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In viaggio fra i misteri del codice Voynich

Aldo Gritti ci svela un enigma secolare. Mentre Rollins e Scottoline...


10/12/2012

di Mauro Castelli


Continua a far discutere, nonostante sia in libreria da alcuni mesi, il thriller I custodi della pergamena proibita (Rizzoli, pagg. 402, euro 12,50), che si porta al seguito la firma di Aldo Gritti, pseudonimo di un giovane sacerdote, il quale dichiara di aver "ricevuto i documenti relativi al manoscritto Voynich - del quale svela l'enigma secolare - dal suo maestro di formazione, più volte osteggiato per impedirgliene la diffusione". Aldo Gritti, si diceva. Ma è realmente lui l'alter ego di un giovane sacerdote, o chi altro? Un ulteriore mistero nel mistero. Si parla infatti, in alternativa, di un docente universitario, uomo o donna che sia, oppure di un noto storico. Tuttavia dalle ricerche che abbiamo messo in campo, non siamo andati oltre una serie di contatti via internet. Appurando che le rivelazioni contenute in questo romanzo, che tanto romanzo non è, si rifanno a importanti documenti che hanno consentito appunto di risolvere il caso di questo misterioso manoscritto conservato presso la Yale University. Tale documento, redatto su pergamena di capretto e di dimensioni ridotte, prende il nome dal libraio, antiquario e mercante di origini polacche, ma naturalizzato inglese, Wilfrid M. Voynich (1865-1930). Il quale lo acquistò, almeno così si narra, dal collegio gesuita di Villa Mondragone, nei pressi di Frascati, subito spacciandolo per opera medievale (in effetti la datazione al radiocarbonio risalirebbe, con una buona dose di approssimazione, al periodo compreso fra il 1404 e il 1438). Tale documento contiene fra l'altro immagini di piante sconosciute e risulta scritto in un idioma che non appartiene ad alcun sistema alfabetico-linguistico. Sta di fatto che Gritti, o chi per lui, avrebbe smontato diverse dicerie sul manoscritto decifrandone interi brani. La qual cosa pare non sia piaciuta ai cultori e agli esoteristi del codice che da chissà quanto tempo si dannano l'anima per cercare di venire a capo del segreto. Da qui offese a gogò sulla rete, ma anche un'esplicita richiesta dagli States di mostrare i documenti in video-conferenza. Storiografia e beghe a parte, questo lavoro, unico nel suo genere, si propone sul crinale che separa una spy story da un noir, a fronte di un meccanismo dove si intrecciano ben congegnati colpi di scena e un sapiente uso del flashback. Ma veniamo alla trama. Tutto ha inizio l'8 marzo 2010, quando si registrano, in contemporanea, tre agghiaccianti omicidi a Firenze, Londra e nell'americana New Haven. Omicidi legati da un unico filo conduttore: le tre vittime stavano studiando, per l'appunto, il manoscritto Voynich. Ma a chi poteva dare fastidio che questa verità venisse a galla? Cosa accomunava le tre vittime? E quale ruolo potrebbe aver avuto la spietata confraternita che fa capolino sulla scena? A cercare di vederci chiaro in questo ginepraio narrativo scendono in campo Scotland Yard, FBI, Interpol e Polizia italiana. La quale Polizia nostrana affida le indagini all'ispettrice Elda Novelli, subito alle prese con un sacco di indizi e mezze verità. Che altro dire? Di certo risulta geniale la formula narrativa volta a svelare i tanti segreti contenuti nella bizzarra pergamena, formula che inoltre guida il lettore alla spiegazione storica di tragici eventi, come l'affondamento del Titanic, oppure la morte di Pierre Curie e di Rosa Luxemburg. Insomma, si cerca di far luce sulle tante bugie di cui si nutre la storia. Non a caso anche il tanto celebrato manoscritto al centro del thriller risulterebbe un falso, ben congegnato dallo stesso bibliofilo polacco (in realtà un uomo ambiguo, calcolatore, avido e pronto a uccidere) per occultare messaggi in codice nell'ambito di una guerra di spie in atto fra Europa, Russia e Stati Uniti. A sua volta la ricostruzione delle vicende politiche, allargate a un ampio spazio temporale, rivela uno scrupoloso lavoro di ricerca e di controllo delle fonti da parte dell'autore. Così come ben caratterizzato risulta il profilo dei personaggi a fronte di uno stile ritmato, brillante. Che altro? Anche per chi non vuole crederci, a questo punto dovrebbe essersi chiuso il capitolo Voynich. Ma i miti, come tiene a precisare lo stesso autore, sono sempre duri a morire. Così come la verità, da che mondo è mondo, stenta sempre a trionfare.
