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Guerrino Bardeggia: un artista nell'oblio della non-contemplazione

Quando una morte improvvisa cela al mondo duecento capolavori


30/05/2013

di Lara Badioli


Guerrino Bardeggia nel suo studio

Cos'è la meritocrazia? Come si coltiva la fama di un artista, e come si distingue l'arte eccelsa da insulse interpretazioni di essa? Non lo so. So solo che da Duchamp in poi l'opera d'arte si arricchisce di quello che io chiamo il "click" interiore, quando il palcoscenico dove si muove l'emozione scaturita dall'opera d'arte non riguarda essa stessa (o la pennellata, o la composizione, o la prospettiva). Ebbene, il brivido artistico dell'arte contemporanea arriva al cervello quando la mente afferra il concetto. Il messaggio della nuova arte ora non è più nella tela o nell'oggetto, ma è il messaggio che essa crea nel nostro intelletto la vera risorsa di ciò che si può definire arte contemporanea.
Immaginate adesso un artista: immaginate una vita coerente e determinata intrisa di fede, di sentimenti intensi, di cultura, di pensiero. Immaginate una poliedricità fenomenale: uno che sa scrivere, disegnare, scolpire tutto il materiale possibile e impregnarlo di spirito. Immaginate un linguaggio immediato, una cascata travolgente di colori e forme, sorprendenti: sia quando sono infinitamente piccole e fragili, sia quando nascono apocalittiche e autoritarie. Immaginate una vita scandita da creazioni donate alla propria città, ad associazioni benefiche, alla Chiesa, al prossimo.
Immaginate che questo uomo, prematuramente scomparso, abbia allestito più di duecento opere personali e innumerevoli collettive, con più di cinquecento primi premi. Provate a pensare che l'Unicef nel 1976 gli abbia conferito un ringraziamento ufficiale per il suo impegno nella protezione dell'infanzia, che sia stato nominato Cavaliere della Repubblica Italiana nel 1981 da Sandro Pertini, che Papa Giovanni Paolo II gli abbia concesso la sua benedizione apostolica nel 1984. E poi che sia stato nominato Ufficiale della Repubblica Italiana per meriti artistici nel 1990. E che ancora Papa Giovanni Paolo II lo abbia nominato Cavaliere dell'Ordine di Gregorio Magno per la sua vocazione religiosa e per il suo amore per la natura. Infine che gli sia stato attribuito il Premio Ignazio Silone, nel 2002. Immaginate inoltre che abbia esposto in location importanti come Palazzo dei Diamanti a Ferrara e Villa Aldrovandi Mazzacorati a Bologna.
Divertitevi a spolverare autori e letteratura (Dante, Carducci) o registi (Fellini) pensando alle sue opere in cicli fino alle sue tormentate apocalittiche visioni contenute nella Bibbia. Commuovetevi poi davanti alla struggente e aulica interpretazioni della natura, di una fragilità e dolcezza indicibili.
Ora immaginate capolavori meravigliosi, una roboante autentica cascata di talento rinchiusa nelle prigioni dell'ignoranza, della non conoscenza. Fantasmi che vagano nell'oblio della non-contemplazione. Un uomo, mai piegato alle leggi del mercato e alla strategie che egli stesso definiva "ruffiane", che lascia le sue "figlie", le sue opere, sospese in un limbo scaturito dalla sua prematura scomparsa. Guerrino Bardeggia muore improvvisamente a Gabicce Mare il 5 gennaio del 2004.
Esse, le duecento opere abbandonate in uno scantinato muffoso, urlano aiuto. Vogliono risplendere del loro meritato valore, voglio far vibrare gli animi di coloro che sentiranno il "click" interiore seguendo le indicazioni dei colori e della loro genesi concettuale.
Ceramiche, dipinti, sculture, collage, vasi, incisioni, aspettano colui, o coloro, che potranno regalare loro una nuova e meritata vita di condivisione. Qualcuno che possa costruire un ponte tra il meraviglioso percorso intrapreso dalla loro creazione alla nostra, speriamo, prossima contemplazione.

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