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La legge dell'Unitarietà delle tre dimensioni sociali

Il retroscena storico di una regola sociale tutt'ora inosservata


14/02/2011

di andrea di furia

Ai tempi della Rivoluzione francese - in assenza di una chiara percezione e comprensione della neonata quarta dimensione sociale: quella del Singolo Individuo, che sempre più andava distaccandosi da una posizione di netta subordinazione verso i vari gruppi organizzati - i più consideravano solamente le tre precedenti dimensioni sociali (Cultura, Stato giuridico, Economia) ormai compiutamente sviluppate e rèsesi sempre più autonome tra loro.
E un'accesa discussione verteva tra coloro che si interrogavano se fosse ipotizzabile un organismo sociale nuovo dove ogni area sociale potesse collaborare con l'altra a partire dall'auto-gestione specifica di un proprio oggetto/di proprie finalità/di proprie istituzioni  - mantenendo come bussola sociale il proprio specifico "ideale guida"- e chi viceversa sosteneva che fosse inevitabile una loro equilibrata convivenza all'interno di quella idea di Stato moderno che ormai si era affermata nell'Europa di fine '700 / inizio '800.

I primi avevano sintetizzato, per ogni area già compiutamente sviluppata, un "ideale guida" specifico, qualitativamente capace di orientarne nei secoli futuri le forze evolutive progredienti:

1. fraternità nella soddisfazione delle esigenze del Consumatore e nella circolazione delle merci per la Dimensione economico-finanziaria, già identificata e proiettata a livello planetario sull'unica Terra;
2. eguaglianza nei diritti e doveri del Cittadino per la Dimensione giuridico-politico-statale, già identificata e racchiusa all'interno dei confini nazionali di ogni Stato moderno;
3. libertà di sviluppare talenti e qualità di ogni Persona a vantaggio della comunità per la Dimensione culturale-spirituale.

Diversamente dai secondi, i primi non ritenevano fattibile l'equilibrato e autonomo sviluppo di ciascun "ideale guida" all'interno dello Stato giuridico monodimensionale moderno, e richiedevano l'istituzione di un organismo sociale nuovo che separasse e lasciasse autonome, con pari dignità, le tre aree sociali: un organismo sociale tridimensionale.
I secondi, contrariamente ai primi, si sentivano più che appagati dalla realizzazione dello Stato moderno e non riuscivano a immaginare (in quel preciso momento storico) un futuro che non fosse all'interno della monodimensione giuridico-statale "prevalente" sulle altre due. Perciò asserivano con forza che le tre aree sociali (Cultura, Diritto, Economia) si sarebbero autonomamente equilibrate all'interno dello Stato moderno.
La vittoria arrise ai secondi, gli alfieri delle forze involutive sociali legate al passato, e persero i primi, i paladini delle forze socialmente evolutive rivolte al prossimo futuro.
All'interno dello Stato moderno monodimensionale infatti è abortito lo sviluppo della neonata quarta area sociale (il Singolo individuo) e il riflesso umbratile di ciò è stato il misero uomo ad una dimensione: quella meramente economica, il cui rappresentante più significativo, rispettato, temibile e potente è... il banchiere-speculatore privato.
Non essendosi sviluppata [interiormente] l'area sociale del Singolo Individuo, però, la dimensione economica dell'uomo diventa [esteriormente] quella più immediatamente antisociale e sub-umana.
Certo, questo è un pensiero disturbante e forse fastidioso, ma se ad esempio pensate all'azione degli speculatori sulle materie prime alimentari, sulla disoccupazione e la povertà nel mondo oppure se pensate alle pratiche sanitarie (operazioni chirurgiche/farmaci/vaccini) sempre più fatte per il mero tornaconto del business e sempre meno per la tutela della salute dell'ammalato... tutto quadra.