Voltiamo pagina, restando comunque nell'ambito dei misteri storici, anche in questo caso a fronte di ambientazioni e fatti impregnati di presente. "Con una reliquia custodita dai templari, una linea di sangue millenaria, un segreto per cui morire... e uccidere". Parte infatti dall'estate del 1134 in Terra Santa (per poi approdare alle Seychelles e a Zanzibar dei giorni nostri) il canovaccio imbastito dall'americano James Rollins, per anni apprezzato veterinario. Un visionario geniaccio con la passione per la speleologia, le immersioni subacquee e, ci mancherebbe, per la scrittura. Scrittura peraltro di successo, ottenuta grazie ai suoi romanzi d'avventura "cuciti" sulla Sigma Force, una sezione occulta del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Di tutt'altra farina risulta per contro impastato, a conferma del suo talento narrativo che anno dopo anno sembra guadagnare terreno, L'eredità di Dio (Nord, pagg. 468, euro 18,60). Un libro la cui idea, a detta dell'autore, curiosamente "nasce da un esperimento condotto sui cani dagli scienziati russi negli anni '40". Senza addentrarci nei particolari, anche perché "un buon giocatore di poker non rivela mai le sue carte" (si va infatti a nozze con i rapimenti, le teorie storiche e religiose, i segreti e via dicendo), lasciamo alla curiosità di chi ama questo autore la scoperta del resto della trama, peraltro ben congegnata e di indubbia leggibilità.
E stile da vendere ha pure Lisa Scottoline, nativa di Filadelfia nonché autrice di bestseller con 18 romanzi all'attivo, in pratica uno all'anno, tradotti in 32 Paesi a fronte di 25 milioni di copie vendute. In altre parole una signora della narrativa, con trascorsi da avvocato, quanto mai abile nell'addentrarsi nei lati più oscuri dell'animo umano, tratteggiando personaggi di spessore. Veri, profondi. E così anche in Salvami (Fazi, pagg. 520, euro 16,50), un thriller psicologico che ha debuttato negli Stati Uniti con una tiratura di 400.000 copie e che è entrato subito nelle classifiche dei libri più venduti. Che dire? Che in questo lavoro la Scottoline mette nuovamente al centro della vicenda un complicato rapporto familiare condito di graffianti risvolti affettivi: quello di una donna che si offre come cameriera nella scuola elementare frequentata dalla figlia per tenerla d'occhio, in quanto la bambina, timida e un po' introversa, si trova impegolata in episodi di bullismo, da parte dei compagni, per un innocuo difetto fisico che comunque le complica la vita, una macchia di vino su una guancia. Ma un giorno succede di peggio. Scoppia infatti un incendio nella mensa scolastica e la donna si troverà nella drammatica condizione di dover adottare una decisione (la vita di uno a fronte della morte di un altro) che nessuna madre vorrebbe mai prendere... Insomma, una storia molto femminile, provocatoria e dissacrante; una storia che si nutre di non pochi passaggi etici, morali e anche legali; una storia che sicuramente non mancherà di conquistare, e far rabbrividire, soprattutto l'altra metà del cielo.
A sua volta di una vicenda di famiglia dai risvolti sconvolgenti si nutre l'ultimo romanzo di Lisa Gardner, La vicina (Marcos y Marcos, pagg. 460, euro 17,00), che l'autrice - accasata in Oregon, dove vive all'insegna della riservatezza - sviluppa sulla falsariga di un interrogativo che rubiamo dalle righe del libro: "Ma oggi come accidenti si fa a capire chi è il mostro?". La qual cosa la dice lunga sulla trama, legata a filo stretto alla scomparsa di una donna dalla casa dove abita con il marito e la figlia di quattro anni. Il tempo di sentire un rumore in fondo alle scale, di incocciare in un intruso da sballo, e... A indagare è un sergente con gli attributi, anche se si tratta di una ultratrentenne da sballo, linea da modella supportata da una ferrea dieta e con un sacco di arretrati sessuali (di quelli "forti e duri" che, secondo la protagonista, si identificano nel "voler stringere due chiappe muscolose, nel volere due braccia intorno alla vita come tamburi d'acciaio, nel volere una barba a graffiarla sulle cosce..."). Insomma, una detective fuori dalle righe, peraltro collaudata in altri sei romanzi, che quando non ci vede chiaro in una indagine finisce per raschiare a fondo nel barile delle possibilità. Così, nel nostro caso, diffida del marito della donna