apparteneva alla nobile famiglia dei Figliagaddi, per poi essere ceduto al conte Alberto Scotti.
Si ha come la sensazione che, prima o poi, da un portone possa uscire un cavaliere o una dama del tempo che fu.
La particolarità di questo bellissimo complesso architettonico risiede nella sua costituzione.
Nata come fortezza difensiva e con funzioni prettamente militari, la Rocca di Agazzano (la pianta è di tipo rettangolare, con torri rotonde, ponte levatoio e mastio con rivellino), fonda le sue origini nel 1200 e si arricchisce nel 1475 di un bellissimo loggiato, che ne addolcisce l'aspetto militare e, ancora oggi, conserva tutto il fascino dei "castelli" alto-medievali.
La struttura rappresenta un felice connubio tra l'austerità dell'architettura medioevale e l'eleganza della dimora signorile del Rinascimento.
Già dal viale è possibile scorgere il rivellino, che fungeva d'avancorpo difensivo e connesso al cortile tramite un doppio ponte levatoio di cui sono ancora visibili i ferri e i fori dove passavano le catene.
Entrando nel cortile, che ha base concava per far confluire l'acqua piovana direttamente nel pozzo da cui veniva poi prelevata, si rimane affascinati dalla magnificenza del loggiato cinquecentesco, con colonne in arenaria dai capitelli stemmati, voluto da Luigia Gonzaga, e raggiungibile tramite un doppio scalone.

 


La tipologia di questa loggia costituisce un esempio raro, almeno per il piacentino, così come molto particolare è la doppia e ampia scalinata che dal suolo sembra essere inghiottita nelle tenebre: era l'accesso a un passaggio sotterraneo che permetteva di arrivare, anche a cavallo, fino al Castello di Lisignano (che si trova a Gazzola). 
All'interno, la Rocca, si articola in tante stanze, una dentro l'altra come un labirinto: la cucina con due forni, la stanza di Luigia in cui troneggia un imponente camino, altre sale dove sono esposti interessanti marmi che vi daranno l'idea dell'importanza delle famiglie Scotti e Gonzaga.
Alcuni hanno denominato questo castello come "La dimora del Duca buono".
Forse perché non ci sono le prigioni?
In realtà le prigioni erano presenti in passato ma sono state interrate, non si sa bene il perché.
Vi era presente anche una "torre del taglio", un luogo destinato alla tortura e alla morte dei prigionieri, ma è stata bonariamente chiusa.
Oppure perché... Una particolarità di questo castello è data dal fatto che le guardie avevano un vero e proprio appartamento personale all'interno delle torri di guardia! In ogni stanza c'erano un camino, un forno e una vasca/lavandino piena d'acqua.
Che il castello sia stato abitato da un duca particolarmente gentile? Chi può dirlo!
Ma il complesso presenta altri locali che meritano una seppur breve citazione.

 

La stanza con camino e le nicchie scaldavivande 


Nel pavimento della stanza con il camino vi è incastonata una pietra che serviva per spaccare la legna senza rovinarlo.
Nel muro, proprio accanto al fuoco, vi è una piccola nicchia scaldavivande nella quale venivano appoggiati i cibi.
Dentro il camino vi sono dei sedili, con lo scopo di accomodarsi e scaldarsi accanto al fuoco.

 

 

 

 

 

 

Una stanza "all'aperto" 


La stanza più bella è quella decorata su tutti i lati compreso il soffitto con un immenso paesaggio su cui è raffigurato anche il Vesuvio che fuma non in maniera minacciosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

La sala della musica

Il pianoforte e il soffitto a stucchi, sono arricchiti con personaggi delle maschere napoletane.

Il Giuoco della Guerra

Il tavolo del Giuoco della Guerra era simile a quello da biliardo.
I nobili, che se ne stavano comodamente seduti, spostavano con lunghe stecche le pedine. Questo gioco era proibito, perché fortemente d'azzardo, dato che i nobili scommettevano denari, terre, onori e vite delle stesse mogli.