Questo scenario tragico ce lo spiega la Legge dell'Unitarietà delle tre dimensioni sociali, che all'interno dello Stato monodimensionale moderno non ha affatto equilibrato le tre aree come con sottile supponenza si assicurava: bensì le ha intrecciate unitariamente, come uno scooby-doo a tre fili, e le ha messe in feroce competizione l'una contro l'altra. Altro che equilibrata e pacifica convivenza.
Intrecciandole, gli ‘ideali guida' di ogni dimensione sociale sono stati spostati in un'altra dimensione e perciò stesso "in tradimento" deformati da questa improvvida "delocalizzazione":
1. la libertà culturale-scientifica spostata nell'Area economica diventa speculazione finanziaria;
2. l'eguaglianza giuridico-statale spostata nell'Area culturale diventa conformismo intellettuale;
3. la fraternità economica spostata nell'Area giuridico-statale diventa nepotismo burocratico.

E l'errore che fanno tanti, non ultimo il politico Tremonti, è quello di considerare superati gli ‘ideali guida' usciti dalla Rivoluzione francese, mentre in realtà non sono mai stati ancora sviluppati: né nella dimensione sociale giusta, né nella forma istituzionale auto-gestita corretta.
Da ciò deriva, però, che pure chi tutt'ora si dice portatore di questi ‘ideali guida', chiunque esso sia, se non si premura di istituire la Società tridimensionale... non può sanamente svilupparli. Lo Stato monodimensionale che oggi impera in tutto il mondo, infatti, contribuisce solo a deformarli nelle loro maligne caricature di ‘ideali... giuda'.
Nella caotica competizione sociale, poi, una delle tre Dimensioni diviene dominante e sottomette le altre due, che a poco a poco si adeguano a ruoli subalterni e marginali. La prima area sociale che viene sottomessa, durante la Rivoluzione francese, è quella culturale. La seconda a essere sottomessa - dopo poco più di un secolo, in cui peraltro è riuscita ‘gagliardamente' ad esprimere diversi nefasti imperialismi e totalitarismi - è l'Area giuridico-politica. Non più sottobanco, infine, ora emerge pienamente il dominio dell'Area economico-finanziaria, che ha reso marginali e ritiene superflue le altre due. 

Nello Stato monodimensionale, inoltre, l'unitarietà competitiva continua anche all'interno di ogni singola Dimensione sociale nei rispettivi gruppi organizzati dominanti. Ad esempio nell'Area economica (dove protagonisti sono il Produttore, il Distributore e il Consumatore) la competizione è stata vinta dal Distributore (pensate ai grandi Centri commerciali che impongono il prezzo al Produttore e impongono le loro merci al Consumatore). E tra i Distributori, potremmo chiederci, chi vince la loro competizione? La risposta la cogliamo camminando per strada. Vincono i Distributori di danaro: le Banche private!
La prima pietra di questo dominio, sempre più incontrastato e feroce, si ha con l'attivazione negli USA del Federal Reserve System (FED), il sistema di 13 Banche private alla cui testa sta la Federal Reserve di New York [e la seconda con l'euro e la BCE nella Zona Euro dei 17 (sui 27 complessivi) Stati europei, grazie ai trattati di Maastricht e Lisbona].
A partire da quella data (è il 23 dicembre 1913 d.C.) viene via via ceduta in affitto per 99 anni la Banca federale pubblica americana ai banchieri-speculatori privati e via via nel tempo la sovranità monetaria pubblica di svariati altri Stati nazionali nel Mondo. E ovunque ciò sia avvenuto (Zona Euro e quindi Italia compresa) è stata proditoriamente eliminata una barriera essenziale alla rincorsa del potere mondiale da parte delle presenti e future aristocrazie bancarie.
A questo proposito, in alternativa al Grande Fratello televisivo, consiglio di ripercorrere le esemplari mosse in tale direzione dei membri della famiglia Agnelli: da imprenditori a banchieri privati. Come canta Riccardo Cocciante... ci sarà un perché.

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