Share |

Khyentse Yeshe a Bologna

Chi lo conosce lo considera un autentico Maestro dei nostri tempi, confluenza di grandi tradizioni spirituali e culturali d'Oriente e d'Occidente. Il 24 e 25 maggio il figlio italo-tibetano del famoso Lama Namkhai Norbu sarà nel capoluogo emiliano per due eventi aperti al pubblico


21/05/2012

di Valentina Zirpoli

 

Giovedì 24 e venerdì 25 maggio 2012 l'Associazione per la Medicina Centrata sulla Persona Onlus, Hexagon e l'Associazione Culturale Desalling-Comunità Dzogchen Bologna organizzano "Khyentse Yeshe a Bologna": due giorni di incontri e dialogo con il maestro spirituale Khyentse Yeshe, figlio di Namkhai Norbu, tra i massimi esponenti viventi dello Dzogchen (apice del buddismo tibetano).
L'iniziativa prevede il 24 maggio alle ore 20.30 al Cinema Odeon di via Mascarella 3, in anteprima per il grande pubblico italiano, la proiezione di "My Reincarnation", l'affascinante film-documentario incentrato sulla storia di Namkhai Norbu e di suo figlio, realizzato dalla regista statunitense Jennifer Fox e coprodotto dall'italiana Vivo film. In sala sarà presente lo stesso Khyentse Yeshe.
Il giorno seguente, alle ore 18, Khyentse Yeshe sarà all'Aula Magna dell'Accademia di Belle Arti (via Belle Arti 54, Bologna) per la conferenza ad ingresso libero e gratuito "Educare la mente: responsabilità ed evoluzione individuale".
Questa "due giorni" costituisce una rara opportunità per il pubblico di approcciare tematiche fondamentali della spiritualità tibetana poste in chiave moderna e semplice, e di apprezzarne la straordinaria attualità e capacità di dare risposta ai problemi, individuali e sociali, della contemporaneità.
Khyentse Yeshe - riconosciuto in ambito buddista quale la reincarnazione di un famoso Maestro di Dzogchen, che fu zio materno e tra i maestri di Namkhai Norbu - è un uomo perfettamente inserito nel suo tempo. Nato e cresciuto a Roma, ha avuto una brillante carriera da top manager presso aziende note a livello mondiale, occupandosi in particolare di sistemi informatici; ma è al tempo stesso espressione vivente di una lunghissima tradizione spirituale d'Oriente. Rappresenta perciò il punto di confluenza tra due culture e due epoche lontane tra loro, paradigma vivente di una loro possibile integrazione: un "uomo nuovo" che, per usare le parole di Khyentse Yeshe stesso, confida nell'evolution (che parte dal lavoro di ciascun individuo di autoconoscenza e di rieducazione della propria mente) e non nella revolution, cioè nella contrapposizione tra le parti, la quale altro non può fare che perpetuare se stessa. Una figura, quella di Khyentse Yeshe, storicamente neppure concepibile fino a non molti anni fa, la cui presenza tra noi pare alludere a nuove visioni, sistemi e soluzioni per una società diversa e migliore. Idee antichissime, quelle di cui i due Maestri - padre e figlio - sono portatori, e però d'avanguardia, fuori dai nostri soliti schemi, che potrebbe valere la pena approfondire, soprattutto in questa fase di crisi valoriale ed economica in cui il mondo si dibatte smarrito: e chissà che, grazie alla Sapienza d'Oriente, anche il fare impresa e il mercato non potrebbero ritrovare senso e respiro.
L'iniziativa ha ottenuto i patrocini di Regione Emilia-Romagna, Provincia e Comune di Bologna, Osservatorio e Metodi per la Salute dell'Università di Milano Bicocca e Fondazione di Noopolis di Roma.

(riproduzione riservata)