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Jak Bank: interessante, senza interessi!

Una voce fuori dal coro che dovrebbe... moltiplicarsi


07/11/2013

di andrea di furia

Conosciamo Jak Bank: una risposta tridimensionale sociale "sana" all'essere Banca oggi nel malsano sistema sociale monodimensionale moderno dove tra Scuola, Stato e Mercato ormai solo quest'ultimo, nella sua degenerazione iperfinanziarizzata, prevale sugli altri due e ne fa, indisturbato, ciò che vuole. Abbiamo infatti visto da una parte la nascita delle Scuole esclusive per le èlite del prossimo futuro (per chi se le può permettere) e dall'altra come sfacciatamente il Mercato si rigiri lo Stato tra le sue mani rapaci come fosse un vecchio e inutile calzino bucato.


Questo disastroso risultato, nel tempo, è stato oggettivamente possibile per quattro ordini di ragioni:

a) la prima è che strutturalmente il sistema attuale è ad una dimensione sociale prevaricante le altre due: c'è un unico contenitore sociale dove ogni iniziativa e disposizione culturale, politica ed economica va a finire, mischiandosi caoticamente con le altre, in una competizione continua che ha fatto emergere vincitrice la dimensione economica, il Mercato, sulle altre due

b) la seconda è che questa competizione è scesa anche all'interno della dimensione economica tra i tre soggetti attivi nel Mercato: Consumatori, Distributori, Produttori. Anche qui dal caos della commistione disordinata delle varie iniziative è emerso un vincitore, il Distributore, e per di più nella sua espressione più deleteria... il Distributore di denaro: la Banca

c) la terza è che la Banca, immersa in questa distruttiva atmosfera competitiva, invece di mettersi al servizio dell'economia reale, e perciò del Singolo Individuo, ha deciso di competere con essa fino a sostituirsi ad essa. Per usare un'immagine che dovrebbe dare l'idea della gravità di quanto perpetrato dalle Banche [e dai Governi loro supporter] è come se nella scena evangelica della lavanda dei piedi il Cristo Gesù si facesse fare un allegro pediluvio da tutti i Discepoli

d) la quarta è che i Singoli Individui, immersi anch'essi in questa atmosfera involutiva gretta e materialistica, vengono tragicamente condizionati a vedere il denaro in sé (una cosa, non la Comunità o l'Uomo) come l'unico valido motivatore del loro agire. Un motivatore... mortale.


E di conseguenza, se senza danaro non si può far nulla, questo li porta letteralmente a prostituirsi: dalle strade alle elitarie Commissioni Trilaterali (Bilderberg, AEI ecc.); dalle Banche centrali ai Fondi spazzatura; dalla Borsa ai derivati tossici avendo di fatto identificato il denaro con il possesso delle cose, il lavoro, il potere, il senso della vita: in una parola... tutto.

Se però si fanno interagire i quattro punti sopra elencati diventano palesi fatti quali l'affaire Monte dei Paschi o Alitalia e Telecom, la pressione fiscale e la disoccupazione in Italia, le bolle finanziarie nel Mondo, l'esistenza della BCE in Europa e della FED negli Usa, la sovrastatale Banca dei Regolamenti Internazionali in Svizzera come sintesi di 58 Banche Centrali mondiali che fa oggi il bello e il cattivo tempo per 7 miliardi di inconsapevoli schiavi planetari, i gruppi di potere che si contendono attraverso il controllo del denaro il dominio dell'Umanità odierna.

Ma è quello cui stiamo assistendo, ossia la finanziarizzazione di ogni aspetto della vita umana come evidenzia Luciano Gallino nel suo Finanzcapitalismo, il ruolo "socialmente lecito" delle Banche relativamente alla gestione del ‘denaro di prestito' nella società moderna? Gestirlo attraverso l'opacissimo e criminale sistema finanziario ombra, produrlo autonomamente attraverso i derivati tossici che uccidono l'Ambiente, le Comunità e le Persone... è solo questo l'unico modo di interpretare la realtà della Banca oggi?

Assolutamente no. Basta cercare e si trova che non è il solo modo di fare Banca. Un esempio che si pone in totale antitesi con i sopracitati quattro punti è quello della svedese Jak Medlemsbank: che nel 2012 ha raccolto oltre 1,2 mld di euro, ne ha impiegati 885 milioni con un utile di 1,49 milioni di euro... senza applicare tassi di interesse: né sui depositi né sugli impieghi!