scomparsa, un giornalista saccente che sembra non voler collaborare; diffida del vicino, un biondazzo ribelle finito nei guai per aver impalmato una minorenne consenziente quando aveva solo 19 anni; diffida del suocero che vuole a tutti i costi la nipotina in custodia; diffida di un collega eccessivamente solerte; diffida... Di fatto la nostra bellona si trova a sguazzare in un puzzle inquietante dove tutti sono potenziali sospetti e nel quale, a ben vedere, si può identificare la classe media americana. Pronta a nascondere il suo lato peggiore dietro una patina di finto perbenismo. Lisa Gardner, si diceva. Una firma poco nota in Italia, ma ben conosciuta negli States, che certamente merita di essere scoperta anche dai nostri lettori. Forte com'è di tredici lavori dedicati alla letteratura romantica, usciti sotto lo pseudonimo di Alicia Scott, prima del passaggio vincente al giallo d'autore. Ergo, leggere per credere.
A questo punto un pezzo da novanta che non ha certo bisogno di presentazioni. Colui che, secondo l'Observer, vende più di J.K. Rowling, John Grisham e Dan Brown messi assieme. Colui che si porta al seguito la favolosa serie dedicata ad Alex Cross, oltre ai thriller che fanno capo alle "Donne del club omicidi", del quale questo romanzo fa parte, ma anche i lavori legati a Michael Bennet, quelli che si riallacciano all'agenzia Private International e altro ancora. Alias James Patterson che, in abbinata a Maxine Paetro (un sodalizio a quattro mani ben oliato e collaudato), si propone nuovamente vincente con La cerimonia  (Longanesi, pagg. 312, euro 16,40). Un libro che non mancherà di catturare il lettore per via di quel taglio veloce, cinematografico verrebbe da dire, frutto di una narrazione incalzante. Senza trascurare personaggi ben caratterizzati, suspense da vendere, coaguli di menzogne e di bugie tesi ad allontanare la verità. Anche in questo caso, come spesso succede con Patterson, la trama si propone all'insegna della semplicità. Con la collaudata Lindsay Boxer, fresca di matrimonio, a dover indagare sul ritrovamento di un'adolescente in fin di vita che ha appena partorito. Ma dov'è finito il bambino? E chi è il padre? Il tutto inframmezzato dagli incontri delle quattro amiche del club che, scambiandosi suggerimenti e ipotesi, finiscono per trovare la strada giusta per risolvere anche i casi più complessi.
In chiusura due revival di successo proposti, nella collana "I bassotti", dall'editore Polillo. Il primo, La poltrona e il rasoio (pagg. 284, euro 14,90), è un mistery del 1933 uscito dalla penna dell'australiano Paul McGuire, giornalista, docente, poeta e conferenziere, oltre che scrittore di peso. Un romanzo, quello di cui stiamo parlando, che per i suoi contenuti sembra scritto ieri: in scena troviamo infatti un importante uomo d'affari londinese messo in ginocchio dalla grande crisi del 1929, che viene trovato con la gola squarciata in un albergo di sua proprietà. Di certo un suicidio, in quanto il rasoio riporta soltanto le impronte digitali della vittima. A un anno distanza, però, nello stesso luogo finirà male un tizio che, vantando ingenti crediti verso il defunto, si diceva sicuro di poter dimostrare che non si trattava di suicidio, ma di omicidio. Finirà male, si diceva, e anche in questo caso c'è un rasoio a tenere banco... Sullo stesso crinale si dipana Uno sparo in biblioteca (pagg. 282, euro 14,90), scritto nel 1925 dall'inglese Anthony Berkeley (Cox), un ex giornalista che aveva debuttato nella letteratura poliziesca proprio con questo romanzo per omaggiare il padre, grande appassionato di gialli. In scena troviamo infatti un finanziere che si toglie la vita nella biblioteca della sua lussuosa residenza di campagna. Un suicidio per tutti, in quanto il gesto è stato messo nero su bianco dall'interessato, ma non per un investigatore dilettante, ospite della casa. Il quale incomincia a porsi degli interrogativi: come mai un uomo così pieno di vita avrebbe dovuto farlo? Perché tanto interesse da parte di altri ospiti a voler aprire subito la cassaforte? E come mai la cognata e due stretti collaboratori non sembrano affatto sconvolti dalla sua morte? Domande che devono trovare risposte. Detto questo non resta che dare un giudizio complessivo per entrambi i lavori. Ed è un giudizio semplice-semplice: due tuffi nel passato che si leggono d'un fiato.

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