Adiacente alla fortezza militare si erge la villa settecentesca, sorta sull'antico borgo, con affreschi e un caratteristico cortile con porticato.
La fisionomia della villa si presenta oggi esattamente come appariva dopo la ristrutturazione della fine del 1700, che tramutò il l'antico borgo in residenza estiva della famiglia.


Il cancello, di gusto francese come voleva la moda di allora, introduce gli ospiti in un cortile, con pianta scenografica ad U e porticato su tre lati.
La facciata è neoclassica. Prima di varcare la porta di ingresso si passa sotto un arco sormontato dallo stemma degli Anguissola Scotti.
A testimonianza dell'unione delle due famiglie abbiamo la fusione nello stesso stemma di elementi dello stemma Scotti (le stelle) con l'elemento dell'anguilla derivante dallo stemma Anguissola.

La Rocca è circondata da un ampio giardino alla francese che si sviluppa su due livelli.
Il giardino, disegnato dal Villoresi, risale al 1700 e prende il posto della vigna e del fossato che circondava la Rocca per meglio difenderla.


L'influenza francese si riconosce, oltre che nel taglio, nella fontana e nelle statue.
È interessante notare anche la presenza di un parco, composto d'antiche piante provenienti da vari Paesi secondo i canoni dell'Illuminismo.
La presenza di statue, fontane e piante esotiche contribuisce al fascino di un luogo perduto nel tempo passato.
Passeggiando lungo i vialetti del giardino è facile immaginare dame con ombrellini ed eleganti vestiti sorseggiare il the, che ci portano con la fantasia ai tempi passati.

 

Poteva mancare un fantasma nel castello? Certamente no. Eccolo!

 

Il fantasma del Conte

La storia del castello è segnata dalla tragica e misteriosa morte di Pier Maria Scotti, detto il Buso (abile spadaccino che ogni volta che colpiva una vittima con la spada lasciava il "buco"), che fu ucciso da Astorre Visconti nel 1529 in una locanda sita in Agazzano. 
Il suo corpo venne gettato nel fossato che anticamente circondava la Rocca. Nonostante questa certezza storica, il cadavere di Pier Maria Scotti non è mai stato ritrovato e la sua presenza si sente ancora oggi tra le mura del castello e nel giardino.
Porte che si aprono misteriosamente, luci che rimangono accese, vetri trovati nelle stanze e di cui non si sa la provenienza.
Sono stati compiuti diversi sopralluoghi da parte di associazioni esperte di fantasmi che hanno rilevato tracce di presenze ultraterrene.
Strani avvenimenti si sono succeduti nel tempo e si è tenuti a credere che Pier Maria Scotti, che amava moltissimo Piacenza e il piacentino, non abbia voluto allontanarsi completamente da questi luoghi.
È importante ricordare che tornò appositamente dalle Americhe per riconquistare la posizione che credeva gli spettasse nella città di Piacenza e nei territori appartenenti agli Scotti.
Il carattere di questo condottiero si caratterizzava per la tenacia, la cattiveria ma anche il coraggio.  
Il suo errore fu quello di occupare il castello per prenderne il bottino e imporne il dominio non avvisando l'alleato Visconti... che come abbiamo visto non ne rimase molto contento.
La Rocca e il Castello di Agazzano sono ancora oggi di proprietà privata e appartengono alla stessa famiglia dalle origini, e cioè dalla fine del 1200. 
Attualmente il proprietario è il principe Corrado Gonzaga figlio di Luisa Anguissola Scotti che si era unita in matrimonio con il principe Ferrante Gonzaga.
Il mio racconto sulla "Rocca di Agazzano" termina qui.
Al prossimo incontro.

 

Debbo ringraziare:
www.castellidelducato.it
www.luoghimisteriosi.it
siti dai quali ho preso lo spunto per il lavoro e per avermi concesso anche l'uso della immagini.
 

(riproduzione riservata)