Vediamo adesso com'è differente il posizionamento di Jak Bank rispetto ai quattro punti sopracitati per caratterizzare il malsano e predatorio sistema bancario attuale:

a) già nel nome si declina una strutturazione socialmente tridimensionale. Le tre lettere "J.a.k." sono le iniziali per Territorio, Lavoro e Capitale. Territorio che viene valorizzato dal Lavoro e che viene a sua volta organizzato dal Capitale sono rappresentanti, nella specifica dimensione economica, dell'Ambiente, della Comunità e delle qualità della Persona ovvero dei tre scopi specifici di ciascuna dimensione sociale (Economia, Politica e Cultura)

b) non essendoci competizione in partenza tra ciò che (riportate a questo livello) rappresentano le tre dimensioni sociali classiche, ne consegue che se ne è trovata l'armonica collaborazione rinunciando, da parte di Jak Bank, a partecipare alla lotta per imporre quella finanziarizzazione esasperata che sta caratterizzando l'attuale malsana dimensione economica a livello mondiale

c) restando fuori dalla disastrosa atmosfera competitiva in cui sono immerse le altre Banche, JAK Bank si è messa a disposizione dell'economia reale attraverso la forma sociale della cooperativa (37.000 sono i soci) che si esprime statutariamente anche nella raccolta dei capitali e gestione degli impieghi. Gli 885 milioni di euro di impieghi, infatti, sono stati indirizzati al 100% verso i propri soci, dai quali soli si è raccolto il miliardo e 200 milioni di euro. Nessun tasso di interesse, naturalmente, né sugli uni (impieghi) né sugli altri (depositi).

d) qui il Singolo Individuo partecipante a JAK Bank non viene condizionato dal miraggio del profitto individuale, bensì è la Collettività, il bene della Collettività a fare da traino come valido motivatore del suo agire. Le tante iniziative a favore del Territorio e della Collettività locale, poi, spiegano il basso, ma più che sufficiente livello degli utili (1,49 milioni di euro), e la quasi inesistente sofferenza bancaria rispetto a quella oggi travolgente delle altre Banche: vere e proprie distruttive macchine del debito.


Il sistema dei rapporti tra Banca e Soci conferitori e utilizzatori, poi, è assai ben congegnato e improntato alla solidarietà. [vedi video]

 

 


E la tensione verso il vantaggio della collettività in senso solidale è promossa
anche attraverso l'intelligente sistema di accumulo dei "punti risparmio".

Questo è anche quanto, in Italia, vuole realizzare un Comitato Promotore di 22 membri che ha costituito l''Associazione culturale Jak Bank Italia per la promozione dell'iniziativa che già conta 250 soci e 3000 simpatizzanti, come ci aggiorna Giancarlo Cioli [ giancarlo.cioli@jakitalia.it ] uno dei divulgatori di questa promettente iniziativa.

Cioli: «Attualmente abbiamo completato il piano industriale che è stato oggetto di asseverazione da parte di un Revisore, ed iniziamo il dialogo con gli Organi di vigilanza: Consob in primis, per ottenere l'approvazione del Prospetto Informativo (documento tecnico derivante dal Piano Industriale) così da poter aprire la sottoscrizione di capitale sociale per raggiungere gli 11 milioni di euro che ci siamo prefissati nel piano; e parallelamente con Banca d'Italia, in modo che quando avremo raccolto il capitale sociale e ci saremo costituiti, potremo ottenere la regolare licenza bancaria».

E.I.: Quanti aderenti ritenete necessari per la nascita di Jak Bank in Italia?

Cioli: «Il piano industriale prevede 5.750 soci per Jak Bank Italia, ma per far sì che questo progetto diventi realtà dovremo essere in tanti ad attivarci. L'appello che facciamo quando presentiamo l'iniziativa è che non vale il pensiero "vediamo come vanno le cose..." perché se aspettiamo che qualcun altro lo faccia per noi, Jak non nascerà mai in Italia.

Citando la simpatica frase di un nostro socio, "dietro questo progetto non c'è nessuno... siamo tutti davanti!" abbiamo bisogno che ogni persona che crede in questa idea coinvolga qualcun altro, le proprie reti, facendo si che Jak diventi un altro esempio positivo di "cooperazione dal basso": quella che all'inizio del Novecento in Italia ha realizzato grandi progetti sociali»


Come possiamo osservare da queste considerazioni, persino la Banca può tornare ad essere un'istituzione costruttiva e non distruttiva del Territorio e della Comunità locale se la sua strutturazione sottostante, come in Jak Medlemsbank, è tridimensionale: J.a.k., infatti, come acronimo di Natura-Lavoro-Capitale rappresenta nel proprio nome i tre momenti salienti (in andata e ritorno) del ciclo produttivo del Capitale.


Per diffondere questo modello di Banca, a misura d'uomo, essa dev'essere tendenzialmente ‘piccola' [non un canceroso gigante devastatore sovrastatale, incontrollabile perché troppo grande per fallire], rispettosa delle esigenze della dell'economia reale sul proprio Territorio [non esclusivamente degli apolidi Mercati finanziari], sostegno per la Collettività locale [dei diritti del Cittadino, più che del Creditore] e soprattutto educatrice [non tentatrice] del Singolo Individuo: affinché quest'ultimo superi la folle illusione planetaria che sia il danaro a dare la felicità, motivandolo invece ad impiegare i propri talenti e la propria libera iniziativa economica a vantaggio della sua Comunità.

Che ne nascano 100 di Jak Bank in Italia, e presto, più che un auspicio che vogliamo condividere con i nostri lettori è viceversa il sottolineare un'esigenza reale strutturale, attualissima, del nostro aggredito e martoriato Paese.

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